Segno di contraddizione – X del T.O.

Il santo vegliardo Simeone così aveva parlato del bambino presentato da Maria e Giuseppe al tempio: “Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele, come segno di contraddizione! Anche a te una spada trapasserà l’anima” (Lc 2,34-35).

La lettura di una persona, dei suoi gesti come delle sue parole, non è mai univoca, figurarsi se Gesù abbia potuto sottrarsi a una simile esperienza. Talvolta è più facile accusare che lasciarsi interpellare, più sbrigativo puntare il dito che accettare la fatica di essere messi in discussione. Gesù entra nella storia dell’umanità come una lama che taglia di netto il flusso degli eventi generando accoglienza o rifiuto, fiducia o rigetto aggressivo. A ragione Giovanni Papini lo definirà come «il più grande Rovesciatore, il supremo Paradossista, il Capovolgitore radicale e senza paura». La sua presenza impone il confronto: o lo ami o lo detesti.

Storia di ieri, storia di sempre. Accadeva ai parenti di Gesù e accadeva ai suoi strenui oppositori: per i primi era un pazzo, per gli altri un indemoniato. È uno scriteriato, uno da rinchiudere chi si dedica con tutto se stesso alle cose di Dio che poi coincidono con le cose vere degli uomini.

Indubbiamente il Signore Gesù non lasciava indifferenti se alcuni hanno osato addirittura abbandonare ogni cosa pur di stargli dietro. Aveva già dato prova della sua potenza quando nella sinagoga di Cafarnao aveva ridotto al nulla Satana che si era impossessato di un uomo. Il suo era un parlare diverso, come uno che ha autorità. Il suo modo di guardare aveva il pregio di portare alla luce situazioni e aspetti altrimenti rimasti nascosti. La sua presenza ridonava senso e speranza a chi si era rassegnato a veder svanire nel nulla i suoi giorni e i suoi progetti. Chi pretendeva di accostarlo secondo categorie solite durava non poca fatica proprio perché egli eccedeva ogni comprensione. La domanda che più volte il vangelo riporta a suo riguardo è proprio quella stupita di chi si chiede: “Chi è dunque costui?”.

Parasossalmente, proprio le parole dei suoi attestano una verità: Gesù è fuori di sé, il suo centro è altrove, è il Padre. E chi non accetta di misurarsi con lui fino in fondo, rischia di rimanere egli stesso fuori. Gesù “sta fuori” (come intende il verbo greco) non rispetto al buon senso dei suoi ma rispetto all’uniformità piatta alla quale vorrebbero ridurlo.

I segni che Gesù compiva su quanti pativano nella loro carne l’esperienza drammatica di una malattia o nel loro cuore quella dell’angoscia e della solitudine, erano evidenti. E, tuttavia, c’era chi, persino di fronte all’evidenza, non era disposto a rivedere il proprio metodo di approccio al reale. Una chiusura ostinata si era impossessata degli scribi che erano scesi da Gerusalemme. Una inimicizia assurda e una cecità invincibile li devastava se erano arrivati a concludere che il bene compiuto da Gesù non poteva venire da Dio ma dal suo nemico. Folle come ragionamento ma reale. Ci si può trovare di fronte alla luce e definirla tenebra, sperimentare i segni del bene e definirlo male: l’odio e il rifiuto possono arrivare a un tale livello da impedire persino a Dio di usarci ancora misericordia. Si possono avere gli occhi e si può scegliere di non vedere: ecco cos’è la bestemmia contro lo Spirito Santo, un peccato contro la verità e il suo rifiuto cosciente e consapevole. Chi chiude gli occhi alla luce non può accusarla di non illuminare!

Per questo Gesù, usando non poca pazienza, li chiama a sé proprio come prima aveva chiamato i Dodici, e con un ragionamento terra terra prova a portarli a cogliere l’illogicità del loro argomentare: “Può forse Satana mettersi conro Satana?”. Può il male vincere il male? O non è evidente che esso può essere sconfitto da uno più forte? Se Satana indietreggia è il segno che è giunto “uno più forte di lui”.  Tra Dio e il male non può esserci compatibilità alcuna.

Parenti e scribi perpetuano il dramma delle origini di voler prendere le distanze da Dio misconoscendo ciò che è costitutivo di ogni essere e che cioè la verità di ognuno di noi è data solo nella relazione mai interrotta con Dio. Mc annota finemente: “stando fuori”.

Non riconoscendo la novità di cui Gesù è portatore, non accettano la fatica di mettersi sulle sue orme: pretendono che sia lui a seguire loro. Finchè si resta fuori, parole e gesti di Gesù restano incomprensibili, irragionevoli. È solo chi accetta di misurarsi con lui che accede ad un grado di appartenenza che supera di gran lunga persino i legami del sangue. Giunge a questo nuovo grado di appartenenza solo chi accetta di uscire dai propri schemi  diventando capace di fare della propria vita un dono senza ridurre ogni cosa ai bisogni più elementari come prendere cibo.

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