C’è Gesù – XXX del T.O.

Una pagina di contrasti quella appena proclamata. Gesù ha appena visitato la città di Gerico ma lì non è accaduto nulla: Gerico è rimasta la roccaforte impenetrabile, incapace di arrendersi al passaggio di Dio. Invece, appena fuori dalla città, un uomo cieco s’accorge del passaggio di Gesù.

I discepoli e molta folla seguono Gesù, per contro, Bartimeo è solo, relegato ai margini della strada. Cosa strana, però, chi lo segue, quasi non riesce a cogliere chi è davvero Gesù, non così quell’uomo abbandonato da tutti: sa chi è Gesù, il Figlio di Davide, il Messia atteso, l’occasione favorevole offerta da Dio ad ogni uomo.

La folla è anonima, il cieco no, ha un nome, Bartimeo.

Un gruppo che ha Gesù al centro fisicamente e, tuttavia, non ospita né il suo sentire né il suo pensare. Quello della folla è un Gesù da proteggere, da salvaguardare, è un “loro Gesù”. Non riescono affatto a cogliere il senso del suo passare in mezzo agli uomini, quasi vorrebbero ostacolare che la grazia e la misericordia possano essere conosciute ed esperite anche da altri. Bartimeo, invece, pur non riuscendo a vedere Gesù, ha affinato l’unico organo necessario perché possa nascere la fede: l’ascolto. Mc annota: “ascolta che c’è Gesù”. Tra le tante cose che sente, presta ascolto a ciò che è essenziale: Gesù si è messo sulla sua stessa strada.

C’è Gesù! Quale forza ha questa certezza! Quale motivo di speranza sapere che nessuno è solo! La tua non è più la condizione di chi è costretto a vivere ai margini. Come vorremmo avere anche noi la delicatezza di Francesco d’Assisi il quale, quando sentiva pronunciare il nome di Gesù, si leccava le labbra perché questo nome è dolce come il miele per la bocca!

C’è Gesù! Egli stesso ha promesso di essere con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Non c’è circostanza in cui egli non ci sia, non c’è situazione in cui egli non sia presente. Che cosa siamo chiamati ad annunciare come credenti se non che Dio si è fatto vicino e ha posto la sua dimora in mezzo a noi?

C’è Gesù! Egli è consolazione nei momenti di angoscia, è forza mentre sperimentiamo il vacillare delle nostre energie, è medicina nei frangenti in cui siamo feriti, è gioia quando lo sconforto vorrebbe avere la meglio, è speranza quando siamo tentati di tirare i remi in barca, è fiducia nei tradimenti che cerchi di lasciarti alle spalle, è salvezza quando ci siamo cacciati nel fondo limaccioso del male, è perdono quando il rimorso della colpa sembra soffocarci.

C’è Gesù! C’è Gesù! C’è Gesù!

Questo è ciò che dobbiamo ripetere sempre, ricordare di continuo, dire con trasporto e affermare con convinzione: C’è Gesù!

Prima ancora che tu lo cerchi e lo invochi, egli ti viene incontro. Prima ancora che tu desideri vederlo, egli già si rivela. Prima ancora che tu lo attenda, egli già sta riempiendo il tuo cuore. Non potrebbe essere diversamente. Per questo Bartimeo, come raccogliendo tutte le energie di cui dispone, grida perché non passi invano quella opportunità, grida perché finalmente non si vergogna più della sua condizione e, per questo, vincendo ogni condizionamento riconosce di essere bisognoso di una sola cosa, della misericordia di Dio. Prima ancora che impetrare il dono della vista, chiede che Gesù abbia occhi per lui, che veda la sua condizione e se ne faccia carico.

Paradossalmente, però, proprio coloro che sono chiamati ad essere dei facilitatori di incontri, diventano un ostacolo. Chi è al seguito di Gesù finisce per impedire a Gesù di avere a che fare con i lontani e ai lontani di avere a che fare con Gesù.

Eppure, quando Bartimeo griderà più forte, sarà proprio ai suoi che Gesù chiederà di farsi tramite per lui. Chi prima aveva fatto di tutto per metterlo a tacere, ora è chiamato a farsi tramite di misericordia. Per quanto spesso non all’altezza del compito loro affidato, Dio non cessa di affidare l’annuncio del vangelo e l’esperienza della misericordia a uomini poveri e fragili. Dio passa sempre attraverso l’umile mediazione del cuore di un fratello: a volte si serve della sua voce, altre volte persino della sua fragilità e del suo errore.

È solo il collirio dell’amore e dell’attenzione a rendere capaci i nostri occhi di vedere l’invisibile.