Questione di ascolto – XXXI del T.O.

Sono i giorni di Gerusalemme, quelli narrati dal vangelo, i giorni in cui il Signore mostrerà a quale prezzo egli è disposto a non recedere dalla via amoris che ha imboccato. Il clima è piuttosto teso. Per tre volte nella stessa giornata, si è già confrontato con i capi dei sacerdoti, poi con i farisei e, infine, con i sadducei. Uno scriba ha assistito alla scena ed è rimasto positivamente colpito da come Gesù se l’era cavata con chi aveva una sola intenzione, quella di attirarlo in una trappola così da avere di che accusarlo. Lo scriba, però, pur conoscendo e osservando la Legge, non si sente arrivato, anzi. Proprio in un contesto ostile, non ha paura di farsi avanti e di consegnare a Gesù ciò che più gli sta a cuore. Non gli basta osservare pedissequamente delle prescrizioni; la vita non può essere declinata solo a partire da un dovere da adempiere. Inoltre, in certi casi, con che criterio discernere ciò che viene prima? Intuisce, quindi, che c’è altro ma non sa cosa. Per questo non solo si avvicina a Gesù ma gli rivolge la domanda che lo tormenta: cos’è che conta davvero?

La risposta di Gesù è presto servita. Ci si sarebbe aspettato che Gesù individuasse nel sabato il cuore della legge mosaica. E, invece, no. Egli stesso, più volte, aveva violato la prescrizione del sabato quando di mezzo c’era un uomo da salvare: “Il sabato è per l’uomo, non l’uomo per il sabato”. Quante volte, infatti, in nome di una legge voluta da uomini si è perso il senso della legge stessa: summum ius summa iniuria. Non tutto ciò che è legale è giusto.

Vuoi sapere cosa conta davvero, cosa vale veramente?

Ascoltare, ossia misurarsi continuamente con una Parola che fa vivere.

Ascoltare, ossia fare spazio per accogliere.

L’ascolto non è anzitutto questione di orecchi ma di sguardo, di ospitalità. È capacità di riconoscere Dio perennemente all’opera in ogni situazione, in ogni circostanza. Non è forse vero che quando si vive una relazione di amore, tutto porta i segni della presenza dell’amato e tutto è letto a partire da quel rapporto? Per ascoltare in profondità, però, non basta la semplice attenzione del corpo, è necessaria quella del cuore, la sola che permette alla parola ascoltata di esprimersi con frutto.

Quando ascolti, impari a riconoscere come il tuo mondo si popoli di infiniti segni della presenza e dell’opera di Dio che ti ricordano chi sei: tu sei amato di amore eterno. Da dove nasce la fede, una relazione di fiducia, appunto, se non dall’ascolto di ciò che qualcuno ha fatto per te? L’amore, infatti, prima ancora che un comandamento è risposta ad una esperienza. Non posso non ricambiare chi mi ha amato in un certo modo. Non puoi ridurre a prescrizione ciò che, invece, ti è offerto come segno di un’alleanza e di una comunione che non vengono mai meno. È perché il Signore è il “tuo” Dio che riesci a comprendere anche ciò che egli ti chiede: fuori da questo rapporto, nulla avrebbe più un senso.

È solo a questo punto che il Signore può rivelare ciò che conta: è l’amore che conta, non quello che si ferma al sentimento vuoto, ma quello che di lì a poco egli stesso manifesterà dando la sua vita. Solo uno che è pazzo per un altro arriverebbe a tanto. Quello che Dio chiede all’uomo è quello che egli ha vissuto e continua a vivere per ogni uomo. Non è forse vero che egli ci ama con tutto se stesso e come se stesso?

Il cristiano non si misura con un termine vago o un concetto astratto di amore ma con una persona concreta che ha fatto dell’offerta di sé il segno tangibile del suo amore, ha fatto del dono la sua determinazione, del sacrificarsi il segno della totalità della sua consegna.

Come amare Dio? Attraverso la strada più breve: il fratello, colui che è ti è più vicino.

Amerai, al futuro. A voler significare che si tratta di uno stile permanente, mai del tutto compiuto e mai del tutto concluso.

Amerai, di nuovo, ancora. Proprio come fa Dio.

La tradizione ebraica narra un episodio capitato al famoso rabbì Hillel intorno al 20 a.C.. Un pagano, con intento canzonatorio, dichiarò al rabbì che si sarebbe fatto ebreo se egli fosse stato capace di presentargli tutte le leggi ebraiche stando in piedi su una gamba sola. Hillel rispose: «Ciò che non vorresti fosse fatto a te, non farlo al tuo compagno; questa è tutta la Legge, il resto è solo commento. Va’ e impara!».

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