Non osi separare l’uomo ciò che Dio ha congiunto – 17 dicembre

albero_di_JesseLa liturgia fissa quest’oggi un appuntamento: l’appuntamento con un Dio che arruola persone di ogni risma a preparare la strada della vita umana di suo Figlio. L’appuntamento è con un Dio che riscatta la storia di tanti, uomini e donne, che anche inconsapevolmente hanno vissuto e agito per realizzare la nascita del Dio-con-noi. L’appuntamento è poi con un Dio che non concede evasioni dalla storia: non nasce infatti in una storia composta bensì scomposta com’è quella di tutti noi. In una storia di disarmonie che, tuttavia, lette dal versante di Dio non costituiscono un impedimento alla realizzazione del suo progetto.

Una pagina evangelica, quella odierna, da accogliere quasi in ginocchio, in un atteggiamento di adorazione. Una lista di nomi nella quale Gesù non ricusa di essere inserito. Sappiamo che Matteo fa risalire questa storia ad Abramo, a voler significare che Gesù è dentro la storia dei credenti, di ogni credente.

Luca, invece, fa risalire la genealogia ad Adamo, a voler significare che Gesù non appartiene alla sola categoria dei credenti, ma a tutti coloro che, come dirà la lettera agli Ebrei, “hanno in comune la carne e il sangue”. Gesù non è privilegio di nessuno ma appartiene alla storia di tutti. Per essere legati a lui basta una sola cosa: l’essere generati. Basta l’essere generati per appartenere a Cristo, figlio di Dio. La nostra umanità, tutta, senza esclusione di sorta, assunta da un Dio che la avvolge, che non la rifiuta.

Questa lunga lista di nomi che porta alla generazione del frutto maturo, Cristo Gesù, viene a dirci che la distanza è colmata, non perché noi raggiungiamo il cielo, ma perché il cielo discende sulla terra. Il Figlio di Dio è seminato nella nostra terra così com’è, che è quella che è. Il Figlio di Dio si è mescolato a questa terra, non si è tenuto a distanza. Non ha provato disagio a mettere il suo nome accanto al mio.

C’è una grossa differenza tra la genealogia di Gesù e le genealogie pagane i cui personaggi, mitici, sono generati da dei. Quei nomi che questa pagina ricorda richiamano storie di luce ma anche di ambiguità. Lui, la luce che illumina ogni cosa, in questa storia come uno qualunque.

Nella discendenza di Gesù compaiono quattro donne straniere: Tamar (che, rimasta vedova, si finge prostituta e si unisce a suo suocero per avere una discendenza), Raab (una straniera, prostituta, che permette il realizzarsi di un progetto di salvezza), Rut (donna fedele e ostinata nel voler conservare la linea del marito), la moglie di Uria (che Davide usurpa e dalla quale si perpetua la discendenza). Il richiamo di queste quattro donne sta a ribadire che Gesù non viene soltanto da Israele ma dall’umanità. Solidale con la storia degli uomini così com’è (“come se ce ne fosse anche troppo di questa strana sostanza che è la vita”), una storia di limite e di peccato. La sua genealogia non è costruita per distinguersi dagli altri ma per inserirsi pienamente nella storia umana. L’unico che potrebbe vantare una diversità non la rivendica. Non è separandosi che si afferma la linea della propria superiorità ma inserendosi, al punto da divenire Dio con noi.

Come sarebbe bello poter proseguire quella genealogia fino a raggiungere noi! Tutti nomi, i nostri, che prendono luce da quel frutto maturo, che è il Dio con noi, il Dio mescolato con noi. Questa lunga genealogia che raggiunge me dice la fedeltà di Dio alla nostra terra, alla nostra umanità. Perciò non posso indulgere in atteggiamenti di disperazione. Se Dio è fedele alla mia terra, non posso disperare degli uomini e delle donne di oggi. Dio lega il miracolo della sua presenza alla ferialità dei miei giorni e alla successione dei nostri nomi.

Non si è costruito una storia ad hoc, in grado di ospitare comunque l’eccedenza del divino. La storia com’è, che è quella che è. Ha assunto la storia com’era “come se ce ne fosse anche troppo di questa strana sostanza che è la vita”

Natale è anche la festa del nostro nome. Noi tutti abbiamo un nome. Sono tutti belli i nostri nomi e tuttavia il Natale ci dà, in aggiunta, un altro nome. A noi e alla terra.

Ascolteremo nei prossimi giorni: Ti si chiamerà con un nome nuovo: Non ti si chiamerà più ‘Abbandonata’ né la tua terra sarà più detta ‘Devastata’. Ma tu sarai chiamata ‘Mio compiacimento’ e la tua terra avrà uno sposo.

E dunque, se qualche volta ti prende l’amarezza di dirti ‘abbandonata’ o l’amarezza di chiamare questa nostra stagione della storia ‘devastata’, ricorda che la nascita nella notte ti invita a guardare oltre e a guardare in profondità: Dio ha sposato questa nostra realtà così com’è nella sua fragilità e nella sua debolezza. L’ha sposata.

E tornano ancora a proposito le parole di Paolo agli Efesini che noi proclamiamo in occasione dei nostri matrimoni: “Questo mistero è grande… Non osi separare l’uomo ciò che Dio ha congiunto”.

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Dal Vangelo secondo Matteo

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

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