L’amore non è amato – Cristo Re dell’universo

“La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me”. Le parole di Pilato proferiscono la più amara rilettura della vicenda umana del Figlio di Dio. Quando Dio si mette nelle mani dell’uomo, rischia di diventare merce di scambio. Già nel prologo del suo vangelo, Gv aveva così tristemente annotato: “Venne fra la sua gente ma i suoi non l’hanno accolto”. Ora è tutto più chiaro, tutto compiuto.

Di mano in mano, così Gesù, come un oggetto: dalle mani di Giuda a quelle di Anna, da Anna a Caifa, da Caifa a Pilato, da Pilato ai flagellatori e poi ancora a Pilato che finisce per consegnarlo “perché fosse crocifisso”. E poi alle mie mani, alle tue, a quelle di ciascun uomo.

Davvero vorremmo avere un po’ della fede di Francesco d’Assisi, il quale desiderava sentire dentro di sé due cose: l’umiltà dell’Incarnazione del Figlio di Dio e la carità della sua Passione. Già, la carità, quella di chi continua a consegnarsi proprio a chi non è più in grado di discernere cosa c’è veramente in gioco e, perciò, finisce per tradire proprio colui che pocanzi diceva di amare.

Nel pretorio di Pilato mai silenzio fu più eloquente! A chi sa che la sua vita è segno della verità che l’ha animata, non occorre più usare le parole: per questo, Gesù non accusa, non protesta, non si difende. Questo suo modo di fare è la più grande testimonianza di chi è davvero. La sua serenità e il suo non essere turbato restano la provocazione più grande per chi si prende gioco di lui. Non così Pilato: crede di essere libero e di disporre delle vite altrui e, invece, è vittima della paura e schiavo degli umori della folla. Che cos’è la libertà? Fare ciò che si vuole o volere ciò che si fa?

Davvero la vita del Figlio di Dio è da leggere a partire dalla categoria della consegna.

Consegnato dal Padre al mondo che egli aveva tanto amato da dargli il Figlio, così aveva detto un giorno Gesù a Nicodemo.

Consegnato dallo Spirito al grembo di Maria, esponendosi sin da subito al mistero dell’umana libertà che, in questo caso, divenne terra accogliente e amorevole.

Consegnato alle mani del premuroso Giuseppe dal quale apprese l’arte del non prevaricare.

Consegnato alla disponibilità o al rifiuto di chi avrebbe potuto offrirgli un rifugio di fortuna nella notte di Betlemme.

Consegnato al silenzio e all’insignificanza di Nazaret così da ritessere nell’umiltà la storia di ogni uomo.

Consegnato dallo Spirito al deserto della prova, poi ancora a quanti avevano bisogno di essere risanati nel corpo e nello spirito, poi ai discepoli che tra fiducia e incomprensione impareranno cosa vuol dire non tirarsi indietro.

Consegnato nelle mani dell’amico che lo tradisce e di quello che lo rinnega. Infine consegnato sull’albero della croce così da abbracciare tutti coloro che non sanno quello che fanno.

“L’amore non è amato”, così andrà ripetendo ancora Francesco d’Assisi, “l’amore non è amato”: la gente non sa che farsene di uno che si consegna per amore e per questo lo scarica, lo tradisce, lo rinnega, lo abbandona.

Proprio perché nessuno equivocasse, quando aveva usato la similitudine del pastore aveva detto a proposito della sua vita: “Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo” (Gv 10,18). È proprio dell’amore consegnarsi, non trattenere nulla, non risparmiarsi. E la sua consegna è senza condizioni, senza recriminazioni, senza rivendicazioni. Se anche Pilato avesse deciso di liberarlo, come del resto era in suo potere fare, Cristo non se ne sarebbe andato: a tenere legate le sue mani, infatti, non era una corda. Ben altro era il legame che lo vincolava a noi, il suo stesso amore per il Padre, quello dal quale nessuna cosa al mondo potrà mai separarci. Il Pilato di sempre fatica a comprendere che l’amore possa giungere a tanto, cioè a non avere più nulla da difendere se non coloro che ama.

A tutta prima, sul banco degli imputati c’è Gesù, ma a ben guardare, alla fine sul banco degli imputati c’è Pilato e ciascuno di noi. Il silenzio di Gesù è lì a chiederci: cosa ne fai di un Dio che si consegna nelle tue mani?