Creature di desiderio – 29 dicembre

simeone e annaSimeone e Anna, pur essendo carichi di anni, sono riusciti a rimanere giovani. Tutta la loro esistenza si dipana sul filo dell’attesa e della speranza. Aspettare, infatti, significa sperare. E’ possibile aspettare quando si spera. E, viceversa, la speranza si manifesta nella disposizione dell’attesa. E io che cosa attendo ancora? Attendo, piuttosto?

Gli anni che annoverano più che fargli registrare esperienze e delusioni, hanno permesso loro di accumulare speranza. Hanno avuto il coraggio dei propri sogni. Non hanno mai rinunciato alla follia dell’attesa di quell’incontro. Sono rimaste creature di desiderio. L’abitudine non li ha appiattiti. Gli anni, le solite cose, le solite persone, il solito lavoro non hanno prosciugato la loro freschezza. I giorni, pur nella loro monotona successione, non hanno inaridito il loro cuore. Neppure tutto l’apparato istituzionale che loro non hanno rinnegato, col suo cerimoniale stantio, è riuscito a spegnere nei loro occhi la luce accesa dalla promessa del Salvatore.

Pur inseriti nella struttura rigida del Tempio, di fatto l’appartenenza all’istituzione non ha determinato in loro uno sguardo rivolto al passato. E’ proprio vero che l’uomo è ciò davanti a cui sta, “on devient ce qu’on regarde”. Pur inseriti in un mondo vecchio, gli occhi di Simeone e Anna sono rimasti fissi sull’avvenire. In tal senso non gli era possibile invecchiare. Dovevano tenersi pronti per un incontro.

Nel tempio, due persone sono state capaci di rinunciare all’esperienza delle cose vecchie e si sono dimostrate totalmente disponibili ai tempi nuovi. Sono due persone in grado di superare la logica del “già visto”, per aprirsi al nuovo.

Simeone è uno che ha scoperto il segreto di allungare la propria vita: ha dilatato oltre misura il corso della sua esistenza per la voglia che aveva di vedere… Non poteva morire perché gli restava ancora una cosa da vedere. Gli mancava ancora l’incontro decisivo. E non c’era agenda che riportasse la data di quell’appuntamento. Perciò non poteva che restare in attesa e vivere di speranza. A differenza di tanti anziani “laudatores temporis acti” (cantori del tempo che fu), lui non guardava indietro ma puntava i suoi occhi verso il futuro. Quando ci si ritiene ormai arrivati e convinti di aver già visto tutto si è irrimediabilmente vecchi, anche a trent’anni. Simeone, a dispetto degli anni, non perde la memoria. Quale memoria? Quella del futuro.

A buon diritto si possono applicare a lui le parole del Salmo 90: “Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”. Si tratta di un contare a partire da una meta, non già da un punto di partenza, per cui invece di invecchiare si diventa sempre più giovani. Dobbiamo imparare a contare non ciò che abbiamo avuto, ma ciò che ci manca, non le nostre conquiste, ma ciò cui non siamo ancora giunti.

Anna, la donna non del mugugno ma della lode. Non abitata dal rimpianto ma dalla meraviglia. Di nuovo una donna di 84 anni a riconoscere, accogliere e annunciare la novità.

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