La Vita che mette in cammino – IV di Avvento

Quando l’angelo Gabriele annuncerà a Giuseppe cosa è accaduto in Maria, userà un’espressione che vorrei tanto fosse la lettura dell’esistenza di ognuno di noi: “Ciò che è operato in lei viene dallo Spirito Santo”. Ciò che è operato in me viene dallo Spirito Santo, non dal capriccio, non dal tornaconto, no, dallo Spirito Santo. Quale grazia sarebbe poter dire che anche ciò che è operato in me viene dallo Spirito Santo!

Se Dio è di casa nella vita di una persona, questa sperimenta come un sentirsi portata da lui, senza costrizione alcuna, lieta soltanto di compiere ciò che Dio stesso le ispira. Per questo oggi contempliamo Maria che, gravida della presenza stessa di Dio, si alza e si mette in cammino proprio mentre tutto le avrebbe suggerito di godersi beata l’intimità divina di cui era stata resa partecipe. Ma non poteva essere altrimenti.

È un po’ quello che accade nella vita di una donna in attesa: immediatamente è lei che custodisce nel suo grembo il seme di una nuova vita ma è altrettanto vero che è il mistero della vita a condurla, è il mistero della vita a dettare il ritmo. O no? È Maria che porta in grembo il Verbo della vita ma è da lui che riceve la forza stessa del suo amore e la ragione del suo andare: per questo, tutto ciò che pensa, tutto ciò che dice, tutto ciò che compie è come informato dal dono di quella presenza.

Il segno più vero che in lei abita il Verbo della vita è proprio l’alzarsi e mettersi in cammino. La vita, infatti, che cos’è se non il mettersi in cammino gli uni verso gli altri per condividere ciò che Dio ha compiuto in ciascuno di noi? Cos’è l’amicizia se non questo? Cos’è il matrimonio se non questo? Cos’è un ministero come il mio se non un mettersi sulle tracce dell’altro? Cosa sono i nostri incontri se non l’occasione perché ognuno metta a parte l’altro della vita di cui è portatore? La casa dell’altro, il mistero dell’altro lo incroci e lo accogli solo se è Dio a muovere i tuoi passi e a ispirare i tuoi gesti, altrimenti è prevaricazione, è rivalsa, è contesa, è invidia, è odio, è rifiuto.

“Ciò che è operato in lei viene dallo Spirito Santo”.

Maria si alza e si mette in cammino perché la vocazione più vera dell’uomo non è la stanzialità ma l’itineranza, ossia la disponibilità a nuove partenze. Ella compie quello che Dio fa continuamente: il Padre esce continuamente verso il Figlio, il Figlio corre incessantemente verso l’uomo concreto che sono io per mettermi a parte dei tesori della misericordia divina. Lc lo esprimerà in modo unico nella parabola del padre misericordioso: “il padre lo vide quando era ancora lontano, gli corse incontro…”.

Ma non è forse così la nostra vita, un continuo essere messi in cammino? La vita, la nostra vita, non è generata dall’incontro di due diversità? Dallo stesso istante in cui veniamo alla luce, siamo chiamati a stare “per via” in una sorta di perenne svezzamento perché impariamo l’arte di non assolutizzare luoghi, esperienze, incontri fino all’ultimo istante, quando saremo chiamati a sciogliere le vele. La differenza, in tutto ciò, la fa la capacità di lasciarci portare dallo Spirito di Dio. Quando questo non accade, infatti, finiamo per confondere la tappa con la meta, assolutizziamo ciò che è relativo e relativizziamo ciò che avrebbe carattere di assoluto.

L’andare di Maria è fatto “in fretta”, con sollecitudine. Il Cristo che porta in grembo è la sollecitudine stessa di Dio verso ogni uomo. Quando porti lui e non semplicemente te stesso, basta un saluto a rallegrare la vita dell’altro al punto che le parole diventano superflue. Maria ed Elisabetta si sono appena salutate eppure hanno già compreso ciò che ognuna ha custodito finora nel segreto del suo cuore. Dio mi raggiunge sempre attraverso la presenza dell’altro: non altra è la via per farsi conoscere e per rivelarmi la mia identità più vera.

Quasi alla vigilia del Natale, la liturgia ci consegna due punti prospettici da cui accostare il mistero santo di Dio: un luogo, Betlemme, e due donne. Il primo è la cifra della marginalità e dell’irrilevanza che Dio prende a prestito per venire in mezzo a noi, il secondo quello della impossibilità, una vergine e una sterile. E noi in mezzo, a decidere se accogliere o meno che Dio venga per la via dell’umanamente irrilevante e per quella dell’umanamente impossibile.