La storia di una passione – SS. Corpo e Sangue

eucaristiaLa storia di una passione…

Ecco cos’è l’Eucaristia: il sacramento della passione di Dio per l’umanità. Essa raccoglie, sintetizza ed esprime una lunga storia di comunione sempre offerta da Dio a un uomo che, chiamato ad essere suo interlocutore, finisce per vivere nel sospetto dello stesso Dio. A quell’uomo incapace di godere della fiducia di Dio, a quell’uomo che pure si era macchiato di una colpa, Dio stesso aveva cucito vestiti perché non fosse vittima della vergogna di essere nudo.

L’Eucaristia racconta, ancora, l’alleanza offerta da Dio a un popolo che non avrebbe potuto vantare alcun titolo davanti a lui. Quel popolo, infatti, era il più piccolo fra tutti i popoli, l’umanamente inadeguato. Esso scoprirà ben presto di non riuscire a mantenere fede all’alleanza offerta da Dio. Proprio mentre Mosè sarà sul monte al cospetto di Dio, il popolo sentirà il bisogno di un idolo di metallo fuso. Ma neanche di fronte a questo – neanche di fronte alla violazione continua del patto – Dio smetterà la sua offerta. Così, proprio quando un popolo vìola costantemente la legge data da Dio, Dio “perdona e trasforma, ricostruisce e rinnova”.

L’Eucaristia racconta, inoltre, di un Dio che non si piega all’evidenza del reale ma inventa nuove vie possibili, fino ad allora impensate. E così donerà non più una legge scritta su tavole di pietra ma un dono impresso nel cuore stesso dell’uomo. E quando neanche questo salverà l’uomo dalla possibilità di venir meno a ciò che pure aveva promesso, ecco Dio di nuovo all’opera mentre prova a ritessere il legame, stavolta non più attraverso intermediari ma mediante il dono stesso del Figlio.

L’Eucaristia racconta di un Dio che a fronte della fatica dell’uomo a restare fedele, si fa carico della responsabilità di un’amicizia da ricostruire proprio attraverso l’umanità del Figlio Gesù. Racconta di un Dio che gioca tutto se stesso perché comprendessimo quanto egli ripeterà a Santa Angela da Foligno (1248-1309): “Non ti ho amato per scherzo”.

L’Eucaristia ci ricorda che c’è una misericordia che precede ogni nostra risposta e permane oltre ogni nostra risposta. Di fronte ai nostri occhi è dischiuso un orizzonte di senso grandioso, sempre disponibile a prescindere dalle nostre infedeltà o dai tradimenti, che neppure la nostra mediocrità o tiepidezza può modificare.

Credo sia sempre da contemplare con stupore il fatto che san Marco ricordi l’istituzione dell’Eucaristia proprio tra due episodi che ne sono l’antitesi se non addirittura la negazione: il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro e degli altri. Se Israele era inadeguato ad accogliere l’alleanza di Dio, non diversi saranno i discepoli. Forse abbiamo dimenticato troppo in fretta che Dio consegna la prima Eucaristia a una comunità che lo tradisce e che resta scandalizzata.

Come è strana la domanda che i discepoli rivolgono a Gesù: “Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?” (Mc 14,12). Nonostante il desiderio di associarli alla sua vicenda, Gesù deve ancora una volta toccare con mano la loro distanza rispetto a quello che egli sta per vivere: “Andate in città… Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?” (Mc 14,13-14).

L’Eucaristia racconta come sia proprio dell’amore mettere in conto che è necessario che muoia qualcosa di sé perché un altro possa vivere. Non c’è legame che, se vuol essere vero, non è chiamato a passare attraverso l’esperienza del sacrificio: l’amore si manifesta sempre attraverso la consegna di parti di sé cui siamo intimamente legati. L’amore non genera nulla se non lasciandosi consumare. Se siamo quello che siamo, se possiamo gioire di tante cose meravigliose, non è forse perché qualcuno, sulla scia del Signore Gesù, è stato nella vita con la capacità di lasciarsi consumare? Tutte le volte in cui riusciamo a stare nelle relazioni capaci di andare oltre un eventuale ostacolo, noi rinnoviamo la logica e lo stile del sacramento che stiamo celebrando.

Il catechismo ci ha insegnato quali sono le condizioni per fare una buona comunione (1. essere in stato di grazia e cioè senza peccato mortale, 2. sapere e pensare chi si va a ricevere, 3. essere digiuni da almeno un’ora). Ma guai se prima di quelle non ci attraversasse il desiderio di nutrirci della stessa passione che abita il cuore di Dio.

Non basta partecipare all’Eucaristia se non ci si lascia coinvolgere nello stesso gesto di offerta del Signore Gesù; non basta adorare il Sacramento se non ci si lascia trasformare da esso.

Sono disposto a lasciarmi trasformare in Colui di cui mi nutro?

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