La non rassegnazione della fede – XIII T.O.

GiairoQuestione di vita o di morte. Questo era quello che si erano ritrovati a vivere, loro malgrado, Giairo e la donna da anni segnata da una malattia che menomava la sua femminilità. Qualcosa stava inghiottendo la loro vita e per questo, ingaggiando una vera e propria lotta contro la paura e la vergogna, scelgono di venire allo scoperto e decidono di consegnare la loro storia di morte a Gesù.

Purtroppo c’è sempre chi vorrebbe sollecitarti ad essere consapevole che c’è una soglia che non può essere varcata: Perché disturbi ancora il Maestro? Rassegnati, lascia stare. C’è sempre chi non riesce a fronteggiare le situazioni se non nello strepito e nel pianto lamentoso, incapace com’è di cogliere il senso di quello che sta per accadere proprio grazie a chi h avuto la forza di osare di più e di non ripiegare. C’è sempre chi con facilità passa dal pianto alla derisione irridendo quanto non rientra nelle proprie categorie di pensiero. Giairo e l’emorroissa, oltre a dover far fronte alla loro disperazione, devono misurarsi anche con chi finisce per essere solo di impedimento. La loro tenacia, dopo aver vinto la paura e la vergogna, ha la meglio anche sulle resistenze altrui.

Giairo e l’emorroissa, due non rassegnati, due che non si piegano alla ineluttabilità degli eventi, due che non accettano che i loro progetti e i loro legami debbano andare in frantumi, due la cui esistenza si snoda nel canale di quella fede che osa l’impossibile persino di fronte all’evidenza, quando non c’è più nulla da fare, due che non si lasciano morire. Se solo avessimo un po’ della loro determinazione e della loro tenacia che non ha paura di disturbare!

È la loro fede che prima intravede e poi ottiene l’impossibile, una fede nata dalla disperazione, una fede che non teme di infrangere regole e consuetudini.

Udito parlare di Gesù…

La fede nasce dall’ascolto. Questa donna che neppure la medicina è stata in grado di curare, non si è rassegnata a vivere così come la legge d’Israele obbligava. Anzi protesta, si ribella: ne è un segno proprio quell’avanzare tra la folla, toccando quindi diverse persone che venivano a contatto con lei. E se anche non dispone più di un soldo, non le è ancora venuta meno la riserva di speranza.

Apparentemente la sua è una fede ingenua, ma in realtà, la sua è una vera e propria protesta religiosa: non si rassegna a vivere condannata e segregata, come un cadavere ambulante, solo perché così prescrive un antico codice regolato da uomini. Di fatto, col suo avanzare in mezzo alla folla contagia tutti con la sua impurità ma nessuno se ne rende conto. L’unico ad accorgersene sarà Gesù allorquando si sentirà toccare il mantello.

Figlia, la tua fede ti ha salvata.

L’esclusa è ora al centro ed è chiamata figlia. Gesù le dà un nome – figlia – proprio là dove una folla anonima glielo aveva cancellato.

La donna si era messa alla ricerca di Gesù e lui non aveva fatto altro che restituirle il potere e la fiducia che esistevano in lei. Non era più schiava della sua malattia, non era condannata a vivere fuori dal cerchio sociale. La fede l’ha trasformata: la fiducia è ciò che salva e dà dignità alla persona. Gesù lo attesta chiaramente, mandando in frantumi proprio i rituali sacralizzanti e dunque emarginanti dell’antica legge del puro-impuro.

Non è stato il gesto di toccargli la veste a provocare il miracolo ma quel qualcosa che lei aveva dentro e che l’aveva messa in cammino fino a osare il gesto di intrufolarsi tra la folla e avvicinarsi a Gesù. Gesù la mette a parte di una indicazione molto importante: lei se ne sarebbe andata convinta unicamente della potenza che usciva da quel rabbi e invece doveva essere avvertita della potenza che c’era in lei e delle sue reali possibilità.

La tua fede…: quella che per la religione era soltanto una trasgressione da punire, per Gesù è fede che salva. Ecco perché Gesù manda in frantumi i rituali dell’antica legge. Non la manda dal sacerdote come era prescritto dal Levitico. Le dice di andare in pace: cioè può vivere allo scoperto, liberamente, senza bisogno di sottomettersi al controllo dei sacerdoti del tempio.

La tua fede…: una fede non fatta di proclami ma di gesti, non di parole ma del linguaggio di mani che toccano. Fin dove arriva la mia fede? E come si esprime?

“Continua solo ad avere fede”. Mi pare sia questo il vero miracolo.

Proprio là dove c’è una impotenza confessata, c’è altresì una fede ostinata, quella fede capace di sperare contro ogni speranza: Continua solo ad avere fede!

Continua solo ad aver fede! Gesù sembra dire che non basta il gesto che può nascere dalla disperazione: occorre una fede capace di attraversare le notti della vita. È necessaria una relazione con Dio che superi la fase dell’epidermico, il momento della necessità e si misuri con la durata, con il tempo.

Continua solo ad aver fede! Non lasciar perdere quando tutto sembra finito perché volontà di Dio è che tu abbia la vita.

La fede che è capace di trattare con Gesù solo gli affari possibili, non è fede ma timidezza, galateo (“non disturbare..”). La vera fede è quella capace di combinare con lui gli affari impossibili, gli unici che a lui interessino.

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