Alle radici della nostra tristezza – Mercoledì XXIII del T.O.

beatitudini‘Beati voi’…
E perché mai? Cos’avevano quegli uomini di tanto diverso da riconoscere in loro addirittura una esperienza di felicità raggiunta?
Davanti a sé Gesù ha un gruppo di persone non certo da invidiare, è gente sventurata, di cui, semmai, avere compassione, non certo, tuttavia, da considerare beate. E invece… Beati voi, poveri… beati voi, che ora avete fame… beati voi, che ora piangete… beati voi, quando gli uomini vi odieranno… Perché mai beati? Perché queste persone hanno dimostrato una maggiore disponibilità ad accogliere l’annuncio di un Dio che ti si fa accanto condividendo la tua stessa sorte. Paradossalmente chi sta male ha aperto il suo cuore alla parola di Gesù. Oppressi da sofferenze e umiliazioni di ogni tipo non hanno permesso che il loro sguardo restasse ripiegato, grazie a quell’uomo che ha ridestato la loro speranza e ha permesso che pure una esperienza di prova non diventasse mai luogo di maledizione.
Beati voi… non già perché vi manca qualcosa ma perché avete qualcosa di più, di altro. Cos’è mai questo di più e questo altro? Dio: sì, beati, perché Dio è dalla vostra parte, già qui, già ora.
Beati voi… perché la vostra esistenza non si fonda su false sicurezze.
Beati voi… perché abitati dalla disponibilità al cambiamento.
Beati voi… che per rimanere fedeli al vangelo non poche volte avete visto accrescere le normali fatiche di una esistenza.
Beati voi… che per aver creduto, avete compreso che la fede non è funzionale a stare bene ma ad operare il bene verso tutti; essa non serve anzitutto a qualcosa ma a fare della vostra vita un servizio. E se accadesse che per operare il bene dobbiate conoscere l’ora della fatica, questo non è motivo per concludere di aver sbagliato strada…
Poi Gesù cristallizza l’altra faccia della medaglia: ci sono alcuni che nella vita hanno già avuto la loro consolazione. È il dramma più grande quello di attraversare i propri giorni senza attendersi più nulla perché saturi o magari cadere vittima di quel meccanismo perverso che è la vanagloria, ossia il pedaggio pagato allo sguardo altrui: che tutti dicano bene di voi. La sazietà come traguardo non può essere l’unico obiettivo che anima il cuore di un uomo. L’ottimizzazione del bisogno finisce per coincidere con la saturazione del desiderio.
Che cos’è che fa la differenza tra beatitudine e fallimento? Ciò su cui trova consistenza la tua vita.
Alle radici della mia tristezza: è il viaggio che ci propone la Parola di questo giorno. Quella tristezza non poche volte camuffata attraverso una boria ingannatrice attesta che abbiamo intrapreso una via senza sbocco.

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