Il senso e la meta – Assunzione B.V.Maria – Esequie Lillino Polese

Mentre entravamo nei Primi Vespri della Pasqua di Maria, anche Lillino celebrava la sua pasqua, una pasqua consumata in fretta, neppure il tempo di rendersi conto della posta in gioco e di riuscire a mettere in campo tutto ciò che è possibile quando una cattiva sentenza lascia profilare all’orizzonte un esito non scontato.

Quella di Lillino è la pasqua di un uomo particolarmente versatile, impegnato nel mondo del lavoro tanto da raggiungere i vertici dell’allora Banca Di Lucania e nel sociale,  dal carattere gioviale e conviviale, con una spiccata capacità di mettersi a servizio degli ultimi e dei deboli tanto da essere eletto Presidente del Comitato Paralimpico di Basilicata lo scorso novembre. Uomo mite e forte al contempo, aveva fatto dell’amicizia il suo punto d’onore e della famiglia il valore più alto: era il punto di riferimento non solo per la moglie Maria Antonietta  che ha amato per 51 anni e per il figlio Mario che seguiva con tenacia e passione ma anche per le sorelle Gemma e Teresa e per le nipoti. Un uomo perbene, così Lillino.

La morte dei nostri cari, soprattutto quando ci coglie impreparati, riporta alla nostra mente tante domande.

Dove approderà la nostra storia? Verso che cosa siamo incamminati? Quale destino ci attende? Viviamo giorni attraversati da paure, preoccupazioni, visioni fosche, quasi non riusciamo più a scorgere neppure una fiammella di quel senso che in altri frangenti ci è parso molto più chiaro ed evidente. Ci cogliamo in balia di un cieco destino, come se la nostra vicenda non stia a cuore a nessuno, neppure a Dio. Ci ritroviamo a corto di speranza. Tutto sembra sgretolarsi, proprio come il ponte sulla città di Genova, nulla sembra reggere allo scontro con quel tarlo che dapprima silenziosamente, e poi sempre più inesorabilmente, mina ciò che con fatica ci sembrava di aver raggiunto. È impari la nostra lotta con quell’”enorme drago rosso” di cui ci narra l’Apocalisse. Nulla resiste alla sua minaccia: la fede, la vita, i legami, gli affetti, la sicurezza sociale, quella economica.

È proprio in una situazione come questa che il calendario di Dio, ancor prima di quello cronologico, ci chiede di celebrare la festa dell’Assunzione di Maria. Dio non cessa di donarci questo segno perché nessuno patisca lo smarrimento e la disperazione. Maria è per tutti noi il segno che vale la pena ingaggiare la lotta contro tutto ciò che minaccia la possibilità che il bene venga alla luce. L’umanità è da sempre gravida del bene ma questo, perché possa venire alla luce, è necessario che passi attraverso il travaglio dell’impegno e la tenacia della responsabilità di ognuno. Esso non ha una gestazione naturale, ma conosce la terribile esperienza di una gravidanza a rischio.

Questa festa ci testimonia che la smentita di un momento non deve intaccare la certezza della buona riuscita di quell’impresa che è l’esistenza umana sulla terra. Abbiamo bisogno di rialzare lo sguardo, abbiamo bisogno di non perdere il senso del cammino e della meta che ci attende. “Noi non siamo come quegli altri che non hanno speranza” (1Ts 4,13). Certo, “chi spera, non incontra fiumi senza guado”.

Questa celebrazione ci ricorda che tutte le volte in cui scegliamo di stare dalla parte della vita, del bene, del dono di sé, proprio quando questa scelta non è affatto ovvia, anzi, addirittura minacciata, Dio continua a prepararci un rifugio, come attesta l’Apocalisse, che non significa essere esenti dall’esperienza della prova. Il rifugio che Dio prepara è la consapevolezza che nulla potrà mai separarci da lui, neppure la morte. Non dimenticarlo: hai un rifugio nel suo cuore, tra le sue mani!

La scelta del bene è seme di eternità e perciò mette le sue radici altrove, accanto a Dio. Non è forse su questo che la nostra vita sarà giudicata?

Che cosa, infatti, è degno di stare accanto a Dio per sempre? Un’esistenza declinata secondo lo stile della disponibilità, del prendersi cura, del non sospetto, del fare il primo passo, della condivisione, della gratuità, del rispetto, della sincerità. È seme di morte, invece, e di morte per sempre, tutto ciò che è declinato secondo lo stile della maldicenza, dell’invidia, della gelosia, dell’odio, del rancore, del sopruso, del calcolo, dell’accaparramento, della violenza.

Scegliere il bene, comunque, questo ci ripete ora Lillino da quella cattedra scomoda sulla quale è salito nella sua pasqua. A questo ci esorta Santa Maria Assunta, a imparare a vincere resistenze e paure, ad apprendere la capacità di affidarsi alla parola di Dio, a riconoscere che Dio è ancora all’opera anche in questo frangente storico.

Quanto vorremmo avere in questo momento lo sguardo di Maria! Di lei che contempla le cose come le guarda Dio. Il cielo non è chiuso, anche se nubi di violenza e di morte vorrebbero convincerci che così non è. C’è un’altra storia che Dio scrive attraverso uomini e donne docili alla sua Parola, che ancora credono che le sue parole possono compiersi, in loro anzitutto. Ti fidi?

La fede non ci risparmierà l’esperienza della conflittualità ma ci restituisce la consapevolezza che nella fine è l’inizio.