Lasciar fare – Novena dell’Immacolata (6 giorno)

Un diverso modo di narrare la storia: una storia di sospetto, paura, nascondimento e fuga da parte dell’uomo, una storia di misericordia da parte di Dio. Così la storia di ciascuno di noi.

Ci narra di questo l’Immacolata Concezione. Ci narra di un Dio che per pura sovrabbondanza – non ne avremmo avuto, infatti, alcun diritto – realizza un gesto di misericordia allorquando comunica la vita all’uomo e alla donna facendoli a sua immagine e somiglianza. Per pura gratuità d’amore.

E, tuttavia, la prima risposta dell’uomo al gesto di misericordia del Padre è un gesto di orgoglio e di appropriazione. Dio aveva fatto all’uomo un regalo straordinario, la possibilità di essere libero nel suo amore. Ma, invece, Eva si lascia sedurre e ingannare e Adamo si lascia convincere. Il serpente sa che c’è un varco nel cuore dell’uomo: lo spazio dell’incredulità, nonostante l’uomo disponga di ogni bene.

L’uomo cede alla proposta di una uscita dall’affidamento. Cominciare a vivere al di fuori della relazione con Dio, sulla base di una immaginazione che gli insinua che forse il dono non è dono, ma una dissimulazione; che forse il comandamento non è dato per custodire il desiderio ma per censurarlo; che forse la promessa di Dio non ha niente a che vedere con la tua felicità.

Cede a quella immaginazione che vorrebbe farci credere che il mondo sia una prigione nella quale siamo stati rinchiusi da un Dio geloso di perdere il segreto della sua onnipotenza e che la durezza della nostra vita sia il segno della sua maledizione.

Nonostante questo ecco di nuovo i gesti di misericordia di Dio.

L’uomo può anche confondere Dio con l’immagine introiettata dal serpente e cedere a quella suggestione che lo inclina a stimare l’invito all’incredulità  come un atto di amicizia. Ma anche quando ciò accade, Dio non confonde mai il serpente con l’uomo. L’uomo resta sempre cosa buona anche quando l’esperienza della libertà può sfociare nell’incredulità. Anche quando dovesse perdere la fede Dio non revocherà mai la promessa; anche quando si vergognerà della propria debolezza non per questo la sua vita sarà priva di senso.

Dove sei? Dio non recrimina, non condanna. Invita a prendere coscienza dell’esperienza di fragilità in cui è stato trascinato nel momento in cui non ha più dato credito al progetto di Dio: si è ritrovato nudo di umanità e privo di dignità. È la disgrazia più grande smarrire se stessi. Dove sei? Fermati a pensare.

Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna delle tuniche di pelli e li vestì (Gn 3,21).

Nel momento della tragedia, Dio usa ancora tenerezza. Una storia di misericordia, appunto, la nostra. Avrebbe tutti i motivi per reagire e la reazione consiste nel cucire abiti per rivestire l’uomo e la donna. Avrebbe tutti i motivi per ritirare la benedizione e già annuncia la vicenda di una donna capace di vincere il male.

La paura aveva spinto l’uomo a nascondersi perché aveva scoperto di essere nudo. Ma Dio va oltre la paura dell’uomo provvedendo dei veri vestiti a dispetto delle patetiche foglie di fico che l’uomo era riuscito a trovare. Dio si prende cura di quella nudità che l’uomo percepisce come espressione vergognosa del proprio essere esposto e indifeso. Una protezione che l’uomo da solo non è in grado di procurarsi e che, invece, Dio procura. Quando? E a chi? Ad un uomo peccatore.

Una storia di misericordia. Nel cuore del dramma Dio pensa già un possibile riscatto. Già pensava Dio, sin da allora, già concepiva una zolla di terra che non soccombesse alla potenza del male. Attraverso una creatura, Maria, capace di vera maternità perché da sempre libera da ogni concentrazione su se stessa. Non preoccupata di sé Maria non esce mai dall’affidamento tanto da lasciare a Dio, agli eventi, alla storia di fare di lei ciò che lei non ha mai pensato di fare di se stessa. La Chiesa crede che questa disponibilità non si improvvisi ma radichi nell’eternità.

Finalmente una creatura umana, per la prima volta, crede fino in fondo che la sua libertà possa trovare compimento solo nelle mani di Dio, in un gesto di affidamento totale e responsabile.

Noi guardiamo a lei perché quanto Dio ha compiuto in lei vuol farlo anche in noi, chiamati a diventare per vocazione ciò che Maria è per grazia: santi e immacolati nell’amore.

L’immacolatezza equivale al sogno di Dio sull’umanità, su ciascuno di noi, sogno-progetto a cui Dio non ha mai rinunciato. E questo sogno non riguarda soltanto un aspetto della vita morale (noi l’abbiamo legato soltanto alla sfera sessuale), ma riguarda tutta l’esistenza: se ciò che vivo, ciò che penso, ciò che sento è secondo l’amore, è secondo il sogno di Dio.

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