Lo scandalo dell’umanità – XIX del T.O.

pane-vivoQuando a scandalizzare è Dio…

Li aveva sfamati a sazietà quando sulla riva del lago lo avevano rincorso perché erano stati spettatori dei segni che compiva sugli infermi. Ma quando li aveva sollecitati a non lasciarsi trascinare dal miracolo che riduce Dio a misura dei desideri dell’uomo e riconoscere ciò a cui quel segno rimandava, la folla non era stata in grado di andare oltre. Invitati a non fermarsi alla mera soddisfazione di un bisogno fisico non erano stati capaci di leggere il significato di quel cibo che era stato loro donato. Infatti, si misero a mormorare. Di incomprensione in incomprensione. Irriducibilmente malati di onnipotenza, chiedono altro, pretendono opere evidenti, di quelle che affascinano e costringono a credere. Tentazione sempre di nuovo ricorrente per ogni generazione di credenti: se sei figlio di Dio… dimostra, costringi, manifestati…

La mormorazione è una non accettazione del reale così come accade sotto i propri occhi a cui consegue una vera e propria contestazione e pretesa. Dice di una chiusura mentale. I giudei sono convinti di conoscerlo: conoscono persino il padre e la madre. Non accettano la sfida che è a loro rivolta da quell’uomo di carne che hanno davanti agli occhi e così si precludono la possibilità di essere introdotti nella vita in pienezza che grazie a quell’uomo è partecipata. Si ritrovano – per dirla con Paolo – a rattristare lo Spirito Santo di Dio (Ef 4,30).

Una situazione analoga era capitata ad Elia, desideroso soltanto di arrestare il suo corso in un deserto. La realtà con cui Elia si era interfacciato portava i tratti di una solenne smentita e lui si era visto ridurre al silenzio. A differenza dei Giudei, però, Elia si lascia ancora interpellare da ciò che accade sotto i suoi occhi (guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia) e sebbene si tratti di poca cosa, la assume tanto da trovare la forza per compiere un viaggio che lo porterà ad una diversa comprensione dell’esperienza di Dio.

È ciò che prova a fare con i suoi interlocutori anche Gesù. Li invita a non rimanere prigionieri della categoria del già noto, del già conosciuto. Li invita a dischiudere il loro cuore per essere introdotti in un orizzonte di vita che non è neppure immaginabile: quello non solo di conoscere Dio ma che Dio stesso si faccia pane da assimilare.

Essi tuttavia sono irriducibili: Come può dire: io sono il pane disceso dal cielo? Pane disceso dal cielo era per Israele la Legge data da Dio a Mosè perché fosse fonte di vita e nutrimento della fede. Che pretesa è mai quella di un uomo come tutti di sostituirsi alla Legge, come norma e sostegno della fede? La sua umanità, il suo essere uomo come tutti, con un padre e una madre appunto, è di ostacolo ad accogliere la sua rivelazione. Non riescono a credere che i segni da lui compiuti siano in qualche modo a conferma della sua pretesa di essere l’inviato di Dio. Altrove diranno che sono segni compiuti per opera del principe dei demoni (Mt 9,34).

Come può una storia fragile e umile essere incarnazione di un Dio che in antico aveva compiuto cose prodigiose? Come può un posto povero, nascosto e sconosciuto come Nazaret essere il luogo che ci trasmette il dono del cielo? Ecco perciò lo scandalo e l’incredulità. È lo scandalo che accompagna da sempre la fede cristiana: nella carne fragile e nella figura di servo, in Gesù c’è la Parola che dà la vita. Lo scandalo dell’incarnazione sembra impedire la fede. Ma è uno scandalo mai rimosso e sempre riproposto a ogni credente: non altro – se non l’umanità, anche la mia – è il luogo che Dio ha scelto di abitare e in cui rivelarsi.

Dio ha scelto di entrare nella storia attraverso una carne in tutto simile alla nostra. Scelta che prelude ad un abbassamento ancor più profondo, quello della morte di croce, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani, commenterà più tardi Paolo.

A coloro che mormorano Gesù ribadisce che è proprio la sua carne, il suo discendere dal cielo per dimorare tra noi come uno di noi, a dire tutta la verità di Dio. Cambia davvero la teologia. E tutto l’immaginario di potenza che ha finito per incrostarsi su Dio e sul suo modo di rivelarsi è chiamato a cedere il passo a un Dio rasoterra.

Il vero problema dei Giudei è non lasciarsi attirare da Dio e pertanto si riducono ad una mera situazione di sopravvivenza proprio come era accaduto a Israele nel deserto. La manna – beneficio divino – aveva permesso loro di sopravvivere ad una difficile situazione ma non era stata in grado di assicurare la vita in pienezza, tant’è che morirono.

Dio nessuno lo ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato (Gv 1,18). Non è più sufficiente rifarsi alla Legge rivelata a Mosè. L’ascolto del Padre ora è possibile solo attraverso l’uomo Gesù. Il pane che sostiene il nostro cammino verso il Padre è solo il Figlio Gesù, la sua carne, cioè il suo modo di stare nella storia.

E beato chi non si scandalizza di me.

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