acasadicornelio

Quello che a prima vista potrebbe sembrare un titolo per "iniziati" vuol essere, piuttosto, un invito a riconoscere e comprendere che, molto spesso, lo Spirito del Signore – proprio come con Pietro in casa del centurione Cornelio (cfr. At 10,1-44) – ci ha già preceduti nella storia di tanti uomini e donne che con docilità si sono aperti alla sua azione, scoprendo, così, che Dio non fa preferenze di persone. Per questo non spetta a noi porre impedimento a Dio (At 11,17)… Antonio

Affidabile – Lunedì I settimana del T.O.

chiamataPassando lungo il mare di Galilea, Gesù vide…

Prima del nostro brano, Mc ha già detto qualcosa di Dio: egli è colui che prende l’iniziativa, è colui che sta per venire. Il Dio che sta nei cieli, si fa presente alla nostra realtà, alla nostra esperienza, si mette in comunicazione con l’uomo. Questa comunicazione avviene “attraverso il suo Figlio diletto” (1,11).

Il luogo in cui Gesù comincia il suo annuncio non è certo un luogo “sacro”: è la Galilea, un luogo-crocevia di culture, tradizioni, mentalità, un po’ ai margini. La distinzione sacro/profano è tipicamente nostra.

In Galilea Gesù annuncia “il Vangelo di Dio”: indirettamente sappiamo che Dio è il Dio del Vangelo. Il Dio che ti porta una lieta notizia si è avvicinato a te.

Si tratta di un vero e proprio rovesciamento (conversione) da operare: ora l’uomo è posto in stato di totale attesa, ascolto, accoglienza. E’ Dio che sta per fare.

Alla base dell’esperienza cristiana c’è l’incontro con un “vangelo”, una “lieta notizia”, una notizia sorprendente e  inattesa che muta il senso dell’intera esistenza, che quando la senti ti allarga il cuore e ti ridà voglia di vivere.

Non è possibile diventare discepoli su comando o per imposizione e neppure soltanto perché ci è stata trasmessa una educazione cristiana o siamo nati in un ambiente che si dice tale. Si diventa discepoli sotto la spinta di uno slancio che nasce dal cuore e nasce nella misura in cui la nostra vita ha fatto esperienza del volto di Dio in Gesù Cristo.

  • Anzitutto c’è la scoperta di un tesoro, c’è l’incontro con una lieta notizia che getta una luce nuova sulla vita e sulle cose.
  • Poi l’uomo prende coscienza di ciò che ha trovato  e passa all’azione: vende tutto quello che ha. Ecco il momento della conversione.
  • Infine, l’uomo che ha venduto tutto per avere quel tesoro, resta completamente legato a quel tesoro. Ed è qui che nasce per il discepolo l’esperienza dell’annuncio, la voglia cioè di dire a tutti che c’è un tesoro e che vale la pena cercarlo.

Dio cammina dentro il quotidiano. Gesù cammina e guarda, e in Simone vede la Roccia su cui fonderà la sua comunità. Guarda, e in Giovanni individua il discepolo delle più belle parole d’amore; un giorno guarderà l’adultera e risveglierà in lei la sposa, amante e fedele.

Il maestro ha camminato anche nella mia vita; mi guarda, e nel mio inverno vede grano che germina, intuisce una generosità che non sapevo di avere, una melodia che nessuno ha ancora suonato, vede un tesoro sepolto. Il suo è uno sguardo che ti conosce, ti rivela a te stesso, ti coinvolge: Seguimi. Segui me.

I quattro seguono Gesù non perché conoscono il suo corpo di dottrine, ma perché lo sentono affidabile e gli affidano il loro destino. Come loro, io non cerco un Dio credibile, cerco soprattutto un Dio affidabile. La mia fede e la mia vita preferiscono il Dio affidabile.

Seguimi. Perché farlo? Gesù non lo dice. La ragione di tutto è nel pronome personale, segui me, il motivo oltre il quale è impossibile risalire è Lui. Affidarsi a lui precede la missione: vi farò pescatori di uomini. I quattro sapevano bene che cosa volesse dire pescare. Ma pescatori di uomini è una frase inedita, un po’ illogica, nulla di simile nelle scritture. Mio e vostro tesoro è l’uomo. Voi tirerete fuori gli uomini dall’acqua, come quando tirate fuori i pesci da sotto la superficie delle acque, li porterete dalla vita sommersa alla vita nel sole. Cercateli in quel loro mondo dove credono di vivere e non vivono, in quell’ambiente che credono vitale e invece è senza ossigeno.

E li porteremo dalla vita piccola alla vita grande, prenderemo il largo, perché l’uomo, pur con la sua pesantezza, è fatto per un’altra respirazione, per un’altra luce.

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Questa voce è stata pubblicata il gennaio 7, 2018 da in Omelie.
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