Genitori si diventa – S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

È proprio vero: genitori si diventa. E la cosa vale anche per Maria e Giuseppe sebbene siano Maria e Giuseppe, appunto.

Abbiamo sempre accostato il brano di Lc come il racconto dello smarrimento di Gesù fra i dottori nel tempio ma, a voler essere più precisi, ad essere smarriti sono Maria e Giuseppe. Immagino lo sgomento provato nell’accorgersi che il figlio Gesù non era con gli altri nella carovana. Maria parlerà di angoscia, non a caso. Di certo avranno provato sgomento e, magari, anche vergogna per quella che poteva essere letta come una svista da telefono azzurro, secondo i canoni moderni. Lo cercheranno ma lo cercheranno lì dove egli non c’è. Una costante della vita di fede: il Signore è sempre altrove rispetto ai luoghi o ai momenti che noi immaginiamo come adatti a lui. Sarà così per i Magi, come sentiremo tra non molto: lo cercano nei palazzi di Gerusalemme e, invece, egli ha scelto quella sorta di non-luogo che è Betlemme. Sarà così per la folla che lo cercherà per farlo re, salvo poi scoprire che egli si era ritirato in disparte a pregare.

Maria e Giuseppe non solo devono vincere lo smarrimento che egli non sia là dove essi ritenevano si fosse fermato, ma dovranno superare quello ancor più difficile che egli sia diverso da quello che finora erano abituati a pensare. Le tappe della crescita di un figlio, infatti, finiscono per mettere al mondo per primi i genitori. E quello che essi non avevano messo in conto per loro, diventa il travaglio per un nuovo modo di comprendersi come tali.

Quel Gesù non è più il figlio che essi credevano di avere: la crescita, infatti, non attiene solo a un dato fisico, essa comporta, invece, una vera trasformazione nella mente e nel cuore. Attraverso quel figlio è Dio che sta parlando a Maria e a Giuseppe chiedendo loro un salto di qualità nel loro cammino di fede. Il progetto che Dio ha su quel figlio come su ogni uomo, chiede a Maria e a Giuseppe (come a ogni padre e madre sulla terra, di sacrificare le proprie aspettative. Non si può sognare per i figli ma con i figli e, a volte, scoprire, che i sogni dei figli non sono quelli dei genitori.

Al figlio Gesù non basta un’espressione della fede vissuta come un adempimento sincero di una prescrizione e poi far ritorno a un ordinario. Quel figlio ha scelto di dimorare stabilmente nelle “cose del Padre”.

La ricerca di Gesù da parte di Maria e Giuseppe dura tre giorni: anche lo smarrimento ha bisogno dei suoi tempi. Il riferimento ai tre giorni del mistero pasquale è chiaro. Conosce la gioia della risurrezione solo chi si lascia sostenere dall’amore del Padre nel tempo della prova e da ciò che egli intende rivelare proprio attraverso quell’esperienza. Più avanti, quando quel Gesù si smarrirà nelle tenebre della morte, solo Maria continuerà a credere che “per te le tenebre sono come luce” (Sal 138).

“Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava”.

La scena è singolare: i genitori si ritrovano di fronte a un figlio che mette a frutto proprio quello che ha appreso in casa loro. Anzi, mai come in questo momento è loro figlio ed essi misurano fino a che punto hanno inciso sulla sua formazione: quel foglio, infatti, sceglie di fare la volontà del Padre dopo che nella casa di Nazaret ha appreso la forza dell’”Eccomi” pronunciato da sua madre e dal silenzio di chi non ha scelto di ripudiare la sua donna ma è entrato nel mistero di cui era portatrice. Quel Gesù è il segno tangibile che a generare un figlio non è soltanto la forza dell’amore di due genitori ma anche le scelte che essi sono stati in grado di compiere.

Di solito si ritiene che a mano a mano che i figli crescono diminuiscano le responsabilità dei genitori. E, invece, non è così: esse aumentano, perché nella crescita, compito dei genitori è quello di far sì che i figli corrispondano alle capacità ricevute da Dio e che essi sono ancora chiamati a tirar fuori.

Cos’altro sta chiedendo Gesù dodicenne se non di far sì che Maria e Giuseppe lo sostengano nella decisione di non smettere di compiere ciò che il Padre desidera?