Premurosamente e incessantemente – IV di Quaresima

“Premurosamente e incessantemente”, così il Libro delle Cronache descrive il modo in cui il Signore ha a cuore la sorte del suo popolo. “Premurosamente e incessantemente”, gli avverbi dell’amore vero.

“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”, ripeterà la volpe al Piccolo Principe. A misurare quanto qualcuno ci stia a cuore, infatti, è proprio l’intensità/qualità del rapporto e la durata, ossia la capacità di non fermarsi al primo ostacolo. Quanto tempo ha perso Dio per me, per la mia storia! Ne ha perso così tanto da farmi diventare unico per lui. Non cominciano così le nostre storie d’amore, dal tenere così tanto a qualcuno da smarrire persino la cognizione del tempo?

“Non esiste la mancanza di tempo, esiste la mancanza di volontà. Perché quando le persone vogliono, il tramonto diventa alba, martedì diventa sabato e un momento diventa un’opportunità”.

Qualcosa di simile si sentì dire il maestro Nicodemo andato da Gesù di notte per paura che qualcuno venisse a conoscenza della sua simpatia verso di lui. Era stato colpito da Gesù: mai più avrebbe pensato che alla sua età dovesse conoscere una vera e propria crisi di fede. Cos’era accaduto? Gesù aveva spostato l’attenzione dalla legge al volto, da quello che tu devi fare per poter finalmente piacere a Dio a quello che Egli fa per te.

Caro Nicodemo, non accade nulla finché ti limiti a compiere ciò che è prescritto in una norma. La norma, infatti, aveva stabilito che ciascuno fosse ripagato secondo le proprie azioni e, invece, Dio l’aveva superata non trattandoci in base alle nostre colpe.

Voler bene non basta, amare non è sufficiente. La differenza la fa il di più, il tanto, anzi il “così tanto”. E come si declina il “così tanto”? Esso si dispiega nell’osare di più, nel fare un passo non previsto, nel prendere una iniziativa insperata, nell’ingrandire quello che già è stato partecipato.

Non bastavano forse i patriarchi, i profeti per esprimere la cura e la premura di Dio verso Israele? No, non bastavano: è solo quando tu riesci a indossare i panni dell’altro e provi a camminare con le sue stesse carpe che arrivi a condividere qualcosa della sua vicenda. Poiché “così tanto Dio ha amato il mondo”, non ha avuto paura di intraprendere la più folle delle avventure: assumere la nostra stessa condizione, dal di dentro, proprio come ciascuno di noi. Che amore è se non è esagerato? Che amore è quello che non ti fa fare delle pazzie?

Così tanto ha amato il mondo che ha avuto attenzione e rispetto per la condizione di ognuno senza dettare una tabella di marcia altrimenti impossibile: “porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri” (Is 40,11).

Così tanto ha amato il mondo da non costringere nessuno ad accogliere questa offerta declinata sempre secondo il “se vuoi”.

Così tanto ha amato il mondo da accogliere ciascuno nella compassione dello sguardo prima ancora che del gesto.

Così tanto ha amato il mondo da non leggere mai nessuno secondo la gravità delle sue azioni ma in base alle potenzialità nascoste del suo cuore: “Va’ e non peccare più… Zaccheo scendi subito… Dammi da bere… Metti qua il tuo dito…”.

Così tanto ha amato il mondo che persino di fronte alla certezza di ciò che l’amico tramava nei suoi confronti, non ha esitato a offrirgli il boccone della comunione e a ricevere il bacio del tradimento.

Così tanto ha amato il mondo che nell’abbandono e nella responsabilità conclamata ha saputo usare solo parole e gesti di perdono: “Non sanno quello che fanno… Oggi, con me, nel paradiso”.

Così tanto ha amato il mondo da dare se stesso non a chi finalmente avrebbe avuto attenzione e cura verso di lui ma proprio a chi di lì a poco se ne sarebbe disfatto come la più falsa delle monete.

Così tanto ha amato il mondo da diventare nelle tue mani ciò che tu stesso scegli di farne.

Così tanto ha amato il mondo da ospitare nel suo cuore tanto chi rimane quanto chi si perde, tanto chi corrisponde quanto chi recalcitra.

Così tanto ha amato il mondo da rilucere in tutto il suo splendore proprio quando esso sembra essere oscurato e distrutto.

Così tanto ha amato il mondo da desiderarne sempre il riscatto e la salvezza, fino alla fine, lasciando a te la decisione di rispondere se con le lacrime di Pietro di fronte allo sguardo di Gesù nella passione o con il rifiuto ostinato di Giuda quando si sente chiamare “amico”.

Così tanto ha amato il mondo da condividere non solo la tua vita ma addirittura la tua morte.

Così tanto ha amato il mondo da lasciare a te la decisione: la pienezza di vita o l’abisso del nulla.

Così tanto ha amato il mondo… Premurosamente e incessantemente.

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