Si re vera Deum quaerit – XVIII del T.O.

La fame, si sa, gioca sempre brutti scherzi. Talvolta, pur di soddisfare il proprio stomaco si è disposti a tutto, anche a svendere la propria libertà e quindi la propria coscienza.

Sulle rive del lago, il Signore Gesù aveva soddisfatto spontaneamente la fame di cinquemila uomini ed erano avanzati 12 cesti. Era normale che quella gente si mettesse sulle sue tracce: aveva finalmente trovato chi potesse risolvere tutti i suoi problemi. Chi aveva provveduto al pane e al pesce per tutti poteva, forse, non provvedere anche al resto? Cosa non faremmo se trovassimo chi ci fa intravedere soluzioni a portata di mano e a buon mercato! Quella gente cerca Gesù non per quello che è ma per quello che dà: per loro il dono viene prima del Donatore. Anzi, il Donatore esiste solo nella misura in cui dispensa doni a nostro piacimento. D’altronde, a cosa servirebbe un Dio se non per rispondere alle nostre suppliche? Che Dio è quello che non risponde alla mia preghiera, alla mia ricerca?

Inizia così la difficile opera educatrice del Signore, quella di aiutare a dar ragione dei propri passi. Che cos’è che mi spinge a cercarlo? Perché faccio quello che faccio? Che cosa anima certi miei gesti?

San Benedetto, nella sua Regola, dice che un giovane può essere ammesso alla vita monastica “si re vera Deum quaerit”, se cerca veramente Dio. Questo è vero anche per la vita cristiana. Cosa cerco quando dico di cercare Dio? A volte, dietro il nostro desiderio di Dio c’è ben altro, di cui forse non siamo neppure consapevoli. Accade spesso, infatti, che quando il Dio che diciamo di cercare non è sulla stessa lunghezza d’onda del nostro bisogno, non tardiamo ad abbandonarlo. Proprio come accadrà a tutta questa folla che ora si è messa sui passi di Gesù che si ferma alla domanda di curiosità (quando sei venuto qua?) e non a quella di profondità (perché sei venuto qua?).

Quella gente aveva frainteso tutto: non aveva capito che era ben altro il cibo di cui aveva bisogno e verso il quale affrettare i suoi passi. Non tutto può essere riportato alla dimensione orale della vita: cosa posso mettere sotto i denti? Quello che aveva ricevuto era solo un segno ma guai ad assolutizzarlo. A cosa serve soddisfare immediatamente un bisogno se perdo il senso del mio essere al mondo? Perché preghiamo prima dei pasti se non per riconoscere che ciò che portiamo alla bocca è segno di altro, è segno della cura provvidente del Padre?

La stessa manna era un cibo momentaneo, dato giorno per giorno perché Israele imparasse a confidare in colui che la provvedeva quotidianamente: non a caso, infatti, non era dato far provviste, bisognava raccogliere solo la razione di un giorno. Ma anche in quella circostanza, Israele non seppe leggere il segno e finì per ribellarsi contro Mosè e quindi contro Dio.

“Signore, dacci sempre questo pane”: nonostante il Signore provi a spingere più in là il discorso, essi proprio non ci riescono e pensano alla loro provvista. Era accaduto lo stesso al pozzo di Giacobbe con la Samaritana: Gesù parlava dell’acqua viva, la donna, invece, aveva come unica preoccupazione quella di smettere il suo andirivieni.

“Voi mi cercate perché vi siete saziati”: Dio piegato al proprio interesse e, perciò, ridotto a idolo da usare alla bisogna e riconosciuto solo se corrisponde ai propri desiderata.

Essi sono convinti che se finalmente qualcuno indichi loro cosa fare, sarebbero disposti a tutto pur di non lasciarsi sfuggire una simile occasione. Proprio come il giovane ricco: cos’altro avrebbe dovuto compiere pur di essere sicuro di percorrere la strada giusta verso la vita vera? Ma quando la risposta va oltre le proprie aspettative, il giovane non tarda fare marcia indietro.

Sono io il pane della vita…

I vostri bisogni non si risolvono anzitutto trovando qualcuno che vi dispensi dalla fatica del vivere. La forza per affrontare la vita come accade potete trovarla solo se presterete ascolto alle mie parole, anzitutto.

I segni ci sono e sono anche tanti: aveva appena sfamato cinquemila uomini con cinque pani e due pesci. Non era forse già un segno sufficiente?

Per chi crede nessun miracolo è necessario ma per chi non crede nessun miracolo basta.