I passi della salvezza – Novena dell’Immacolata (9 giorno)

Concepita senza macchia. Così, abitualmente, noi intendiamo il senso di questa festa. Direi quasi, una lettura al negativo. Eppure c’è anche un modo positivo di intenderla: senza macchia perché piena di grazia, cioè destinataria privilegiata del dono di Dio. Piena di grazia perché tutta la benevolenza divina è riversata in lei.

Cogliamo così, dietro Maria, un Dio che non cerca esecutori, ma collaboratori. Un Dio che ripone la sua fiducia negli uomini: per questo si rivolge ad una ragazza qualunque di un paese qualsiasi. Ed instaura con lei un rapporto di libertà e di amore.

Se teniamo presente quanto il libro della Genesi ci ha narrato, questo non è affatto scontato. Anzi. Immediatamente, di fronte alla sfiducia e al sospetto dell’uomo nei confronti di un Dio che sembra quasi voglia tenerlo in posizione subalterna, di fronte alla prova tangibile della sua meschinità, quando non è neppure più in grado di assumersi le sue responsabilità, sarebbe giusto attendersi una reazione sdegnata da parte di Dio tale da rompere definitivamente con l’uomo. Eppure, nulla di tutto questo.

Il racconto dell’annunciazione è proprio il segno tangibile di questo amore di Dio che non si lascia disarmare dal peccato dell’uomo ma anzi gli chiede di diventare ancora una volta protagonista del suo disegno. E oggi, quella di Lc, è pagina che si realizza nella nostra esistenza.

C’è una Parola di grazia che raggiunge ognuno di noi, anche me, anche te. È questa grazia all’origine della nostra relazione con Dio. Non già la nostra volontà e tanto meno una conoscenza o una educazione religiosa ricevuta o una morale condivisa.

Troppe volte, nel presentare l’azione di Dio, noi rischiamo di mettere l’accento sulla risposta dell’uomo, sulla fede con la quale deve essere accolta la Parola che rivela un progetto di salvezza. Certo, questo è un aspetto importante ma secondario.

Anzitutto e sempre c’è l’amore di Dio. Perché? Perché la nostra è storia di smarrimenti. Ce lo ha ricordato il libro della Genesi. Adamo ed Eva sono un simbolo di ogni uomo e di ogni donna, di quella terra povera e fragile che è la nostra umanità, quando non dà fiducia Dio, alle vie di Dio e perciò si ritrova col volto confuso come chi ha perso il volto e tenta il nascondimento: “Ho avuto paura perché sono nudo e mi sono nascosto”. Ci ritroviamo con il volto confuso, con il cuore in preda alla paura quando, uomini e donne, ci lasciamo sedurre dalla voracità dei beni, degli amori, della vita, per un delirio di onnipotenza: “se mangerete, sarete come Dio”. È storia degli inizi ed è storia di sempre. E Dio ci porta lontano dal giardino, forse non per una punizione, ma perché l’albero ancora una volta non ci tenti ad una vita intesa come voracità, e noi non facciamo – ancora una volta – l’esperienza dello smarrimento.

Eppure, da quel giorno, da ogni giorno segnato dalla nostra folle voracità, dalla nostra confusione e dal nostro smarrimento, iniziano i passi della salvezza. Iniziano con quel gesto tenero di Dio, che dice come non siamo maledetti, il gesto tenero di un Dio che cuce vestiti per i suoi figli che ora provano la vergogna di essere nudi. Come non pensare che di nuovo e sempre quei passi iniziano quando io mi allontano, mi smarrisco. Ce lo ricordava l’apostolo Paolo: di fronte ai nostri occhi è dischiuso un orizzonte di senso grandioso, sempre disponibile a prescindere dalle nostre infedeltà o dai tradimenti, che neppure la nostra mediocrità o tiepidezza può modificare.

Ecco il vangelo. Già! C’è un vangelo, una lieta notizia (lo abbiamo ascoltato domenica scorsa): c’è un Dio che fa grazia e perciò prepara con cura ogni cosa pur di strappare l’uomo dalla sua condizione di lontananza e avere accesso alla vita in abbondanza che lui viene a donarci. Quello che la festa odierna intende celebrare è proprio questo: c’è una misericordia che precede ogni nostra risposta e permane oltre ogni nostra risposta.

Ecco perché quel saluto che Maria riceve è saluto che sorprende e disorienta. C’è ancora posto nella mia vita di fede per lo stupore, per la meraviglia? C’è ancora spazio e desiderio per le sorprese di Dio, l’attesa di quell’inedito che solo lui è in grado di portare?

Pieno di graziatrasformato dalla grazia: è questo il nome nuovo che la visita di Dio consegna alla mia storia. Maria non sarà più quella di prima. Io posso non essere più quello di prima: proprio in vista di quello che sta per avvenire Dio ha operato in lei una trasformazione stabile.

La speranza non è più chissà dove, abita un luogo, ha una casa, ha una terra di benedizione, è Maria di Nazaret che diventa segno per tutti e per sempre.

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