Lasciarsi guardare – III del T.O.

Quando un giorno gli apostoli si volgeranno indietro per rileggere cosa era loro accaduto, forse, faticheranno a trovare le parole giuste per spiegare il motivo per cui così repentinamente avevano abbandonato ogni cosa e si erano ritrovati a fidarsi di un uomo che fino a quel momento era per loro uno sconosciuto. Eppure, una ragione doveva esserci, qualcosa di unico aveva fatto scattare in loro la molla della risposta pronta e della sequela fedele.

Ci sono tempi e tempi, l’uno non vale l’altro: non è forse così quando ci si innamora? Perché quella persona? Perché in quel frangente? Perché non prima o non dopo?

Il tempo è compiuto…

C’è un’opera della grazia sotto le pieghe della nostra storia che vale pagine di smarrimento nonché anni di lungo apprendistato e di silenzi. Solitamente, la grazia riesce a farsi strada proprio nei tratti più impensabili e mediante le situazioni meno probabili umanamente parlando. Persino nei luoghi meno adatti e nei momenti meno consigliati: “dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea”.

Basta un nulla per capitolare, uno sguardo, una parola, un gesto, il tuo nome sussurrato come mai prima e ti ritrovi dove non avresti mai immaginato di essere. Il passaggio di Dio accade non nel clima pio e impegnativo del Giordano, ma in quello tanto laico e quotidiano di un lavoro assai comune. Quei quattro erano pescatori intenti al loro lavoro, non stavano certo meditando sulla Parola di Dio. Lì accade la grazia, lì Dio decide di passare e di ospitare nel suo sguardo quella scena di vita e quelle storie tanto ordinarie da diventare canali privilegiati dell’opera di Dio. Non più un Dio da cercare e da attendere ma da riconoscere e accogliere persino nella terra della lontananza dove continua a gettare l’unica rete di cui dispone, quella della “buona notizia”.

Il tempo è compiuto…qui, ora, anche per me.

A volte è come se percepissimo che qualcosa sta giungendo a maturazione, manca solo l’occasione perché quanto con pazienza abbiamo custodito e alimentato – a volte senza neppure tanta consapevolezza – possa giungere a compimento. Qualcosa del genere lungo la riva del lago: Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni erano grano maturo che attendeva solo chi lo raccogliesse. Verosimilmente, se qualcuno avesse loro detto ciò che stava per accadere non avrebbero esitato a smarcarsi da una simile prospettiva. E, invece, no. Quel giorno i loro passi incrociarono uno che sapeva quello che voleva e conosceva verso cosa incamminarsi. Cercava uomini capaci di dare volto e nome all’esperienza della mancanza, del non sentirsi arrivati sebbene fossero pescatori provetti. Avevano ancora da apprendere un diverso modo di compiere il mestiere di sempre. Ben altro il mare verso cui spiegare le loro vele.

Il tempo è compiuto…

Si sono fidati di uno che ha detto loro: “Non c’è da attendere oltre: questo è il momento”. Il momento di cosa? Quello in cui t’accorgi che Dio ti sta guardando con occhi di predilezione. Sei a un palmo da Dio (“il regno di Dio è vicino”): l’unica cosa da fare è voltarti e lasciarti guardare (“convertitevi e credete nel vangelo”). E chi non è suscettibile allo sguardo di uno che mentre ti scorge tra tanti, ti fa intravedere il gusto della gioia persino nel momento in cui dovessi avere il vento contrario?

E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Senza calcolo, senza sapere tutto in anticipo, come se fossero stati risucchiati da una corrente senza ritorno, hanno intrapreso la più degna delle avventure di un uomo: lasciarsi agganciare da quel Dio che da sempre ti ha ritenuto degno della sua fiducia. Si ricomincia, come se fosse l’alba della nuova creazione.

Da quel giorno, l’annuncio del regno sarà sempre una questione di sguardi. Lo sguardo sarà l’unica rete che permetterà ad ogni uomo di venir fuori dalle secche della propria esistenza. I chiamati saranno i continuatori di ciò che è accaduto a loro: a partire dallo sguardo.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. antonella ha detto:

    Nel Suo sguardo tutte le risposte alle mie domande, tutti gli abbracci desiderati a lungo, la gioia mai provata prima. Il verbo fatto carne ci cerca,ci raggiunge sussurrando i nostri nomi, mette mano sul cuore e nei pensieri, avvolge le nostre vite con gentilezza ma con passione e ci si ritrova a dare un nome a questa condizione,ci si scopre innamorati di Lui.

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