Non essere il carceriere di te stesso! – XXIII del T.O.

Chi di noi non ha mai sperimentato un nodo nel cuore o un blocco alla gola? Chi di noi riesce sempre a prestare l’ascolto adeguato così da proferire parole opportune? Chi di noi non ha fatto esperienza di una vera e propria incomunicabilità e quindi di un vero e proprio isolamento?

Quante difficoltà ad aprirsi! Quante chiusure personali! Come ci rilegge la condizione del sordomuto del vangelo! Forse che non abbiamo anche noi, talvolta, una vita accartocciata su se stessa? Forse che non abbiamo chiuso da tempo l’orecchio del cuore tanto da essere indurito e impermeabile a qualsiasi sollecitazione?

Perché un giorno siamo stati portati dai nostri cari al fonte battesimale se non per ricevere e vivere della stessa vita di Dio ristabilendo la comunicazione interrotta in virtù del peccato originale? Ma poiché siamo recidivi, siamo sempre bisognosi di guarigione e, il più delle volte, se qualcuno non ce lo facesse notare, neppure ci accorgeremmo.

Per questo è davvero una lieta notizia sapere che Dio osi mettersi sui nostri passi, raggiungerci nei territori della nostra lontananza e donarci quanto da soli non saremmo neppure in grado di chiedere o di sperare. Oggi contempliamo Gesù che avvicina l’uomo là dove si trova rivelandogli che Dio

  • è amore che fa sua la tua condizione,
  • è grazia che ti tocca,
  • è mano tesa perché tu possa essere liberato da tutto ciò che mortifica la tua esistenza.

Dio non teme di calpestare il terreno della mia distanza: proprio perché non legge l’uomo secondo la lente del peccato e della colpa, non ha paura di annunciargli e fargli dono di una nuova possibilità di vita. Ai suoi occhi, per quanto enorme sia il peso degli errori, l’uomo non è mai un appestato da cui stare lontano: è sempre uno di cui prendersi cura perché la sua carne ritorni a rifiorire come quando, uscita dalle mani di Dio, “era cosa molto buona”.

Egli è là dove un cuore ha bisogno di essere consolato. È là dove una casa non ha paura di aprirgli la porta. È là dove l’uomo sembra aver smarrito il senso del suo essere al mondo: per questo non ha paura di varcare continuamente i confini, perché non conosce muri di divisione né spazi interdetti. La fatica del vivere per lui viene prima di ogni vincolo etnico e di ogni espressione religiosa: per questo Dio entra continuamente nelle storie visitate dal dolore.

Se è vero quello che Gesù ripeterà nell’ultima cena – dove sono io là sarà anche il mio servo (Gv 12,26) –, là dove Dio dirige i suoi passi, quello è il luogo dove i discepoli devono imparare a muovere i loro. Dio non può restare proprietà esclusiva di un gruppo: ciò che di lui abbiamo avuto modo di conoscere va donato e condiviso. Quante le Decapoli che lambiscono le nostre storie! Come approcciarle? Proprio secondo lo stile del Signore Gesù: l’altro va avvicinato con affetto, va reso prossimo con tenerezza, il suo dolore è da alleviare con cura, la sua condizione è da sollevare con amore.

Cosa sarebbe stato del sordomuto del vangelo se nessuno avesse osato farsi carico della sua condizione e non lo avesse portato da Gesù? Perché Dio entri nella storia degli uomini sono necessari fratelli e sorelle che attraverso il loro “Eccomi” facciano da tramite. Può fare questo solo chi si lascia interpellare dalla vita così come accade, tutto ospitando con benevolenza e disponibilità.

Sono io quel sordomuto che talvolta non si accorge di ciò che gli accade attorno e che, perciò, ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a uscire dalla sua condizione. La mia difficoltà ad ascoltare, sulla lunghezza finisce per impedire la parola. Ho bisogno anch’io di lasciarmi portare in disparte lontano dal frastuono della folla perché, a tu per tu con il Signore, possa sciogliere il nodo che ho in gola. Non poche volte, infatti, per riprendere a comunicare è necessario prendere le distanze dalla “rete smagliata” di una comunicazione intermittente. Perché la Parola di Cristo possa essere accolta fino in fondo è necessario il silenzio.

È a me che oggi viene ripetuto: Apriti!

Apriti, non restare nel chiuso delle tue fissazioni e delle tue proiezioni!

Apriti, vieni fuori dal tuo modo di leggere il mondo e gli altri credendo che sia l’unico giusto!

Apriti, non essere il carceriere di te stesso!

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