La solitudine da colmare – XXVII del T.O.

Il mattino della creazione, quando Dio pensava l’uomo, lo concepiva come unità di differenze, maschio e femmina. La fedeltà al progetto degli inizi, infatti, sarebbe stata espressa nella misura in cui l’uomo e la donna fossero stati capaci di andare oltre ogni assimilazione e di superare ogni divisione. Nessuno dei due può vantare da solo delle prerogative che non possiede se non nella comunione.

Il mattino della creazione, venivamo concepiti come relazione in cui imparare continuamente la grammatica dell’uguaglianza nel rispetto della unicità e della diversità dei singoli soggetti e qualora questo non fosse accaduto, apprendere l’arte della lunga litania del perdono così da recuperare il progetto iniziale.

Il mattino della creazione, siamo stati voluti non come monadi autosufficienti ma come mutuo cercarsi e completarsi secondo un ben preciso modello, l’amore stesso del Figlio di Dio.

Il mattino della creazione, Dio costituiva l’uomo e la donna segno e immagine di un mistero più grande, quello che di una comunione di persone il Padre, il Figlio e lo Spirito santo) in cui il volto e il nome dell’uno è determinato dalla relazione che intercorre con l’altro.

Nel corso della storia non sono mai mancate coppie che, pur nella consapevolezza dei loro limiti e sottoposti alla fatica della loro fragilità, hanno fatto spazio nella loro vita a questo progetto iniziale.

In un tempo come il nostro in cui avvertiamo la difficoltà a riconoscere una nostra identità personale e a stringere legami affettivi solidi, in un tempo in cui tutto si esaurisce al prevalere del nostro sentimento e del nostro stato d’animo senza che una parola altra restituisca luce e senso al nostro cammino, è ancora valido un tale progetto?

È proprio a questo che risponde la pagina evangelica odierna.

Dio non cessa di affidare alla coppia umana il sogno degli inizi: gli inevitabili intoppi del cammino non sono la ragione per cui concludere che non vale la pena perseguire la meta della comunione.

Dio non cessa di desiderare una umanità che a somiglianza delle Tre Persone Divine possa essere al contempo una e distinta.

Dio non cessa di rimanere offerta incondizionata di amore per un altro che resta unico nella sua diversità.

Dio non viene meno all’unilateralità di un’amicizia fatta di attesa e di speranza di nuovi inizi.

Dio non concede mai l’atto di ripudio all’uomo che sono io quando rispondo al suo amore con la mia infedeltà. Se io conosco la durezza di cuore, non così Dio: egli continua a offrire se stesso non cessando mai di scegliermi come suo interlocutore. Il mattino della creazione, Dio pensava l’unità tra l’uomo e la donna come segno di tuto questo.

Il libro della Genesi ci narra cosa fa Dio di fronte alla difficoltà di un uomo che fatica a stare da solo: prende la ferma decisione di farsene carico. Non è forse questo l’amore: farsi carico dell’altro creando le condizioni perché egli sia felice? Di fronte alla solitudine dell’uomo, Dio procede per tentativi. Bellissima questa immagine! Amare è cercare ogni possibile soluzione per provare a tirar fuori l’altro dal suo stato di isolamento. E, talvolta, proprio mentre si rischia nel mettere in gioco tutto di sé, si può anche fallire. Anche i tentativi di Dio di colmare la solitudine dell’uomo sembrano fallire. Nonostante i suoi sforzi, infatti, “l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile”. Il tentativo andato a vuoto, però, non ferma il Signore nella volontà di perseguire il bene. Poiché all’uomo non bastano le cose, non basta la natura, non bastano gli animali, ecco che Dio si rimette all’opera. Solo quando gli porrà accanto la donna, l’uomo saprà dare un nome alla sua mancanza, al suo senso di vuoto. L’altro non è un incidente di percorso che può esserci o non esserci. No, egli è ciò di cui ho bisogno per essere me stesso.

“Il Signore la condusse all’uomo”: l’altro resta un dono e come tale va riconosciuto e accolto se non voglio correre il rischio di vivere il rapporto nella sopraffazione o nella superficialità. Quand’è che all’interno della relazione si diventa solo conoscenti? Quando si esclude Dio dal rapporto, quando l’altro non è più letto alla luce del progetto iniziale.

 

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