Se così è Dio… – Lunedì XXXI del T.O.

Se così è Dio…
Una lettura superficiale di questo brano evangelico rischia di coglierlo come una sorta di galateo relazionale. E, invece, è uno di quei brani che solleva la questione su Dio. È di Dio, infatti, che sta parlando, del suo stile, delle sue scelte, di ciò che gli sta a cuore.
Il Dio dell’ultimo posto: questo è il tratto più caratteristico del Dio svelatoci da Gesù. L’umiltà di Dio: così Francesco amava parlare del Signore. Il Dio il cui sguardo è sempre uno sguardo dal basso, ai piedi della crescita di ogni uomo, da Zaccheo a Giuda.
Il Dio che ha svelato la sua predilezione non per chi finalmente potesse contraccambiare il suo amore ma per chi nella vita non poteva vantare prerogativa alcuna se non quella della sua umanità. Il Dio il cui ambito relazionale è costituito di piccoli, poveri, deboli, malati.
A lui sta a cuore l’ultimo posto, dove si colloca per scelta non per condizione: non considerò un tesoro geloso la sua condizione divina ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo. Per scelta, dunque…un Dio capovolto: lui, il Signore e il Maestro, in mezzo a noi come colui che serve.
Se così è Dio, la comunità cristiana è chiamata a fare suo lo stile di chi sta nella vita non lasciandosi attraversare da smanie di protagonismo o di esibizionismo. Lo stile di chi non giunge mai ad usare il religioso come esperienza per perpetuare il perenne bisogno di riconoscimento o di presenzialismo. Lo stile di chi, umilmente, riconosce qual è il suo posto e accetta di starvi senza pretese, lieto solo di essere stato chiamato a partecipare dello stile stesso di Dio in quel tempo e in quel luogo dove la vita ci ha collocati.
Se così è Dio, la comunità cristiana è chiamata a partecipare di una beatitudine che va aggiunta a quelle più note: la beatitudine di poter vivere nella gratuità rompendo la logica mortifera del contraccambio. Di lì a poco, nell’ultima cena, in quel gesto che segnerà la sua offerta più libera e più piena, Gesù siederà a mensa con degli invitati per nulla capaci di riconoscenza e affidabilità.
Beato, dunque, perché essi non hanno la possibilità di ricambiarti. Solo gesti senza ritorno sono quelli che rendono felice l’esistenza umana.
Beato! Perché la ricompensa al dono non è il contraccambio, ma la felicità dell’altro e la vita che risorge attorno a te.
Una comunità, dunque, che partecipa della stessa geografia del cuore di Dio: nella geografia del cuore di Dio non ci sono anzitutto amici, fratelli, parenti o ricchi vicini (è un Dio a cui sta parecchio stretta la nostra logica familistica) ma poveri, storpi, zoppi e ciechi.
Dio ci consegna un vangelo da Dio, che ci porta quasi in uno stile folle che nessun sistema sociale può contenere.
Quando tu inviti amici, fratelli, parenti e vicini il cerchio della vita si chiude nell’eterna illusione del pareggio tra dare e avere: e perciò non c’è futuro, perché la storia si chiude. Rompi questo cerchio mortifero, allarga l’orizzonte, spalanca il cuore e sarai beato perché la gioia più grande è quella che da te defluisce e che tu riattingi, moltiplicata, dal volto dell’altro. “E’ dando che si riceve…”, dirà Francesco. Sarai beato perché agisci come agisce Dio, perché vivere è dare.
Se così è Dio…
I puntini sospensivi sono d’obbligo. Tutto è ancora da declinare, ciascuno per la sua parte.
(Antonio Savone)

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