Fidarsi – Martedì III di Pasqua

paneQuale segno tu fai perché possiamo fidarci?

Ecco qui la pretesa di fondare la propria fede sulla base di prodigi straordinari. Ma per chi sta nella vita con l’animo chiuso non c’è segno che tenga se non è bastato il segno di aver sfamato una folla di cinquemila persone con cinque pani e due pesci. Per quella folla non erano abbastanza neanche le dodici ceste avanzate. Il problema, infatti, non è il segno in sé ma la mia capacità di fidarmi lasciando parlare la vita, gli eventi, le persone, le situazioni. È vero: siamo a contatto con Dio molto più spesso di quanto crediamo ma non è scontato accorgercene. Non era forse accaduto così a quella folla? Per chi sta nella vita con animo grato e non con un cuore asservito, tutto parla, tutto è segno: dallo sguardo di una persona a una parola detta con tono mite, dal gesto di tenerezza a una intuizione che attraversa il tuo cuore. Perché anche così Dio sta saziando la tua fame. Beato te se non ti scandalizzi della fragilità del segno!

Ripenso così ai tanti segni disseminati con liberalità dal Signore nella mia esistenza. E ripenso al mio essere testardo e incirconciso nel cuore e nelle orecchie, sempre pronto a opporre resistenza allo Spirito, per usare le parole di Stefano riportate dalla pagina di Atti.

…il Padre mio vi dà il pane dal cielo… Due parole molto semplici che sono la chiave per comprendere il vangelo: Dio non chiede, Dio dà. Dio non pretende, Dio non esige, Dio dà. Dio dà vita.

Signore, dacci sempre di questo pane… Io sono il pane della vita.

Non abbiamo bisogno di qualcosa che soddisfi la nostra fame, ma di qualcuno. Non c’è realtà che ci soddisfi, non c’è affetto che ci appaghi. Tutto attorno a noi ci attesta: Accontentati. Ma il nostro cuore è molto più largo per potersi rassegnare ad accontentarsi. È fatto per altro. Sant’Agostino dirà: è fatto per Te ed è inquieto finché non riposa in Te. Abbiamo fame di un altro pane che indica amore, senso, libertà, coraggio, pace, forza. Questo pane è il Signore Gesù, il pane della vita.

A quella folla Gesù aveva indicato la strada della condivisione, del non trattenere nulla per sé. E oggi si spinge più oltre: sono io il pane di vita. Lui si fa pane per la fame di un popolo. E l’invito è non a dare qualcosa di sé ma a dare se stessi. Invito a sottrarsi alla categoria della dipendenza per entrare nella logica del dono reciproco.

Pane di vita per altri: solo questo fa gustare già qualcosa del regno che Gesù è venuto a inaugurare. Questo è uno stile eucaristico di vita: certo, segno piccolo, fragile, povero. Sulla linea del vangelo. Segno non scontato. E, infatti, risuona puntuale l’invito a credere. Credere che Dio abbia scelto il segno Gesù per manifestarsi. Credere che Dio abbia scelto me, ciascuno di noi per saziare la fame di quanti la vita ci mette accanto. Credere che qualcosa possa cambiare nella misura in cui qualcuno inizia a decentrarsi, proprio secondo lo stile del Maestro.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Rosaria Montefusco ha detto:

    Grazie Signore, si tu sei il pane della vita della nostra anima. Il tuo grande amore per noi sulla croce, per donarti tutti i giorni nella divina eucaristia, pane del cielo.

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