La fiducia ritrovata – Immacolata Concezione di Maria

Non finiremo mai di comprendere l’inestimabile grandezza dell’amore di Dio per noi: solo l’eternità potrà riscattare quello che nel tempo, invece, rischiamo di banalizzare. Alla mancanza di fede dell’uomo, infatti, Dio non risponde mai con minacce e condanne ma concependo una terra vergine, Maria, che potesse di nuovo far ripartire la storia che aveva conosciuto un irreparabile inceppamento.

Proprio l’immacolato concepimento di Maria ci ricorda che Dio, nei confronti dell’uomo, non conosce mai crisi di fede perché non conosce crisi di amore. Non smetterà mai di credere che l’uomo possa ancora essere all’altezza di ciò che Egli concepisce: neppure la disarmonia originale lo farà tornare risentito sui suoi passi.

La Chiesa ha sempre visto Maria come nuova Eva perché, a differenza della prima, ella non si è mai sottratta alla relazione con il Signore, non ha avuto bisogno di nascondersi in preda alla paura e alla vergogna. Maria non ha mai smesso di ascoltare la voce del Signore e per questo non ha mai prestato attenzione alla voce del maligno.

Per riappropriarci del progetto iniziale secondo il quale ciascuno di noi è stato concepito (da non dimenticare che siamo stati pensato secondo un modello di tutto valore, Cristo Signore, ci ha ricordato l’apostolo Paolo), è necessario riprendere l’attitudine all’ascolto. Ora, perché l’ascolto diventi cosa del cuore oltre che delle orecchie, è necessario che accada in noi ciò che avvenne in Maria all’annuncio dell’angelo. Alle parole di Gabriele, Maria rispose anzitutto con il turbamento e con le domande: la parola annunciata, infatti, tocca nel profondo e fa percepire l’abissale distanza che ci separa da essa. Non crea turbamento solo quando le restiamo indifferenti, ma è proprio il turbamento che fa scaturire l’invito a darle credito.

L’angelo del Signore non teme l’incertezza di Maria, la sua condizione di impossibilità, per questo la invita a fidarsi. L’ascolto della Parola giunge a compimento grazie ad una presenza che non verrà mai meno: “lo Spirito santo scenderà su di te”. È lo Spirito a far sì che Dio possa operare in noi e con noi ciò che con le nostre sole forze non oseremmo neppure immaginare e sperare. La debolezza e l’inadeguatezza che Maria sperimentò di fronte a quell’annuncio, non divennero motivo per tirarsi indietro e sottrarsi alla proposta di Dio. Proprio la sua piccolezza di fronte alla parola del Signore divenne richiesta di aiuto: “come avverrà questo?”.

Dio non cessa di mettersi sui passi dell’uomo in cerca di qualcuno che nel suo piccolo riannodi il filo della speranza così da rendere possibile l’impossibile. A tutti egli continua a chiedere: “Dove sei?”.

Perché ti nascondi di fronte a chi altro non vuol condividere se non la sua stessa vita?

Perché ti vergogni della tua fragilità e del tuo limite, dell’instabilità dei tuoi sentimenti e del tuo bisogno di porti in ascolto di una parola altra rispetto alla tua?

Dio non cessa di chiedere all’uomo dove si trovi perché sa che fuori dal rapporto con lui è la morte, è la cristallizzazione di un presente senza sbocco e senza speranza.

I rabbini dicono che Giobbe alla fine del lungo discorso con Dio abbia concluso così: “Signore, quando parlavano i miei amici, io capivo tutto, ma non mi dicevano niente. Ora che Tu parli, io non capisco niente, ma mi basta che Tu mi parli”.

 “Ecco la serva del Signore”. Finalmente una ragazza interrompe la fuga e la vergogna degli inizi. Maria non ha paura: la sproporzione che sente fra lei e Dio non le impedisce di accogliere quel singolare annuncio.

Se la paura è il frutto del peccato, la fiducia è il segno della grazia.

Maria dice sì a diventare la Madre di Dio ma di ce anche sì ad essere ciò per cui ogni uomo è stato voluto, ossia terra capace di accogliere il seme della Parola di Dio. Proprio Maria ci ricorda che la santità è una questione di fiducia e la libertà una questione di ascolto.

La verità dell’uomo non è il peccato ma la comunione fiduciosa con Dio.

“Dove sei?”, chiede Dio.

“Nel tuo amore”, risponde l’uomo.

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