acasadicornelio

Quello che a prima vista potrebbe sembrare un titolo per "iniziati" vuol essere, piuttosto, un invito a riconoscere e comprendere che, molto spesso, lo Spirito del Signore – proprio come con Pietro in casa del centurione Cornelio (cfr. At 10,1-44) – ci ha già preceduti nella storia di tanti uomini e donne che con docilità si sono aperti alla sua azione, scoprendo, così, che Dio non fa preferenze di persone. Per questo non spetta a noi porre impedimento a Dio (At 11,17)… Antonio

Apriti – Venerdì V del T.O.

7538Pagina di chiesa quella odierna: una pagina in cui ci è narrato ciò che una comunità di fratelli e sorelle è in grado di inventare là dove percepisce che la situazione di un uomo gli sta a cuore. I care, amava ripetere don Milani. Una comunità che pur riconoscendo di non essere in grado di risolvere in positivo il disagio di incomunicabilità al suo interno, tuttavia non ricusa di farsi carico dell’immobilità e della sordità che affligge uno di loro: gli condussero un sordomuto pregandolo di imporgli la mano. Il disagio di uno è il disagio di tutti, segno di una comunità unita. Che immagine di Chiesa quella in cui ognuno porta un altro e si lascia portare da un altro! Immagine presto dimenticata e sostituita da altre che nulla hanno a che vedere con il volto di Chiesa delineato dal suo Signore.

Inoltre, pagina di apertura e accoglienza in terra pagana…

Nessuno lo avrebbe immaginato che dopo il rifiuto oppostogli in un territorio “religioso” dagli esperti della Parola di Dio – scribi e farisei – Gesù potesse trovare riconoscimento in un territorio pagano. Un regno, il suo, che non conosce frontiere: nessuno deve esserne escluso.  Fuori da un ambito confessionale, un sordomuto – figura di chi per sua condizione non può ascoltare la parola di Dio e dunque non può rivolgersi a Dio in modo corretto – diventa figura, invece, di chi si apre all’accoglienza di come Gesù narra Dio.

Non è più, allora, un luogo o un popolo particolari a dire la disponibilità ad accogliere la Parola di Dio, ma il cuore di ogni uomo come unico spazio che acconsente a Dio di rivelarsi.

Il Dio narrato da Gesù, infatti, è un Dio che abbattendo ogni distanza culturale e religiosa assume e porta a compimento tutto ciò che nella vita di un uomo indica menomazione, mancanza, impossibilità a realizzarsi in pieno. Un Dio che si manifesta nei segni del prendersi cura. Quando il Battista patirà lo scandalo di un Messia debole e invierà i discepoli a chiedere a Gesù se non bisognava attendere un altro, sarà proprio ai gesti della cura che Gesù farà riferimento.

Il Dio narrato da Gesù non è l’approdo di un uomo che finalmente, dopo aver raggiunto una sua perfezione, può meritare di avere accesso a lui. È piuttosto il Dio che liberamente sceglie di entrare nella storia dell’uomo quale è, in una umanità malata, fatta di ciechi, zoppi, poveri, sfiduciati. A questa umanità ripete parole e gesti di speranza: dite agli smarriti di cuore: coraggio! Il suo desiderio più grande è di stare di fronte all’uomo alla pari in una disponibilità al dialogo e perciò alla comunione. Un Dio che, dopo aver ricercato una relazione personale – lo condusse in disparte –  rivolge la parola per primo e per farlo non si tiene a distanza, tanto è vero che non teme di varcare la soglia dell’impuro quando entra in un territorio pagano.

Un Dio che ridona fiducia a chi ancora non ne può usufruire appieno: Dio crede che ciascuno può portare a compimento ciò di cui si è depositari. Anche Dio spera. Anche Dio crede. E gioca d’anticipo, pur sapendo che la riuscita non ha alcuna garanzia.

Infine, pagina di iniziazione, quella odierna. Il sordomuto del vangelo è immagine dei discepoli che, chiusi nel loro mondo, hanno bisogno di ascoltare/accogliere il modo in cui Gesù va disvelando il suo essere Messia. Attese improprie abitano il loro cuore e non tarderanno a manifestarle quando invocheranno un Messia potente. Fa fatica Gesù a far sì che il loro cuore si apra: per questo è necessario lasciarsi portare in disparte, dove fuori dalla chiacchiera religiosa ci sia spazio perché Dio dischiuda il suo orizzonte e il suo progetto.

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 8, 2018 da in Omelie.
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