Piccoli – Sabato VII T.O.

afghan-childrenUna questione per persone mature, un discorso per adulti: questo era ciò che i discepoli pensavano a proposito di Gesù. Quell’uomo, infatti, suscitava non pochi dibattiti visto ciò che riusciva a compiere sui malati, sugli indemoniati. Che potevano avere a che fare con tutto questo dei bambini? Sarebbero stati solo di imbarazzo, un fastidio. Accostarli a Gesù sarebbe stato persino “inappropriato”. Coloro che glieli portavano, però, avevano compreso, a questo riguardo, più dei suoi stessi discepoli.

Gesù ne veniva da un incontro con persone dal cuore ristretto incapaci di fare esperienza della gioia suscitata dalla sua presenza. Nel cuore di quegli uomini abitava l’ipocrisia del culto perfetto, il perbenismo dovuto all’osservanza ostentata di tradizioni e di leggi. E i discepoli non trovano di meglio che sgridare i bambini. Non avevano capito che Dio si è rivestito di debolezza e di piccolezza perché nessun piccolo patisse il peso della sua distanza. Quel rimprovero dei discepoli traduce molto più che un senso di fastidio: esprime, infatti, la perenne tentazione da parte dell’uomo di rifare grande Dio, di rifarlo regale, intangibile, in una parola di “sacralizzarlo” proprio mentre egli continua a umanizzarsi.

Lasciate che i bambini vengano a me… di quelli come loro è il regno di Dio… Altrove dirà che è necessario diventare come bambini se vogliamo avere accesso nel suo regno.

Gesù aveva davanti a sé persone che presumevano di ereditare il regno di Dio in base alle loro opere. I bambini, invece, lo accolgono con semplicità e umiltà, senza vantare titoli di merito. Il discepolo che accetta di farsi bambino è connotato da uno stile di umiltà, di fiducia, di superamento di riserve, di consegna e abbandono nelle mani di Dio.

Dio non si lascia toccare dalle nostre presunte grandezze ma, nella sua compassione infinita, si ferma soltanto dinanzi alle nostre fragilità e alle nostre infermità. La sua benedizione è per i piccoli.

Dei bambini Gesù mette in luce non il candore ma la semplicità con cui si lasciano prendere e toccare.

Dei bambini ama lo stupore, la loro capacità di meravigliarsi.

Dei bambini ammira l’assenza in loro dello spirito di sopravvivenza: sono privi di resistenze, di timori, di pregiudizi. Essi, infatti, si abbandonano con fiducia tra le braccia di chi li ama.

Dei bambini esalta la predisposizione ad accogliere, a credere, a voler capire, vedere.

Il vangelo manifesta una predilezione evidente per tutto ciò che è piccolo. Come ignorare l’amore di Gesù per le creature fragili, per gli inizi incerti eppure tenaci, per il segreto di vita e di futuro che le piccole cose custodiscono? Il bambino, il povero, il piccolo seme, il granello di senapa sono sempre sotto uno sguardo di benedizione  che riesce ad intravvedere, proprio dietro un’apparente insignificanza, delle virtualità segrete e promettenti.

Il vangelo non restituisce mai un tratto di vergogna per la misura della piccolezza quando questa si manifesta o sul piano della quantità o sul piano dell’efficienza.

Le nostre proiezioni ci hanno sempre spinto a pensare Dio come al di là della misura più grande. E invece Dio si mostra da sempre “convertito” al fascino della piccolezza.

“Nulla dell’Altissimo può essere conosciuto se non attraverso l’Infinitamente Piccolo, attraverso questo Dio ad altezza di bambino, questo Dio raso terra dei primi ruzzoloni” (C. Bobin).

Diventare piccoli: questo è il segreto  della nostra grandezza.

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