Lo stile di Maria – Conclusione mese mariano

visitazioneQuesta celebrazione di lode segna la chiusura ufficiale del mese dedicato alla Beata Vergine dei Miracoli. Lo avevamo aperto comunitariamente, la sera del 1 maggio, facendo nostro l’invito di Maria a Cana quando, sollecitando i servi, aveva loro detto: “Qualunque cosa vi dica, fatela!”. Prova a dare il permesso a Dio, avevo commentato.

Ora, giunti alla conclusione, vorrei che fissassimo la nostra attenzione sullo stile di vita di Maria. Esso si declina anzitutto come attenzione: quando capisce il bisogno in cui si trova l’anziana cugina Elisabetta, non tarda ad andare in suo aiuto, senza neppure essere stata sollecitata. Parte senza una effettiva richiesta di soccorso, non ha avuto bisogno di un invito. Non è forse in questo modo che si edifica una comunità, una famiglia, si vive un’amicizia?

Quando lo sguardo si nutre d’amore, non occorre neppure una comunicazione verbale: si comprende ciò che bisogna fare al di là dei segni che mi pervengono. A ragione i latini dicevano: “Ubi amor, ibi oculus”. L’amore riesce a vedere ciò che nessun altro sguardo sarebbe in grado di riconoscere.

L’attenzione, appunto. La persona attenta va oltre il dovuto, lo scontato: non si accontenta di salvare le buone maniere. L’attenzione è propria di chi è abituato a lasciarsi guidare dallo Spirito del Signore che continuamente spinge ad amare.

Insieme all’attenzione, la concretezza. Quante volte ci perdiamo dietro il desiderio del bene, il sogno di qualcosa di bello e, tuttavia, non esitiamo a muovere un dito perché esso cominci a realizzarsi! Quando viene a conoscenza della situazione reale della cugina, Maria non si nasconde dietro l’alibi della sua condizione e perciò non conosce quella terribile tentazione che ci attraversa tutti, la fuga dalla realtà. “In fretta”, perché, come dice sant’Ambrogio, “la grazia dello Spirito non tollera indugi”.

Insieme all’attenzione e alla concretezza, lo stile di Maria è uno stile gioioso: non fa le cose tanto per farle né perché lo impone la circostanza. La gioia – lo ricordavo nell’omelia di pentecoste – non è frutto di chissà quale espediente umano né dipende da chissà quale fortuna: essa nasce dalla certezza della presenza di Dio in noi. Dio c’è e tanto basta. Chi ha fatto esperienza di una simile grazia, non conosce riserve e non pone condizioni.

Insieme all’attenzione, alla concretezza, alla gioia, lo stile di Maria è fatto di tenerezza. Non crea distanze ma avvicina, tanto da far nascere lo stupore in chi ha modo di incontrarla: “A che devo che la Madre del mio Signore venga a me?”. Ci si trova, cioè, di fronte a qualcosa di altamente gratuito, di puro dono immeritato. Tenerezza è l’atteggiamento di chi non fa pesare ciò che fa e, perciò, suscita gioia in chi riceve quel gesto. Quando le relazioni non sono su questa lunghezza d’onda, o si creano dipendenze o si frappongono muri.

Caritas discreta, concreta, humilis et laetificans!

Com’è il mio stile? Sono capace di attenzione concreta, so riconoscere le domande espresse e quelle inespresse di chi mi sta davanti? Sono capace di coniugare rispetto e capacità di lasciare liberi?

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