Lasciarsi fare – Venerdì II del T.O.

chiamataAccogliere la pagina evangelica di questo giorno significa accettare che il Signore scommetta di nuovo su di noi pur consapevoli di non essere all’altezza del compito affidatoci.

Questa offerta non è frutto di non avvedutezza. Anzi. Lc dirà che Gesù passato tutta la notte in orazione: cioè, lui per primo si è posto in atteggiamento di discernimento e nonostante la nostra inadeguatezza rinnova l’offerta di essere suoi inviati. Mc attesta che chiamò a se quelli che egli volle, cioè quelli che portava nel cuore. Ciascuno di noi portato nel suo cuore: questa è la consapevolezza che deve abitarci nei giorni del nostro andare. Non c’è in noi qualche qualità o attrattiva che determini questa scelta: semplicemente ci ha voluti lui e ci ha scelti. In quel gruppo c’era posto anche per Giuda, segno per eccellenza di chi vive autocentrato. Ma non c’è nessun determinismo: anche a Giuda è offerta la possibilità di raccordarsi sui passi del Maestro.

Il Vangelo è affidato alle nostre deboli mani, le mani di chiunque.

Chiamò a sé: non indica soltanto l’andare fisicamente verso qualcuno ma mettersi dalla parte di uno, stare con qualcuno. E, infatti, la chiamata dei dodici ha come prima motivazione quella di “stare con il Signore”. Non può portare la lieta novella e scacciare il male chi non si è lasciato piantato la sua tenda accanto al Signore. Prima che a lavorare per lui, chiama all’amicizia con lui, alla condivisione della sua vita, dei suoi desideri, dei suoi progetti, per non correre il rischio del fratello maggiore di Lc 15, quello di stare con il padre da servo e non da figlio.

Solo la fantasia di Dio poteva intravedere in quei dodici uomini il materiale prezioso mediante il quale perpetuare l’opera del Figlio di Dio. Solo lui poteva mettere insieme uomini così diversi per professione, per cultura, per esperienza religiosa, per sensibilità politica. Solo lui poteva addirittura inserire in quella strana compagnia persino colui che lo avrebbe tradito. Se è vero, come attesta Lc, che tutto questo è frutto di un lungo discernimento, beh, verrebbe da dire che persino il Signore ha preso delle cantonate. E invece no. Perché? Perché il criterio della scelta non è l’amabilità di ognuno ma la disponibilità di ognuno a lasciarsi amare. Allora non importa la storia da cui tu provieni: egli crede che non c’è nessun determinismo nella nostra vita. Il criterio della scelta non è il pedigree di cui vantarsi ma la disponibilità a stare con il Signore nonostante la propria fragilità. Pietro, pur con tutte le sue fatiche e resistenze ci riuscirà, per Giuda, invece, risulterà impossibile.

Chiamò a sé, commenterà stupendamente papa Benedetto, non quelli che lo desideravano, ma quelli che egli volle. Il loro nome era stato pronunciato senza domandar pareri: lasciarsi fare, questo doveva essere il criterio, lasciarsi fare persino mediante quel materiale di scarto che sembrerà essere non solo la costitutiva fragilità ma addirittura il loro peccato.

Un giorno non lontano, delusi per come erano andate le cose in quel drammatico venerdì di Gerusalemme, proveranno a tornare alle loro occupazioni solite. Egli si farà ritrovare e riconoscere proprio nel cuore di quella delusione mentre rinnoverà ancora una volta la fiducia degli inizi.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. antonella ha detto:

    Sentirsi amati,accettati e desiderati nonostante tutte le manifeste fragilità….è come un caldo abbraccio che mi fa desiderare di vivere nel Suo Amore,nella Sua Luce.Nonostante tutto

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