Un Dio defilato – Prepararsi al Battesimo del Signore

battesimo di cristoUn vivo desiderio affiorava dentro di me mentre riflettevo sul racconto del battesimo di Gesù. Avrei voluto accostare una pagina come questa con lo sguardo della prima volta, come uno che non abbia mai letto il Vangelo e che non sappia nulla di Gesù. E così, con la sola consapevolezza che Gesù è il personaggio principale di quel libro che va sotto il nome di Vangelo, ho provato a chiedermi: chissà in che modo farà la sua comparsa? Come verrà presentato? Come inizierà la sua missione? Con un discorso? Con un segno prodigioso? D’altronde, lo stesso Battista, lo aveva annunciato come colui che avrebbe distinto, separato. E invece…

Scopro da subito, con grande sorpresa, che il personaggio principale di quest’opera ha un nome assai comune per quell’epoca. Per giunta viene da un paesino che non ha alcuna rilevanza storica, Nazareth. Un Dio defilato! E come se non bastasse, si mette in mezzo ad un gruppo di persone che confessano le loro malefatte mentre si recano da Giovanni Battista per farsi lavare dai loro peccati. Strano modo di fare la sua comparsa da parte di questo personaggio: mescolato con delle persone che hanno fatto del male, senza nessun bisogno di distinguersi da loro. Come mai? Perché dar adito ad equivoci? C’erano senz’altro persone più degne di un Dio, gente che potesse vantare il “marchio inequivocabile della devozione”.

Il primo gesto sta tutto in quella compagnia: non un perdono, non una condanna ma una vicinanza. E penso al mio farmi da parte, al mio bisogno di distinguermi, di prendere le distanze o di dover comunque e sempre dire la mia…

E tutta la sua vita sarà un continuo mescolarsi: mangerà con i peccatori, vivrà con dei peccatori, si lascerà toccare da loro, sarà loro amico al punto da essere addirittura criticato proprio per questo. Dirà addirittura di essere venuto proprio per chi ha tutto da rimproverarsi ma nello stesso tempo è abitato da un desiderio vivo di una possibilità nuova che solo Dio può offrire. Si avvarrà di collaboratori che provengono da quelle fila. L’accusa che gli verrà rivolta con disprezzo sarà proprio quella di essere amico dei pubblicani e dei peccatori. Sarà di troppo un Dio così (e, infatti, non tarderanno ad eliminarlo) per chi è chiuso nella bolla del suo orgoglio mentre elenca i suoi meriti davanti al suo Dio. Mentre sarà a suo agio con coloro che, pur nella loro abiezione, hanno ancora la capacità di riconoscere di essersi nutriti di cibi che non saziano, che forse neanche nutrono e che di certo non fanno crescere: per questo si sono messi in cammino verso il Giordano confessando la loro inadeguatezza. Ma tutto era cominciato quel giorno, sulle rive del Giordano, attraverso quella decisione di mescolarsi. L’antico profeta aveva annunciato: i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie (Is 55,8).

E come se non bastasse, addirittura qualcuno conferma dall’alto un simile modo di fare. Suo Padre è d’accordo: Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto. Oggi noi diremmo che il Padre è fiero di un figlio così, di un figlio che non si vergogna di quella strana compagnia che si ritroverà accanto persino nell’ultimo istante della sua vita accettando di morire come l’ultimo dei peccatori, condannato a morte pur senza aver mai commesso un delitto. Peccato aver perso la forza dirompente di una simile realtà. Il Padre dice: uno che fa così è mio figlio! Ripenso a tutte le nostre entrate e uscite dalla scena, sempre pronti a marcare la differenza tra noi e gli altri.

A questo modo di scendere in campo da parte di Dio si aprono i cieli: non poteva non accadere che si aprissero. C’era davvero da affacciarsi a vedere perché, finalmente, dopo tante ovvietà c’era qualcosa di nuovo. I cieli guardano e approvano. E penso al fatto che non poche volte i nostri cieli restino chiusi: forse perché abbiamo ridotto ogni cosa a qualcosa di ovvio, di risaputo.

Cosa c’è in quel gesto di stare accanto, quasi di confondersi? Il segno manifesto di un Dio che attesta di essere talmente vicino a chi sente di non valere niente, da vivere la sua stessa esperienza e patire la stessa sofferenza.

Così inizia il Vangelo. Questa è la carta di identità del Figlio di Dio: non venir meno al legame di fraternità con ogni uomo, senza distinzione.

Così inizia la vita cristiana. Ma è questa la carta di identità dei figli di Dio?

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