Di questo voi siete testimoni – III di Pasqua

Jesus_ressusciteMai rassegnato il nostro Dio, mai ridotto alla constatazione risentita e amara che tanto non ne vale la pena. Ne vale sempre la pena. Comunque. Di questo voi siete testimoni. Testimoni, cioè, di una vita che riparte, ha nuovi inizi, accoglie possibilità inedite.

Occasioni ne aveva offerte: alle donne, ai due di Emmaus, a Pietro e a Giovanni, ai dieci, a Tommaso. Eppure… nessuno esente dalla fatica a credere: sconvolti e pieni di paura si ritrovano ancora i discepoli. Son lì che parlano di ciò che era accaduto lungo la via e stentano ad aprirsi alla fede. Brucia ancora tanto la ferita di quella fine ignominiosa. Quando poi Gesù mostra loro le mani e i piedi la gioia che pure ha la meglio, li trattiene. È difficile essere generati alla fede. Altro che tombe scoperchiate all’improvviso. Qui nessuna evidenza schiacciante.

E poi quel suo venire in mezzo a loro a offrire ancora una ennesima possibilità nel gesto di chi dice: pace a voi. Pace data non come la dà il mondo, frutto di accordi bilaterali. No. Quella di Gesù è possibilità di riprendere a sperare senza permettere che il male radichi nel proprio cuore. Offerta unilaterale, anzitutto.

Poi ancora quel suo avere a cuore le ragioni del turbamento dei discepoli e dei loro dubbi: perché? Chiede loro Gesù.

Forse si sarebbero aspettati ben altre parole – come era logico, d’altronde -, tanto era stato il peso di quel loro fuggire. E invece no. Deve essere rimasto impresso indelebilmente nel cuore di Giovanni questo modo altro di presentarsi di Gesù se arriverà a scrivere nella sua prima lettera: se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre. Di questo voi siete testimoni. Testimoni di un Dio che accoglie chi ha tradito.

Che siano ancora accolti lo attesta quel suo mangiare davanti ai suoi discepoli. Il mangiare insieme è il segno di una comunità ricostituita, di un legame riannodato. Quanto altro c’è dietro l’annotazione riportata da Lc circa quel pesce arrostito che Gesù chiede! Chiede, cioè, di ridiventare partecipe del loro quotidiano. E così si ritrovano commensali di colui che solo pochi giorni prima avevano abbandonato e non riconosciuto. Di questo voi siete testimoni.

Ai discepoli impauriti Gesù dice: Sono proprio io… Mostra cioè che vale la pena dare la vita per gli altri. La risurrezione, infatti, non è la vittoria dei forti, non è la possibilità di scampare un pericolo ma la vita che sperimentano coloro che pure hanno conosciuto il dramma del rifiuto e della morte. Gv dirà che sappiamo di essere passati dalla morte alla vita se amiamo i fratelli. Non è un miraggio quello di cui siamo testimoni, ma qualcosa di tangibile. È l’amore per l’altro che ci permette di dire che non siamo discepoli di un fantasma.

La comunità cristiana costituita segno di una vita che mai viene annientata anche quando tutto dovesse portare i segni tangibili di una sconfitta. Vita ricomincia da altrove, altrimenti, non evitando la riprovazione ma attraversandola, qualora dovesse fare capolino nella nostra esistenza. Di questo voi siete testimoni.

E poi la capacità di rileggere il passato non come pura successione di eventi ma come realtà all’interno della quale riconoscere che la vita passa solo attraverso un morire a quell’istinto di preservarsi che tanto abita le nostre giornate. Di questo voi siete testimoni.

Quanto avremmo bisogno di essere aiutati in una diversa lettura del reale! Invito all’intelligenza, quello rivolto dal Signore Gesù il quale, se di una cosa rimprovererà i suoi, sarà proprio per questa mancanza di collocare le cose nel loro insieme, senza fermarsi ad una lettura cronachistica dei fatti. Il frammento nel tutto. “La necessità e il bisogno non come luogo di costrizione, ma come luogo di trasformazione e di offerta di sé”. Di questo voi siete testimoni.

Quel giorno – dopo aver loro partecipato il dono della pace – Gesù abilitava i discepoli ad annunciare ad ogni uomo la conversione: gli uomini sono in grado di vivere diversamente, con amore e gratuità. A chi vorrebbe lasciare le cose come stanno, fuori e dentro la Chiesa, i discepoli annunciano che un mondo nuovo è possibile: di questo voi siete testimoni. Testimoni perché noi per primi siamo il segno che l’ultima parola sulla nostra vita non è il limite, la fragilità, la propria chiusura. L’ultima parola è il perdono dei peccati. Dio ama l’uomo così com’è, senza imporgli nulla: anche al peccatore Dio fa del bene, lui che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Di questo voi siete testimoni. Noi il segno che siamo stati accolti quando – dirà Paolo – eravamo per natura meritevoli d’ira.

Di questo voi siete testimoni, di accoglienza incondizionata. Per tutti.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Rosaria Montefusco ha detto:

    Gesù donaci la pace nei nostri cuori, la pace di non odiare, di non essere violenti, di non bestemmiare, di non calunniare, di non giudicare, una pace dell’anima. Ma questa si trova se ci abbandonano a te se ci facciamo cambiare da te pregando e ricevendo la medicina della pace nell’Eucaristia. Grazie Signore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.