Guarigione e salvezza – XIII domenica del T.O.

emorroissaQuando guardiamo alla nostra esistenza, non possiamo non registrare come malattia e morte siano sempre in agguato, sempre all’erta per colpirci nei momenti più impensabili: un incidente, un malore, un male incurabile diagnosticato come un fulmine a ciel sereno e per contro, l’impossibilità della medicina, talvolta. Viviamo un profondo senso di impotenza e di paura nel non riuscire a dare a simili eventi la plausibilità di un senso. Ci sembra davvero che se un Dio ha da esserci, questi non può che essere uno che metta al sicuro, risparmi, preservi, eviti. Mentre sappiamo ogni giorno di più che così non è.

È vero: anche noi cristiani, messi alla prova, rischiamo di vacillare e di diventare analfabeti del vangelo. Dimentichiamo – per dirla con San Giovanni Paolo II – che “il dolore e la malattia fanno parte del mistero dell’uomo sulla terra”. Fatichiamo a comprendere che, pur lottando a ragione contro la malattia, il dolore ha bisogno di essere illuminato dalla fede per diventare capaci di leggere quale parola è rivolta a noi dalla sofferenza che bussa alla nostra porta. Bando, perciò, al mito che vorrebbe in qualche modo cancellare tutto ciò che porta la traccia del limite ricorrendo a soluzioni miracolistiche. Non siamo, forse, tutti ossessionati da quella operazione che va sotto il nome di cosmesi della morte? La morte è la cosa più certa della nostra esistenza eppure è la più rimossa dal nostro sguardo.

Non c’è male, non c’è limite, non c’è morte che non rappresenti per noi uno snodo esistenziale. Certo si tratta di eventi paradossali che rimandano a qualcosa che va oltre il loro mero accadere: si tratta di un invito all’incontro con la verità di se stessi, anzitutto, e di ciò a cui siamo chiamati. Vorremmo spiegarli, ma il loro senso non risiede in ciò che di essi riusciamo a capire. Dio stesso ci ha insegnato che quelle esperienze non vanno spiegate, anzitutto, ma assunte, attraversate e accompagnate.

Quando il dolore è illuminato dalla fede, ci si ritrova nella disponibilità ad accettare serenamente la pagina buia della prova, sapendo che questo ha nulla a che spartire con un atteggiamento ripiegato o rassegnato. Pur ricorrendo ai rimedi della medicina e pur facendo di tutto perché la scienza allevii la sofferenza, il cristiano sa che la soluzione ultima non risiede nella scienza medica ma nel rapporto con Gesù Cristo che non viene mai meno. Non è un caso che il vangelo distingua tra guarigione e salvezza. A che serve godere di una integrità fisica quando non si riesce più a comprendere a cosa è chiamato un corpo? A che serve un’ottima salute quando non si è in grado di fare della propria vita un dono? A che serve il miracolo di una guarigione se non si è in grado di uscire da una logica autoreferenziale? Una vita è salva, infatti, non quando finalmente è garantita ma quando è capace di riscattare la vita di qualcun altro.

Che cos’è la fede? È ciò che ci permette di non perdere la certezza di essere figli amati anche se attraversiamo la prova, la sofferenza e la morte. È ciò che permette di continuare a benedire il Dio della vita senza maledire un’esistenza che pure può essere stata faticosa e che forse ti riserva la pena di una morte lenta. È ciò che permette a un giovane di venti anni affetto da una malattia che lo avrebbe costretto all’immobilità, di testimoniare così: “Ho capito l’essenziale, che anche soffrendo si può amare: cosa m’importa allora morire a venti o a ottant’anni? Cos’altro posso aspettarmi dalla vita?”.

Soltanto abbi fede…

Una fede che sa osare anche di fronte ai tratti di una situazione senza ritorno. Mi pare sia questo il vero miracolo.

Proprio là dove c’è una impotenza confessata, c’è altresì una fede ostinata, quella fede capace di sperare contro ogni speranza.

Soltanto abbi fede…

Gesù sembra dire che non basta il gesto che può nascere dalla disperazione: occorre una fede capace di attraversare le notti della vita. È necessaria una relazione con Dio che superi la fase dell’epidermico, il momento della necessità e si misuri con la durata, con il tempo.

Soltanto abbi fede…

Non lasciar perdere quando tutto sembra finito perché volontà di Dio è che tu abbia la vita.

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