A scuola di sapienza – Giovedì XVII del T.O.

A scuola di sapienza… Ci porta qui il brano evangelico di questo giovedì. Una sapienza che assume sfaccettature varie.

A questa scuola veniamo anzitutto ammaestrati circa il fatto che il tempo che viviamo è tempo in cui gettare la rete, cogliere opportunità, riconoscere occasioni, non sentirsi arrivati. La vita, la sequela è un po’ come un continuo gettare una rete, con consapevolezza e con determinazione. Gettare la rete significa stare nella vita con atteggiamento di intraprendenza non aspettando che le cose accadano.

Alla scuola della sapienza evangelica scopriamo che questo è non solo il tempo in cui gettare la rete ma anche  il tempo della raccolta. So che non tutte le realtà saranno fruttuose e che non tutto è bello e buono, ma non devo giudicare subito e non devo evitare situazioni e persone. Il Regno dei cieli abita proprio in questa rete che affronto e che spesso è causa di ansie, di sofferenze, ma anche di gioia e di crescita. Tutto quel che vivo non è programmabile in anticipo, come se potessi prevedere esattamente cosa è buono e cosa è sbagliato ancora prima di viverlo.

In questo atteggiamento sono chiamato a lasciarmi istruire da Dio che individua spiragli di luce anche in fondo a esperienze e situazioni di tenebra. Il primo a gettare la rete, infatti, è Dio stesso e lo fa con larghezza e con fiducia: tanto è vero che in quella rete sono stato raccolto anch’io solo per questo gesto di magnanimità che egli ha compiuto.

La rete non sceglie, raccoglie. Le cose raccolte non si scelgono da sole, sono scelte dai pescatori e il loro giudizio è insindacabile: a loro spetta il compito di giudicare cosa conservare. Compito affidato a ciascuno di noi quello di valutare ciò che è da ritenere e ciò che è da lasciar andare. In questa prospettiva l’invito a essere svegli assume una connotazione di impellenza.

Tempo in cui gettare la rete, tempo di raccolta e, infine, tempo di cernita, questo che a noi è affidato.

Avete compreso tutte queste cose?

È la domanda che affiora sulle labbra di Gesù  nell’intimità della casa dove vede radunati attorno a sé i suoi discepoli. Di fronte a loro Gesù apre il suo cuore invitandoli a prendere coscienza della fortuna che è loro capitata nell’averlo incontrato.

Avete compreso? domanda Gesù. In realtà il verbo significa molto di più: siete capaci di stabilire connessioni nuove – finora insospettate – nella vostra vita? Siete in grado di gustare – ecco la sapienza, non  legata a una capacità intellettiva ma alla possibilità di sentire il sapore delle cose – ciò di cui siete protagonisti? Come a dire: vi rendete conto?

Intravvedere connessioni nuove gustando la vita: ecco il senso della vita cristiana che arriva a mettere in gioco tutto pur di non perdere questa occasione, questa opportunità.

C’è questa mescolanza di bene e di male. Anche, prima di tutto, nel nostro cuore. E discernere non è un compito facile.

Non esiste una realtà che raduni solo il bene, e neppure una realtà che raduni solo il male. Forse ce lo avevano fatto credere da piccoli, ma poi l’esperienza ci ha insegnato altro. Non è detto che tutto ciò che è antico sia oro, e nemmeno che tutto ciò che è antico sia da buttare, come non è vero che tutto ciò che è nuovo sia oro colato e nemmeno che tutto sia da buttare: “dal tesoro estrai cose nuove e cose antiche”.

È necessario discernere: sappiamo che ognuno valuta le cose con il metro che ha. Il nostro metro è il vangelo, lo stile del Signore Gesù. Ecco perciò l’invito a misurare ogni cosa così come risplende agli occhi di Dio.

Ci aiuta in questo Maria, sede della sapienza. Anch’ella confrontata con situazioni che se non valutate opportunamente volentieri sarebbero state rimosse. E, invece, il vangelo di Lc ce la consegna come colei che tutto trattiene nel suo cuore meditando, appunto provando a stabilire connessioni.

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