Comincia ad essere uomo – III di Avvento

Era evidente: si respirava un clima di cambiamento, si desiderava smettere di dare per scontata ogni cosa. Non si spiegherebbe altrimenti quell’accorrere di tanti, delle categorie più svariate lungo le rive del Giordano lasciandosi alle spalle le risposte solite della città e dei suoi maestri.

Giovanni non era tanto un annunciatore quanto un uomo fatto “voce”. La sua vita, il suo modo di porsi era già messaggio. Era messaggio il suo modo di vestire come il suo modo di parlare, lo era la sua parola ferma e decisa come la sua stessa persona plasmata dalla lunga frequentazione con Dio nel deserto, parlava la sua austerità come parlava il gesto di immersione nell’acqua. L’autenticità della sua persona ancor prima che quella della sua parola, era un forte attrattore per le folle che riconoscevano in lui l’uomo di Dio. Giovanni, infatti, accendeva nel cuore il desiderio di qualcosa di vero, il desiderio di Dio, suscitava l’inquietudine di chi non si sente arrivato, accendeva il desiderio di una vita nuova, di una vita vera.

Proprio la sua figura e il luogo in cui Giovanni esercitava il suo ministero, ci attestano che i mutamenti del cuore e della mente hanno il loro retroterra nel tempo della sosta a contatto con uomini che hanno fatto di Dio il loro orizzonte abituale di vita. Confrontandosi con Giovanni, infatti, uomini e donne sentivano il bisogno di lasciare nel Giordano i loro peccati così da iniziare a camminare sulle vie del bene.

A chi gli domandava che cosa fare per non ricadere nella palude dei propri peccati, Giovanni attestava ciò che aveva sperimentato per primo sulla sua pelle. Anzi, l’ascolto in Giovanni si esprimeva anzitutto come accoglienza. Prima della parola, l’attenzione, la disponibilità. Quando l’ascolto di Dio è vero, quando ha scarnificato il tuo cuore e la tua vita, il segno più tangibile è l’ascolto dell’altro, chiunque esso sia.

Cosa devo fare di questa mia vita? Cosa devo fare della mia fede? Cosa devo fare dei miei rapporti familiari, di amicizia, di lavoro?

Si tratta di domande che non nascono dalla tristezza di non sapere che pesci prendere, ma dalla determinazione gioiosa a voler uscire dal guado.

Chissà quali risposte si attendevano? Probabilmente immaginavano di dover adempiere qualche percorso religioso che non poche volte finisce per deresponsabilizzare.

E le risposte di Giovanni tracciano una strada per ciascuno secondo le proprie possibilità.

A nessuno Giovanni chiede di assumere il suo stile di vita né le sue frequentazioni. Non a tutti è possibile chiedere tutto ma a ciascuno è possibile chiedere ciò che è in grado di dare. Perché tutti abbiano modo di crescere è necessario rispettare le differenze e armonizzare le diversità: il cammino, infatti, non può prescindere dalla persona ma non può non sfociare nell’appartenenza reciproca.

Ciò che più meraviglia delle risposte di Giovanni è il fatto che a nessuno chieda di cambiar mestiere ma di aggiustarlo, di rivedere il modo di esercitarlo, di trasformare ciò che ti è chiesto di vivere. Infatti, se non sempre è possibile cambiare le situazioni in cui ci troviamo, può mutare il modo in cui decidiamo di starci.

Perché ci siano relazioni sane, sembra dire Giovanni, sono necessari questi tre ingredienti:

  • imparare a condividere perché nessuno sia nell’indigenza (folle);
  • non ricercare il proprio tornaconto (pubblicani);
  • non ledere la dignità altrui approfittando di un ruolo o di una divisa (soldati).

Che cosa devo fare? Comincia ad essere uomo.

Abbi cura che ad ogni uomo sia riconosciuta la sua dignità; sii custode di chi è affidato alla tua responsabilità; non voler sempre avere l’ultima parola su tutto; non abusare del potere a te conferito; non approfittare dei limiti e delle debolezze altrui; abbandona uno stile di vita declinato secondo le categorie dell’accentramento e del profitto. Questo è ciò che già introduce nella logica del regno di Dio.

Ecco che cosa dobbiamo fare. Uno stile di laicità, se vogliamo, che si esprime non attraverso forme di clericalizzazione dell’esistere ma come capacità di informare della propria fede il quotidiano che ci è dato di vivere.