Va’ verso il tuo cuore – XXII domenica del T.O.

cuore copia 4Un vero e proprio viaggio, di quelli più faticosi, quello proposto oggi da Gesù: va verso il tuo cuore. Per quanto possa sembrare allettante, in realtà non è affatto scontato, tentati come siamo di non intraprendere mai un simile percorso, pur essendo non poco condizionati da ciò che il cuore determina.

Nel libro dei Proverbi è scritto: “Vigila sui tuoi pensieri: la tua vita dipende da come pensi”. Se consideriamo che per la Bibbia il cuore è la sede del pensiero e delle decisioni, oltre che degli affetti. Potremmo parafrasare: “Vigila sul tuo cuore: la tua vita dipende da ciò che esso ospita. Salvaguarda il tuo cuore: la tua vita dipende da come ami, da come guardi, da come pensi”.

In quel viaggio verso il cuore a noi proposto da Gesù, scopriamo, ancor prima che fosse la psicologia a farcene convinti, che la nostra vita è il risultato dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti. Le nostre idee, i nostri pensieri, i nostri sentimenti sono come il seme che senz’altro darà il suo frutto. Per questo Gesù osa affermare: “È ciò che esce dall’uomo a renderlo impuro. Infatti dall’intimo, dal cuore dell’uomo escono i pensieri cattivi che portano al male”.

La scienza ci dice che anche gli animali pensano ma lo fanno in base a due principi: l’utile e il piacere. Non a caso si tratta di scelte istintuali, dettate dalle circostanze e dalle condizioni fisiche e psichiche dell’animale. L’uomo, invece, per quanto possa essere anch’egli condizionato da dinamiche istintuali (come spesso accade, purtroppo), essendo dotato di ragione (a differenza degli animali), può scegliere deliberatamente se fare o meno una determinata cosa come può addirittura prevedere il risultato e le conseguenze di certi suoi gesti. Il poter ragionare sul futuro di un’azione, può essere determinante circa la scelta da compiere, in base alla conoscenza che egli ha delle cose. Il libro dei Proverbi annota infatti che “la sapienza dell’uomo prudente sta nel riflettere prima di agire” (Pr 14, 8).

La psicologia ci ha insegnato che ciascuno di noi custodisce una memoria affettiva in cui custodiamo le esperienze passate che continuano a determinare non poche nostre scelte. Tanti aspetti di noi sono il frutto di situazioni pregresse, qualità e difetti, azioni e impulsi, tentazioni e desideri.

Se tutto ciò è vero, cosa ci è chiesto di fare per non essere lasciati in balia di impulsi negativi? Accogliere quello che l’apostolo Paolo propone alla comunità di Filippi: “Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri” (4,8).

Quand’è che possiamo parlare di integrità fisica? Quando si ha l’insieme di tre elementi imprescindibili: quello biologico, quello psicologico e quello sociale. Non basta solo il primo: quando Dio creò l’uomo, egli era un essere completo, capace di bastare a se stesso. Tuttavia, Dio si accorse che per far sì che un uomo sia, non basta solo l’elemento biologico, non basta aver ricevuto in dono l’esistenza. Per questo gli pose accanto un aiuto che gli fosse simile.

Per un sano equilibrio fisico, non basta provvedere solo all’alimentazione biologica, è necessario nutrirsi di qualcosa che alimenti il cuore: di cosa mi nutro? Mi nutro?

Se è vero che il corpo ha bisogno di una alimentazione sana, non diversamente il cuore. Come per il corpo così per il cuore: un alimento non vale l’altro, una presenza non vale l’altra, una persona non vale l’altra. Per questo è necessario vigilare e discernere ciò a cui permettiamo di avere accesso al nostro cuore. Di solito, la domanda che ci accompagna è: “Che cosa mi può soddisfare al meglio ora?”. Si tratta, però, di una domanda trabocchetto che prima o poi presenta il suo conto. La domanda vera, invece, è piuttosto: “Che cosa è bene per la mia vita?”.

Pensieri, presenze, persone sono la trama e l’ordito della nostra vita: è necessario prestare attenzione a come tessiamo e a quali filati usiamo per cucire l’abito del nostro cuore. Ci si può rivestire anche di scarti di altre lavorazioni o di tessuti di pessima qualità. Non così chi ha conosciuto il Signore.

Poiché la vita non è anzitutto un prodotto da consumare ma un progetto da costruire, il cuore va formato attraverso il nutrimento di ciò che viene dal Signore e dalla sua operazione in noi. È lui che va plasmando l’uomo nuovo pensato secondo Dio, ma perché ciò possa accadere, è necessaria una capacità di controllo che si apprende esercitandola.

Talvolta, questa capacità di controllo, si apprende mediante la correzione, un vocabolo che immediatamente sa di castigo. Esso, però, è composto da due parole “con”, “reggere”, reggersi insieme, sostenersi. Quando siamo consapevoli di essere smemorati, necessitiamo di un promemoria, come quando sappiamo di essere deboli necessitiamo di un sostegno. Che cos’è l’amicizia, la comunità, una relazione se non il reciproco sostegno nel vigilare che il cuore ospiti pensieri positivi generati dalla parola di Dio?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.