A partire dai piedi – Giovedì Santo

lavandaA partire dai piedi…

Ma perché proprio dai piedi? Sconcertante e incredibile il gesto di quella sera. Folle, per questo impossibile da capire: quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo…  Lui, il Signore e il Maestro, sceglie di rivestire il ruolo dello schiavo perché tutti potessimo toccare con mano fino a che punto siamo da lui accolti, a partire da quello che siamo. Da quella sera lo stato sociale è invertito: se il Signore ha assunto il ruolo del servo, io ho ricevuto la dignità del signore. Più avanti spiegherà quel gesto quando commenterà dicendo: non vi chiamo più servi ma amici. L’amicizia è fuori da logiche di dominio e di sfruttamento. Proprio perché all’amico sta a cuore il bene dell’altro, Gesù accetta di mettersi a servire.

Non fatico a comprendere la reazione di Pietro: tu lavi i piedi a me? Dio in ginocchio! C’è di che tremare!

Pietro intuiva che quel gesto non avrebbe lasciato intatto nulla. Tu lavi i piedi a me? No, Signore, non è possibile. Se tu fai questo, io impazzisco. Pietro aveva capito che quel gesto significava ben altro: lasciati amare come Dio ha scelto di amarti, non già come tu avresti preferito. Lasciati amare a partire dai piedi. Ma questo sovverte tutte le leggi della vita!

L’amore inizia proprio dai piedi, da ciò che di noi è più coperto di polvere e di fango. Inizia da ciò che volentieri nasconderemmo a noi, anzitutto, perché è ciò di cui più ci vergogniamo. Difficile farsi amare a partire dai piedi. Lavare i piedi significa lavare tutti i percorsi di quei piedi. E mentre lava i piedi degli apostoli, Gesù non chiede credenziali. Non domanda: da dove vieni? Non attesta: sei degno di essere lavato perché hai percorso sentieri luminosi, strade senza deviazioni. Gesù lava quei piedi, qualsiasi siano stati i cammini compiuti fino a quel momento e pur sapendo quali vie essi imboccheranno ancora: alcuni quella della fuga, uno quella del tradimento, l’altro quella del rinnegamento. Perché questo è l’amore: mettersi in ginocchio.

Il Maestro non è né sorpreso né scandalizzato dalla fragilità dei suoi. È Pietro, invece, ad esserne scandalizzato. In qualche modo è come se Pietro avesse sognato un giorno in cui quei piedi non avessero conosciuto più strade di fatica, percorsi di sudore, quasi fosse possibile immaginare un non entrare a contatto con esperienze di contraddizione, quasi fosse possibile chiedere ai piedi di non contaminarsi a contatto con la strada. Impossibile! Infatti, mai pensiero magico fu più illusorio! Pietro – e noi con lui – fatica a stare a contatto con se stesso, con la sua parte più fragile, quella che gli crea non poche difficoltà.

I piedi gli ricorderanno sempre che il rinnegamento o la fuga non saranno soltanto la svista di un momento e perciò una parentesi da archiviare in tutta fretta. Dipendesse da lui, Pietro rimuoverebbe volentieri la reale consistenza della sua umanità. Più volte Gesù aveva fatto capire a Pietro e agli altri che i loro piedi si sarebbero addirittura alzati contro di lui: anche l’amico in cui confidavo, anche colui che mangiava il mio pane alza contro di me il suo calcagno. Essi però non potranno ammettere un simile risvolto delle cose. E, tuttavia, ben presto dovranno arrendersi alla realtà dei fatti. Accade anche a noi che la vita si incarichi di metterci davanti a noi stessi, talvolta senza troppi riguardi: la vita ci butta in faccia ciò che le nostre illusioni avevano preteso di tenere a distanza o di negare.

Pietro aveva sempre sostenuto di non essere come gli altri: i suoi piedi non si sarebbero mai voltati contro il Maestro. Ma la realtà gli farà comprendere addirittura di essere peggio degli altri i quali si accontenteranno di fuggire.

A Pietro – e a noi – fa problema la nostra debolezza, ma non al Signore. Vorremmo volentieri risolverla o eliminarla: il Signore Gesù, invece, ci invita ad assumerla e a portarla. Certo, i nostri difetti vanno colmati, le zone deboli rafforzate, ma guai a perdere la consapevolezza che lo scarto tra l’ideale professato e il reale vissuto permarrà. La nostra è sempre storia di grazia e di peccato, di aspetti meno gradevoli e di altri più armonici, di punti di forza e di punti deboli. Il riconciliarci con i nostri limiti non è una sorta di sconto a noi concesso per abbassare il prezzo del cammino dietro il Signore Gesù o il cammino verso la maturità umana. Forse che i piedi di Pietro lavati durante la cena non imboccheranno la strada della fuga? Pietro resterà quel che è, sempre bisognoso di essere avvolto dall’acqua del perdono. Ma d’ora in poi saprà che anche i passi del suo vagare sono contati, saprà che qualcuno custodisce ogni suo passo, che qualcuno è sempre pronto a lavare i suoi piedi.

È negli aspetti di noi più desolati e ombrosi che il Signore fa scorrere la sua tenerezza. Nulla di noi è indegno del suo amore. Tutto di noi è amabile dal momento che l’amore del Signore arriva fino all’estremo.

Il gesto che Gesù compie ricorda che per farsi servi è necessario una spoliazione. L’altro lo si incontra in profondità nella misura in cui accade questo spoliazione, nella misura in cui deponiamo difese e corazze assunte a protezione.

(Antonio Savone)

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