Oltre la terra di mezzo – II del T.O.

“Il giorno dopo era ancora là con due dei suoi discepoli”.

Una postazione fissa da cui scorgere i passaggi del cuore, così doveva essere per Giovanni il suo collocarsi nel deserto lungo le rive del Giordano. Cronologicamente sono tre giorni che egli è là e verosimilmente anche gli altri due con lui. Il Giordano rappresentata una sorta di terra di mezzo da attraversare proprio come fu in antico prima dell’ingresso nella terra promessa. È la terra della ricerca sincera, è la terra in cui mettersi in ascolto del proprio cuore e scoprire che quanto finora ha costituito progetti e obiettivi della propria esistenza non bastano più. Un passaggio obbligato per ciascuno di noi tanto il Giordano come esperienza quanto l’incontro con qualcuno che ci aiuti a dar voce all’inespresso, se non vogliamo ritrovarci a corto di speranza.

Ci sono persone che non ti stancheresti mai di incontrare e di ascoltare perché percepisci che quello che sono e quello che dicono rappresentano quasi una password sicura per avere accesso a un diverso modo di leggere la tua vita, il tuo mondo. Giovanni Battista doveva essere proprio così. Aveva catalizzato attorno a sé tanta gente da far preoccupare i capi di Gerusalemme che, il giorno prima, si erano premurati di mandare una delegazione per capire cosa stesse accadendo. Lc narrerà che da tutte le categorie di persone venivano a lui rivolgendogli questa esplicita richiesta: “e noi che dobbiamo fare?”. E per tutti una indicazione, un monito, l’invito a condividere, a non essere violenti. Aveva fascino quell’uomo, non c’è che dire. Sapeva cosa dire e sapeva come dirlo. L’evangelista, infatti, annota che i discepoli “sentendolo parlare così, seguirono Gesù”. Talmente preso dal Cristo da non attirare su di sé l’attenzione. Non era lui la meta finale e non era quello il luogo in cui sostare definitivamente. Giovanni aveva solo dissodato il terreno di quei due come di tanti altri da gettarvi dentro il seme dell’attesa, del di più, dell’oltre, di Altro e quando è il momento propizio quelli non perdono un istante: danno libero corso a ciò che era stato seminato con tanta abbondanza in loro.

“Ecco l’agnello di Dio”, ecco colui che è il solo in grado di far sì che la vostra esistenza non manchi il bersaglio (se è vero che l’agnello era colui che prendeva su di sé il peccato, il non fare centro, il mancare il bersaglio, appunto).

Ieri sera, in un programma di prima serata, è stato dato un servizio su una scuola di danza in cui i ragazzi, per mancanza di assegnazione del pianista da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, sono costretti a danzare senza musica. Conoscono i passi, le movenze, ma manca loro il senso di quel loro ondeggiare e volteggiarsi. Ho pensato al vangelo di oggi: senza Gesù Cristo manca proprio la musica, il tono che fa la differenza. Puoi aver imparato tutto sulla vita ma ti manca il perché, il per chi.

Quel giorno, lungo il Giordano, invece, accadde la grazia del riconoscersi: a combaciare è il loro desiderio, l’indicazione data, la persona trovata. Sì, perché nessuno cerca cose, tutti cerchiamo qualcuno a cui ancorare il nostro cuore. Fu come aver trovato chi, finalmente, fosse in grado di leggere lo spartito meraviglioso che è ciascuno di noi.

E niente fu più come prima. Evidentemente, quella gente doveva essere di palato fine: infatti, non si accontenterà della grandezza del Battista (“il più grande tra i nati di donna”, che è quanto dire!) ma sceglierà di seguire colui che tra non molto “non avrà bellezza né apparenza”. Ma tant’è! Proprio vero: “il cuore ha delle ragioni che la ragione non comprende” (Pascal).

“Che cercate?”

Ecco la prima parola di Gesù che si ritrova i due al seguito. Quale desiderio vi abita? Cosa ti spinge a starmi dietro?

“Dove abiti?”, che è come dire: fammi venire con te, mi basta stare dove stai tu. Cercano la casa del cuore, non segni, risposte, indicazioni: vogliono uno con cui condividere tutto. Ed egli cerca questo tipo di persone.

“Dov’è il tuo tesoro là sarà anche il tuo cuore”.

E qui, in barba ai nostri navigatori, nessuna destinazione: “Venite e vedrete”, cioè “è camminando che si apre il cammino”. D’altronde se la via è egli stesso, ci si potrà mi sbagliare nell’intraprenderla? Accettarono il rischio e si avventurarono così, sulla fiducia. Non abbiamo mai detto a qualcuno: “non mi importa il dove, ma mi importa di stare con te?”. Ecco, qualcosa di simile, proprio come accade quando ci si innamora. Non si spiegherebbe altrimenti il seguito. Infatti, quando il cuore è colmo di gioia, tu senti come un’urgenza che ti spinge a condividere cosa ti è capitato.

La sequela è questione del cuore e chi non accetta di metterlo in gioco rischia di rimanere in una terra di mezzo tutta la vita continuando ad attendere qualcosa o qualcuno che è passato già troppe volte.

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