Il sogno riconsegnato – Novena dell’Immacolata (7 giorno)

Il cammino dell’Avvento conosce quest’oggi una sosta: sosta sulla soglia di casa di santa Maria. Invitati a stare sulla soglia per scorgere ciò che tra le pareti di quella casa di Nazaret si è dischiuso a vantaggio dell’umanità intera. Da questa soglia contemplare non solo quanto accade in Maria ma quello che esso rappresenta per ciascuno di noi. La storia di Dio, infatti, non finisce a Nazaret: quell’avvenimento è solo il “canone” di una storia che continua nelle nostre storie. Quell’avvenimento è il luogo in cui troviamo le coordinate fondamentali per comprendere come Dio continua a operare anche nella nostra vita, quand’anche essa sia intrisa di esperienze contraddittorie. Se solo accostassimo così quella parola che risuona nelle nostre assemblee!

Da quella soglia scopriamo che quella di Dio è storia di passi verso le nostre case (stupenda l’immagine di Ap 3,20, quella di un Dio che sta alla porta e bussa: a me personalmente seduce non poco per la discrezione, il non voler forzare) all’interno delle quali va alla ricerca di uomini e donne disposti a vivere secondo il concepimento originario, se è vero che concepire non vuol dire anzitutto mettere al mondo ma partorire progetti.

Da quella soglia comprendiamo che  nulla è lasciato in balìa di un cieco destino.

Nell’in principio di ogni cosa la certezza di essere amati. Ce lo ricorda ancora Paolo in Ef 1,5: nell’in principio un disegno di amore. Mai minacciosi i passi di Dio, sempre passi desiderosi di ristabilire una comunione infranta. Mai dispotica la sua volontà.

Dalla soglia di casa di santa Maria intravediamo il sogno degli inizi: quello di una terra giardino nella quale vivere di fiducia, quello di poter riconoscere i passi dell’altro senza dover provare paura.

Sogno presto infranto – come si fa a reggere ai sogni di Dio? – e tuttavia mai smesso da parte di Dio.  È il mestiere di Dio: concepire sogni e muovere passi verso la casa dell’uomo. Non è forse ancora lui a incamminarsi verso un uomo preda del terribile gioco del nascondersi? Non è forse lui a rivolgere per primo la domanda all’uomo: Dove sei? Domanda/invito a prendere coscienza della terribile esperienza nella quale lo ha sospinto il volersi emancipare da lui. Fuori dal rapporto con Dio l’uomo non trova un luogo dove collocarsi: mi sono nascosto. Non riesce neppure a guardarsi: ho avuto vergogna perché sono nudo.

Che bella l’immagine di un Dio che dialoga! Lo sappiamo per esperienza: quando qualcosa tra di noi non funziona uno dei primi segni che dice la diversità di posizioni è il non rivolgere più la parola, il non voler dialogare più. Non così Dio: dove sei? Non si rassegna a perdere ciò che ha di più di caro.

Eravamo stati tutti concepiti come capaci di un amore che facesse di noi trasparenza di lui e capaci di misurarci con i suoi passi quando – stando all’antico racconto – egli scendeva a passeggiare per conversare con l’uomo. Aveva sognato in grande Dio. Sogno infranto e passi temuti. E fraintendimento. E smarrimento. E reciproche accuse. E rottura dell’armonia tra l’uomo e il creato. E fiducia tradita.

Siamo andati lontano, molto lontano da come Dio ci aveva concepiti.  Ma Dio non si rassegna: ed eccolo a consegnare il sogno ancora a una ragazza. Bussa ad una soglia che in realtà trova già aperta, disponibile a concepire l’inconcepibile. Finalmente qualcuno non teme i passi di Dio e con fiducia tiene aperta la porta della sua casa alla visita di un Dio che finalmente può riconsegnare l’originario concepimento del mondo perché altri possano riprendere a incamminarsi verso il progetto dell’in principio.

Dove sei? Ricorda l’antico dialogo.  Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola, ricorda il nuovo dialogo.

Certo: come non riconoscerlo? Le nostre parole si scoprono inadeguate quando tentano di dire quello che Dio sente, concepisce, progetta per quest’uomo che sono io sempre pronto a mettere il dubbio circa le reali intenzioni di Dio.

Il nostro sguardo si perde pensando a una eternità nella quale da una parte Dio esercita premura e cura e dall’altra un uomo si scopre incapace di vivere affidato, pronto a dubitare della bontà del suo Creatore. Un Dio che mette a disposizione tutto di sé e un uomo che finisce per leggerlo come concorrente geloso. Ma anche quando è evidente il diffidare, Dio non cessa di stupire rivestendo quel medesimo uomo di compassione.

Dio prepara grembi di accoglienza e zone incontaminate, dove con più disponibilità il seme della sua parola possa trovare ospitalità e cura. Dio cerca persone capaci di aprire con lui un credito di fiducia tanto da concepire l’inconcepibile: che cioè Dio possa assumere questa mia condizione di fragilità. Dio cerca uomini e donne attratti dalla bellezza di una vita dispiegata nel segno della fiducia. Uomini e donne immacolati nell’amore: continuando ad aprire crediti di fiducia. Proprio come Dio.

La vicenda di Maria, pur nella sorpresa per la portata della proposta che le viene recata, attesta che l’uomo può essere all’altezza di Dio.

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