Partire e alzare lo sguardo – IV di Quaresima

DioHaTantoAmatoIlMondoDaDareIlFiglioUnigenitoUna sorta di filo rosso percorre tutti e tre i brani della liturgia della Parola di questa domenica: Dio non si rassegna alla situazione di morte in cui si trovano tutti gli uomini e per questo reagisce sempre con premura e con compassione.

Paradossalmente, proprio quando quel vaso di argilla che è la nostra vita si rompe, il tesoro della sua fedeltà e del suo amore riluce in tutto il suo splendore. Dio non si rassegna mai alla piega che prende la storia, non si scoraggia neppure di fronte al nostro rifiuto e per questo riprende sempre il discorso con chi ha conosciuto l’amara esperienza della fragilità e della caduta. L’ultima parola sulla storia del singolo uomo come dell’intera umanità non spetta mai all’infedeltà o alla morte: la porta del cuore di Dio, infatti, rimane sempre aperta. Per questo l’esperienza del limite e della contraddizione non va letta come un impedimento ma come occasione per toccare con mano fino a che punto io stia a cuore a Dio.

Attraverso la voce dei profeti, il Signore aveva fatto di tutto per impedire che Gerusalemme venisse distrutta. Aveva visto gli uomini chiudere gli occhi dinanzi alla luce e neanche in quel frangente aveva ritirato da loro la sua fedeltà: se noi manchiamo di fede – ripeterà Paolo in 2 Tm2,13 – egli però rimane fedele perché non può rinnegare se stesso. E così, proprio nel silenzio della distruzione avvenuta, quando sembrava impossibile intravedere una pur timida possibilità di ripresa, per Israele risuona ancora una parola di speranza: il tempo delle mancanze e della disobbedienza è già il tempo che prepara e prelude a una novità e a un cambiamento. Là dove l’uomo persegue progetti mortiferi, Dio tesse occasioni nuove perché egli scelga esperienze di vita. E, guarda caso, tali occasioni sono tessute da Dio persino attraverso chi non lo ha mai conosciuto. Cos’era mai il re Ciro se non un re pagano? Eppure… Penso alle tante voci profetiche, magari anche pagane (situazioni a cui difficilmente conferiremmo diritto di parola), che ancora si levano nella nostra vita per invitarci a riprendere coraggio, a ritrovare la gioia di appartenere al Signore.

E se nel crollo di tante nostre sicurezze storiche fosse insita la possibilità di una nuova svolta per la storia? Non ci accada quello che tante volte è accaduto nella storia, di subire gli eventi, ma di riconoscerli e attraversarli.

Come è possibile? si chiedeva stupito e incredulo il maestro di teologia. Come è possibile? continuiamo a chiederci noi. A Nicodemo e a noi Gesù parla addirittura di una necessità che le cose vadano in tal senso: è questione di vita o di morte (bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato…). È soltanto il suo entrare personalmente nella esperienza della smentita che inverte l’orientamento della storia dell’umanità: dall’odio all’amore, dalle tenebre alla luce, dalla condanna alla salvezza, dalla menzogna alla verità. È il paradosso della fede cristiana: a salvarci è ciò da cui immediatamente è venuta a noi la rovina. Se solo avessimo uno sguardo di fede!

Davanti alla croce, Nicodemo prima, ognuno di noi poi, è invitato a mettersi in crisi, a ridiscutere tutto ciò che nella sua vita è ancora nel segno dell’ambiguità. Metro di giudizio su di sé la croce del Signore Gesù. Certo, è più comodo restare ancorati al proprio vecchio modo di guardare le cose. Ma sulla lunghezza, il rimanere sulle proprie, vuol dire rimanere eternamente appesi alla domanda che si porrà Pilato: che cos’è la verità? senza mai decidersi a compierla.

Per questo è necessario non abbassare gli occhi: la croce va guardata senza paura per quanto sia uno spettacolo drammatico. In quella realtà che racchiude tutto il male di cui l’uomo è capace, tutta la violenza che può abitare nel cuore dell’uomo, lì si manifesta altresì l’amore che giunge al limite estremo. Il colmo dell’umiliazione e dell’abbassamento coincide con il massimo della dedizione: così Dio ha amato il mondo! Fino a questo punto! Dio ama così chi non sempre accoglie il suo dono ma anzi lo rifiuta. Non dirà mai: basta! se non di fronte alla nostra libertà, tanto da subire persino il nostro giudizio.

Se la libertà dell’uomo può giudicare e condannare, la gratuità della misericordia di Dio non smetterà di amare perdutamente. Per questo, persino l’esperienza più drammatica del rifiuto di Dio da parte dell’uomo, la croce, quella che sembrava essere la vittoria dell’uomo su Dio, diventerà ancora una volta la vittoria di Dio.

Il non distogliere lo sguardo da quello spettacolo e l’accogliere ciò che esso rivela è condizione per poter nascere come persone nuove.

Com’è il mio sguardo sul mondo? Lo sguardo di Dio è sempre uno sguardo di speranza anche quando la storia prende la china dell’assurdo.

Spetta a noi trasformare le difficoltà e gli ostacoli del vivere, in gradini da sormontare per nuove salite.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. roberta mameli ha detto:

    lo sguardo su Gesù

  2. Elena Molinari ha detto:

    Un Dio fedele, è il nostro Dio. Non si allontana mai, non si offende mai. È sempre misericordioso.

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