Verificare o verificarsi – Sabato VIII del T.O.

L’incontro tra Gesù e gli scribi e gli anziani mette a tema il modo in cui noi stiamo di fronte a situazioni che non poche volte ci superano. La capacità di vedere oltre quello che accade sotto i nostri occhi, infatti, non s’improvvisa e non è affatto ovvia. Più volte Gesù esorterà i suoi interlocutori (discepoli compresi) ad alzare lo sguardo per andare oltre ciò che  si teme.

Il vangelo è tutto percorso dall’invito a cambiare visuale per poter cambiare atteggiamento. Lasciarsi interrogare e mettere in discussione dalla vita è un esercizio tutt’altro che spontaneo. La risposta degli scribi non a caso è una risposta da struzzo propria di chi non sa coltivare l’arte di alzare lo sguardo e riconoscere, con stupore, che il reale eccede le nostre aspettative e non può essere accostato con schemi obsoleti. D’altronde, non ci si può aprire allo stupore quando si sta nella vita sempre sulla difensiva. Guai a sedentarizzarsi nella lettura del reale! Guai a non avere lo spirito di chi continuamente accetta di essere messo in cammino dalla vita come accade! Guardare la vita così come si presenta a noi nella sua nudità significa rinunciare a garanzie ed abitudini che se da una parte rassicurano dall’altra riducono tutto alla nostra angusta misura. Esistono criteri più profondi anche se non convenzionali per interpretare la vita.

Quando non si è disposti a farsi mettere in questione si tocca con mano che il cuore è sempre più prigioniero di qualcosa che fa diventare contraddittori persino con se stessi. L’ipocrisia degli interlocutori di Gesù ha la sua radice nella paura. La verità, invece, esige un’accoglienza che mal si sposa con la paura e con l’indisponibilità a pagare di persona.

A chi vorrebbe chiudere il discorso attorno al tema dell’autorità, Gesù propone piuttosto di confrontarsi sull’autorevolezza che ha a che fare con la disponibilità a pagare di persona per ciò in cui si crede. Il problema, infatti, non è verificare ma verificarsi, spostando così l’attenzione su se stessi.

Difficilmente chi non ha occhi per guardare se stesso, ha un cuore capace di ospitare l’altro.