Altrove – V del T.O.

Chissà cosa deve aver provato il povero Simone mentre consegnava al Maestro il bisogno che tutti avevano di lui, della sua parola, dei suoi gesti, della sua presenza: “Tutti ti cercano!”.

Era stata una giornata intensa quella che si erano lasciati alle spalle: dapprima l’insegnamento autorevole nella sinagoga (e non poteva non esserlo dal momento che, in Gesù, messaggero e messaggio erano la stessa cosa), poi la liberazione dallo spirito impuro, poi ancora la guarigione della suocera di Pietro, l’accorrere di tutta la città, la guarigione di molti malati e di nuovo la liberazione di altri indemoniati. Era ovvio che tutti lo cercassero. Come farsi scappare uno che faceva risplendere di vita nuova tutti coloro che si interfacciavano con lui? Quell’uomo aveva attenzione e cura per ciascuno. Per Pietro e gli altri, secondo una logica tutta umana era senz’altro un momento vincente, da sfruttare. Chi non si sentirebbe confermato dal successo di ciò che sei riuscito a mettere in atto?

La popolarità di Gesù, infatti, aveva raggiunto livelli topici e Pietro e gli altri avevano di che vantarsi: in fondo, essi erano quelli più vicini a colui sulle cui tracce la folla si era messa. E invece? Come già era accaduto in occasione della moltiplicazione dei pani e dei pesci, quando gli apostoli avrebbero voluto godersi quel momento di gloria e, per tutta risposta, Gesù li aveva costretti ad una traversata sul lago durante la quale avrebbero misurato la pochezza della loro fede, non diversamente stavolta. Quell’”andiamocene altrove” suona come una doccia fredda. Quanta fatica nel comprendere l’eloquenza del silenzio e del sottrarsi! Quanta resistenza nel riuscire ad andare oltre il successo del momento e comprendere cosa c’è in gioco veramente! Quanto recalcitrare nel non fermarsi all’apparenza!

Pietro e gli altri avevano frainteso tutto, per questo Gesù si sottrae alla presunzione di chi è convinto di aver capito con chi avevano a che fare. Proprio il suo ritrarsi, altro non voleva essere che momento educante per chiedersi chi fosse davvero quell’uomo che sfuggiva alla loro presa perché aveva un altrove verso cui recarsi. Penso al suo ritrarsi a fronte delle mie richieste e delle mie suppliche: esso non è mai un rifiuto di disinteresse nei miei confronti ma occasione perché io impari a cercare ciò che è davvero il bene per me. E io ce l’ho un altrove verso cui affrettarmi allorquando altro ed altri vorrebbero dettare un’agenda che confermi le loro aspettative?

La presenza di Gesù e l’incontro con lui non sono l’antidoto ai mali che affliggono l’uomo. Resta un monito per i credenti di sempre quella frase del vangelo in cui è detto che vengono portati a lui tutti i malati ed egli ne guarì molti. Le guarigioni compiute erano segno di che cosa accade nella vita di un uomo quando accoglie l’opera del Cristo. Erano un segno, appunto, non la soluzione: la soluzione, infatti, non è l’ottenere l’integrità fisica ma la riconciliazione del cuore, la capacità di rompere con tutto ciò che si impossessa del cuore dell’uomo. A poco servirebbe, infatti, godere di ottima salute e smarrire il senso del tuo essere al mondo. Al paralitico che gli verrà condotto dagli amici, Gesù rimetterà per prima cosa i peccati (ricomporrà, cioè, l’armonia infranta con il Signore e con se stesso), poi, come segno di ciò che è accaduto veramente in quell’uomo, ridonerà anche la capacità di camminare.

La guarigione della suocera di Pietro prima ancora che toccare la sfera fisica come liberazione dalla febbre, ha come scopo quello di liberarla dal vivere ripiegata su se stessa perché, dimentica di sé, sia in grado di mettersi a servizio di altri. È anch’essa un segno di come si possano trovare motivazioni nuove nel fare le cose di sempre. Il vero miracolo, infatti, è l’averla restituita ad un ambito relazionale e questo vale più della stessa guarigione che avrebbe recato benefici solo a lei.

Proprio il sottrarsi alla ricerca interessata della folla e il ritrarsi in preghiera da parte di Gesù, ricorda qual è la vera guarigione di ogni uomo: ritrovare il senso di se stesso nella relazione con colui che mi ha scelto e voluto preferendomi al nulla.

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