Oltre il contraccambio – Giovedì XXIII del T.O.

Oltre la corrispondenza e oltre il contraccambio: è qui che vorrebbe condurci la parola evangelica di questo giorno. Di più: non accontentarsi di mezze misure ma arrivare ad essere come il Padre, misericordiosi. Non usare più come metro di misura noi e i nostri angusti punti di vista bensì il cuore stesso del Padre. Se ti accontenti della tua misura, rischi di vedere mortificata l’esistenza; se, invece, assumi la larghezza del cuore del Padre, nuova vita è sempre ancora possibile. Finché ti fermi a registrare il male subito non puoi che restare nella logica dell’”a tanto, tanto”. Ma questo – ricorda Gesù – è ciò che fanno i peccatori. I figli no, invece. Proprio l’amore per il nemico manifesta quanto dimori nel cuore del Padre.

Facciamo spesso l’esperienza di chi sperimentiamo come ostile, di chi ci maltratta, di chi ci prende del nostro, di chi ci chiede qualcosa. La vita è fatta anche di queste cose.
C’è una logica umana che solitamente dirime queste cose, una logica umana che sta alla base anche di tante nostre codificazioni giuridiche ed è la legge della reciprocità: amare e ricevere amore, fare del bene e ricevere del bene, prestare e ricevere ciò che si è prestato, restituire, se qualcuno ci ha fatto del male, pan per focaccia.

Il vangelo però si spinge oltre e propone una nuova giustizia. Gesù parla di un modo nuovo di regolare i rapporti. Non più la giustizia (quella vecchia) della parità tra il dare e l’avere, ma un nuovo criterio che rompe gli angusti confini costituiti dalla reciprocità. La proposta di Gesù è di questo tipo: dalla reciprocità alla gratuità. 

Siamo fuori, perciò, dal criterio del merito: lo merita o non lo merita? Fallo, perché così è già stato fatto con te da parte di un Dio che è fuori dai criteri di una gelida reciprocità, che non è chiuso nella partita del dare e dell’avere.

Sta qui il segreto per venir fuori da quei criteri di vecchia giustizia da cui siamo continuamente tentati. Come conseguire una simile possibilità? Solo se ascolti Dio: “Ma a voi che ascoltate io dico…”. Solo se Gesù è il criterio del tuo ascolto puoi accedere ad una nuova giustizia.

“Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”. Troviamo qui la cosiddetta regola d’oro che era già conosciuta al negativo: “Non fare all’altro ciò che non vuoi venga fatto a te”. Sappiamo che per osservare tale legge basterebbe non fare nulla. Gesù va oltre: chiede una attività e una creatività che sono proprie dell’amore che ha vinto la paralisi dell’egoismo. L’egoismo fa mettere “te” al centro in modo che tutto ruoti attorno a te; l’amore, invece, pone “l’altro” al centro…

Che cosa potrà operare il passaggio dalla cultura dell’ostilità alla cultura dell’ospitalità? Per Gesù la via è una sola: imparare ad amare l’altro per l’altro, senza volerlo cambiare; amarlo anche se poi si sarà ripagati con il rifiuto o con la morte, come è accaduto a lui. Questo amore è debole, povero, perdente, ma fecondo.

La via per eliminare l’ostilità è anzitutto il riconoscerla e l’accettarla come presente dentro di me prima ancora che attorno a me. Riconoscere cioè che anch’io più volte sono nemico e nemico amato. Più volte mi è stata già usata misericordia.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Ogni parola in questo articolo andrebbe imparata “par coeur” col cuore come dicono i francesi. É illuminante il cambio di prospettiva suggerito qui, che porta al centro l’altro “il noi ” che allontana l’io, troppo presente nel nostro modo di vivere. Se riuscissimo ad applicare soltanto qualche volta questi principi, saremmo migliori e la società ne trarrebbe miglior giovamento. Mi piace molto la frase “Questo amore é debole, povero, perdente, ma fecondo”.
    Leggere questo commento alla parola di Dio, mi aiuta e mi dona salvezza.
    Buona giornata padre Antonio.

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