Il Gesù che non basta – XIX del T.O.

Era stato raggiunto nonostante il suo desiderio di sfuggire alle prese della folla intenzionata a farlo re dopo l’episodio della fame sfamata con pochi pani e due pesci. Una volta scovato, Gesù ha iniziato una difficile opera educatrice chiedendo alla folla di dar ragione dei propri passi: perché mi cercate? Ai passi fisici non corrispondeva, purtroppo, la disponibilità a compiere l’esodo necessario (quello che anche Elia è chiamato a compiere) per accogliere Dio come si rivela e non già come lo si vorrebbe. Ha chiesto di saper leggere la loro ricerca di cibo non anzitutto come il modo per mettere a tacere i morsi della fame ma come desiderio di Dio, di non fermarsi, perciò, al cibo ingoiato ma di riconoscere in chi avevano dinanzi il pane vero. Ha chiesto loro di passare dai segni al segno. Invano: i fatti, evidenti (si erano saziati con poco), non erano diventati segno. Ma chi non riesce a far parlare la vita difficilmente può conoscere Dio il quale si manifesta proprio mediante segni e parole (verba gestaque).

La contestazione, infatti, non tarda ad arrivare e si manifesta con la mormorazione, ossia con un vero e proprio rifiuto che nasce dalla indisponibilità a fare proprio il rischio della fede.

Non mormorate tra voi. Le labbra si abbandonano al disappunto quando il cuore ha smesso di essere ospitale: è il cuore, infatti, a decidere se lasciarsi attrarre o meno. Mormorare, ossia l’orizzonte ridotto al proprio sguardo. Per questo, quel “non mormorate tra voi” suona some invito ad abbandonare l’indifferenza, la superficialità, la freddezza, il sospetto nei confronti dell’opera di Dio. Sollecitati ad entrare in un nuovo percorso, gli interlocutori preferiscono rivivere la nostalgia delle esperienze precedenti, proprio come Israele che, di fronte alle difficoltà del deserto, rimpiangeva l’esperienza della schiavitù. Crederemmo volentieri al miracolo di un Dio che ci risparmi le contraddizioni della vita, molto meno a uno che, invece, ci dà la forza di attraversarle e di farlo con mezzi che sembrerebbero inadeguati. Si può attraversare il cammino che porta al monte di Dio solo con un po’ di focaccia, obietterebbe l’Elia di turno?

Non mormorate tra voi. Pane per la vita, secondo gli interlocutori di Gesù, era la Legge. Chi avrebbe mai potuto sostituirsi ad essa? Come può dire di venire dal cielo chi è tanto impastato di terra da conoscere persino i nomi dei suoi genitori? Essi sono convinti che il loro piccolo mondo sia l’unico mondo possibile: tutto ciò che è ignoto perché altro rispetto alle proprie aspettative, semplicemente non è. Le labbra parlano a vuoto quando la mente è chiusa. Nessuna fatica da parte loro per cercare di capire: anzi, di fatto c’è una totale indisponibilità a lasciarsi attirare e istruire dal Padre perché c’è una totale indisponibilità a mettersi in discussione. Solo il Padre, infatti, attesta chi è veramente Gesù: il Figlio nel quale egli si compiace. Chi, invece, si lascia istruire solo dagli uomini troverà conferma alle proprie congetture: Gesù è soltanto il Figlio di Giuseppe.

La mormorazione è vinta quando ci si lascia attrarre. Chi non si lascia istruire dal Padre perché attratto da lui, potrà fare anche una crociata dell’appartenenza a lui, ma di certo non avrà conosciuto il suo cuore.

Ecco lo scandalo di fronte al quale siamo posti: è impossibile che discenda dal cielo un uomo tanto conosciuto nelle sue origini. Lo scandalo è che, per manifestarsi, il cielo lo faccia non con segni di potenza ma attraverso la terra, l’umile linguaggio delle cose umane. Vale per il Figlio di Dio, vale per i figli di Dio che formano la Chiesa: un gruppo di uomini e donne che hanno dalla loro segni poveri ma efficaci della grazia e il libro santo della Scrittura, sono scelti dal cielo per essere strumenti di salvezza per altri. L’economia di Dio non muta: colui che è l’Eterno sceglie il contingente per farsi conoscere, l’Onnipotente sceglie il fragile, la Parola mediante la quale tutto è fatto usa la vacuità delle parole umane, il Creatore sceglie le creature, il Signore del cielo e della terra stabilisce la sua presenza dove due o tre sono riuniti nel suo nome.

Davvero “questo mistero e grande!”. Per l’ammirabile condiscendenza del suo amore Dio ha concesso a tutti di avere accesso alla sua stessa vita per diventare partecipi della sua natura mediante la persona e le opere del Figlio Gesù, vero uomo e vero Dio. Non altra è la via. Per questo Gesù insisterà: come la manna fu la salvezza per il popolo d’Israele lungo il deserto, cosi il Figlio di Dio lo è per ogni uomo.

Dio non ci nutre più con un cibo destinato a perire come la manna ma con il dono di una persona che ha il potere di darci la vita dell’Eterno. Non un dono passeggero ma una presenza continua per affrontare il lungo cammino della vita. Ci basta?