acasadicornelio

Quello che a prima vista potrebbe sembrare un titolo per "iniziati" vuol essere, piuttosto, un invito a riconoscere e comprendere che, molto spesso, lo Spirito del Signore – proprio come con Pietro in casa del centurione Cornelio (cfr. At 10,1-44) – ci ha già preceduti nella storia di tanti uomini e donne che con docilità si sono aperti alla sua azione, scoprendo, così, che Dio non fa preferenze di persone. Per questo non spetta a noi porre impedimento a Dio (At 11,17)… Antonio

A scuola di sproporzione – Venerdì II di Pasqua

mani tese1Aveva offerto ai suoi di ritorno dalla prima avventura missionaria, una vera e propria possibilità di riconsiderare quanto avevano vissuto. Gli aveva suggerito di ritirarsi in disparte, con lui. Tuttavia, la folla li aveva preceduti consegnando a Gesù il suo bisogno di ritrovarsi attorno a qualcuno che avesse a cuore la dispersione in cui versava (come pecore senza pastore). E mentre tutto sembrava mandare a monte l’intento di un tempo di stacco, proprio quell’incalzare della folla era diventato l’occasione perché gli apostoli potessero compiere un vero e proprio percorso di fede, lo stesso proposto a noi dalla liturgia odierna. Un percorso che chiedeva a loro – e continua a chiederlo a noi -, di passare dall’atteggiamento di Filippo a quello di Andrea, per poi diventare capaci di condivisione come il ragazzo dei cinque pani e due pesci.

Gv non tace l’intento reale dell’episodio: diceva così per metterlo alla prova. La prova è sempre un momento di verità per vagliare ciò che ognuno di noi porta nel suo cuore (cfr. Dt 8,2). L’invito che vi soggiace è quello di verificare se davvero stiamo facendo nostri i pensieri di Dio o se, per caso, la nostra sequela abbia poco del discepolato. Può accadere, infatti, di condividere la vita con il Maestro mettendo i passi dietro di lui (sequela) e di non condividerne lo sguardo, il pensiero, lo stile, il modo di misurarsi con il reale (discepolato).

Il momento è delicato: la folla non ha manifestato alcuna richiesta esplicita. È Gesù che coglie l’implicito di quella massa anonima: già da interpretare quel continuare a seguirlo senza neppure preoccuparsi del cibo. E vorrebbe associare i discepoli anzitutto in quello sguardo capace di andare oltre la superficie. Lo stesso sguardo di Maria, come Dante ricorda: La tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre (Paradiso, XXXIII).

Da dove troveremo… La domanda di Gesù mira a far emergere la presunzione di un’autosalvezza: attenzione, sembra dire Gesù, a fermarvi alle sole risorse umane!

Certo, la scena iniziale ha tutti i tratti dell’inverosimile oltre che del ridicolo. Come contestare il realismo di Filippo, il quale non tarda a far notare che è impari il voler provvedere alla fame di un intero popolo quando non si ha nulla a disposizione? Il realismo non ammette altra via di uscita che il ripiegare verso un atteggiamento dimissionario che, tuttavia, appare il più sensato: congeda la folla, è detto altrove. Ognuno provveda da sé.

Filippo ci impersona non poco: da uomo pratico qual è, incarna il tipico atteggiamento di chi è capace di analisi puntuale delle situazioni, ma al contempo ammette di non disporre delle risorse necessarie per farvi fronte. Filippo, ovvero la realtà vista con gli occhi di quel sistema che tutto riduce a calcolo.  Si lamenta ma non presenta alcuna soluzione. Conosce il problema ma non si sente coinvolto. Il problema reale, secondo Filippo, sono i mezzi, mancando i quali meglio evitare di mettersi in gioco. Per Filippo qualcosa può mutare solo se c’è un maggior dispiegamento di energie.

Andrea, invece di lamentarsi, tenta una soluzione, anche se esterna a sé: chi dispone, condivida. Sa di conti e perciò si ferma anch’egli al calcolo: quando si dispone di poco, cosa può accadere? Troppo grande è il problema per pensare di affrontarlo ricorrendo a un bambino!

Tanto Filippo quanto Andrea non sono in grado di stare di fronte a quella situazione da discepoli. Eppure hanno già assistito ad altri segni nei quali il Maestro ha fatto fronte alla realtà provando a guardarla da un’altra prospettiva che non sia quella del calcolo delle possibilità umane. Pur avendo intrapreso un cammino di sequela, la constatazione aritmetica ha la meglio su quella della fede.

Solo un ragazzo diventa lo snodo di una situazione che poteva prendere tutt’altra piega se Gesù avesse accettato e condiviso l’analisi di Filippo e di Andrea. Un piccolo mette a disposizione il poco che possiede senza nascondersi dietro il pretesto dell’inadeguatezza.

Quel ragazzo rappresenta l’atteggiamento di chi manda all’aria la convinzione che la soluzione dei problemi vada cercata altrove perché di certo non è nelle nostre mani. A una lettura meramente economica, il gesto di quel ragazzo era da bollare come ingenuo e perciò illusorio. Eppure quanta lungimiranza in quell’accettare di disfarsi del poco di cui disponeva, senza pretendere di soddisfare esclusivamente la sua fame! Quel piccolo non condivide il superfluo: mette in gioco il necessario! Quel ragazzo fa comprendere che non è soltanto il denaro la risposta giusta alle situazioni: c’è qualcosa di previo da condividere, noi stessi. Finché non accade questo, le soluzioni saranno sempre e solo eventi sporadici, anche puntuali, ma incapaci di mettere radici e di avviare un nuovo corso degli eventi. La soluzione ha inizio là dove qualcuno accetta di perdere fidandosi del fatto che il Signore ama chi dona con gioia.

Il ragazzo rappresenta una diversa via d’uscita: oltre il calcolo. Tra la disperazione da una parte e la presunzione dall’altra, c’è l’umile consapevolezza che, come Gesù non ha disprezzato la povertà dell’offerta del ragazzo, così si serve di tutto ciò che liberamente gli si mette a disposizione.

Quel ragazzo è figura dello stesso Signore che sta di fronte all’umanità senza riserve. Nulla di nuovo accade nella vita se restiamo bloccati alla categoria del calcolo. Tutto, invece, è possibile allorquando la fede in Gesù illumina di senso gli imprevisti della vita, letti come occasione per verificare ciò che davvero portiamo nel cuore.

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Un commento su “A scuola di sproporzione – Venerdì II di Pasqua

  1. Rosaria Montefusco
    aprile 13, 2018

    Gesù non disprezza la nostra povertà perché tutto ci viene donato sa lui.grazie Signore.

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Questa voce è stata pubblicata il aprile 12, 2018 da in Omelie.
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