Consapevolezza e attenzione – Sabato XXXIV del T.O.

Man PrayingState bene attenti: cioè imparate a vivere con consapevolezza. È solo quando siamo abitati da consapevolezza che riusciamo a scorgere e riconoscere i segni di un Dio che si fa vicino. Attenzione ad ogni cosa, alla parola come al silenzio, al gesto come allo sguardo: Dio non ha cessato di compiere le sue promesse di bene che passano proprio attraverso la nostra capacità di prenderci cura della vita in tutte le sue espressioni. Se imparo a vivere con attenzione, il mondo si popola di infinite presenze di Dio. È a questo che vuole prepararci il prossimo Avvento.

Attenti che i cuori non si appesantiscano: applicatevi con diligenza per poter discernere ciò che, sulla lunghezza, diventa solo un peso. Conosciamo tutti per esperienza quanto siamo allettati dal gravare il nostro cuore quando l’attesa si protrae. E si appesantisce con dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita. Cosa può voler significare?

La dissipazione indica tutto ciò che ci porta a vivere in superficie ogni cosa, il rapporto con Dio come quello con l’altro: è il vivere frammentario, a segmenti, che ci impedisce di dare unità al nostro cuore, finendo per essere uno, nessuno, centomila. La dissipazione ha il suo antidoto nella capacità di vivere in profondità le cose.

Così l’ubriacatura, cioè il bisogno dell’eccesso, convinti che ci è dato di ritrovarci solo fuor di noi, nel continuo possesso di cose, beni, esperienze senza limite. L’ubriacatura ha il suo antidoto nella capacità di essere sobri, misurati, moderati

Poi gli affanni della vita, quell’agitazione incontrollabile come se tutto fosse solo ed esclusivamente nelle nostre mani e che ci fa perdere di vista l’unica cosa necessaria. L’affanno ha il suo antidoto nella capacità di vivere consegnati, affidati.

Vigilare è più che non dormire e stare svegli, è mettersi in ascolto, è cercare, è saper leggere tra le righe. Veglia chi vive ogni avvenimento rimanendo ancorato alla realtà con sapienza, senza paure, ma con l’infinita meraviglia per quello che accade.
Per vegliare è necessario non addormentarsi proprio come chi è di guardia alla porta. La notte la passa sulla soglia, senza stancarsi di logorarla col suo andirivieni e attendere e riconoscere i passi del padrone di casa.
Vegliare è ben diverso dal sorvegliare: si sorveglia in nome di una legge da far osservare o in virtù di una curiosità, si veglia, invece, in nome di una tenerezza, per passione del cuore, in nome dell’amore che ci lega a chi stiamo aspettando.
Quel padrone torna incessantemente e tuttavia non viene riconosciuto perché torna sempre trasformato dal viaggio… Il viaggio lo ha rivestito della carne dell’umanità. Egli viene sempre attraverso ‘il varco di umanissime cose nostre, che poi sono anche sue’.
(Antonio Savone)

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