Avventurarsi – Per prepararsi all’Epifania del Signore

adorazione magiLa vita di ogni uomo sulla terra è paragonabile a un viaggio che, se talvolta conosce anche veri e propri spostamenti geografici, il più delle volte, invece, è più simile a un percorso interiore animato dal bisogno/desiderio di crescere nella conoscenza di sé, anzitutto, poi di ciò che ci circonda e, da ultimo (ma non cronologicamente) di Dio, di ciò che motiva il nostro essere al mondo. C’è una sapienza, c’è un senso della vita verso cui ogni uomo è chiamato a muovere i propri passi. Le cose di questa vita non bastano a nessuno: ne facciamo esperienza ogni giorno quando altaleniamo tra insoddisfazione e inquietudine affidando ora all’uno ora all’altro il compito di saziare ciò che invece non può essere saziato.

Tutto comincia da un piccolo segno che muove il desiderio e che orienta il cammino verso qualcosa/Qualcuno che porti i tratti del non comune, del non ovvio. Il segno, però, lo riconosce chi non si accontenta di guardare distrattamente e intuisce che la vita non può essere racchiusa nel lungo o breve computo dei nostri giorni.

Tutto passa attraverso dei segni che non sono soltanto da interpretare ma sono anche da obbedire: è necessario mettersi in gioco personalmente, proprio sulla stregua dei Magi, affrontando la fatica e l’incognita del cammino.

C’è una stella che ci precede ma non si tratta più soltanto di un fenomeno astronomico come accadde ai Magi: la nostra stella ha a che fare con volti e rapporti, incontri e circostanze che preparano la possibilità di raggiungere la meta e indicano quale strada imboccare.

Nessun cammino, proprio come quello dei Magi, è già tracciato in partenza e nessun cammino ha come meta ciò che è scontato. L’imprevisto, infatti, è ingrediente ordinario di questa avventura: essi arriveranno a Gerusalemme credendo sia quella la meta del loro percorso e invece no. Penseranno che il motivo del loro percorso risieda in una famiglia di regnanti e invece no. L’imprevisto, solitamente, crea disorientamento. I Magi, invece, si rivelano uomini capaci di confrontarsi con la realtà così come essa si manifesta loro, nella disponibilità a non chiudere la partita allorquando tutto sembra concludersi con un flop.

A differenza dei Magi, il rischio che corriamo è una sorta di vagabondaggio senza meta, vagabondaggio che consumiamo anche senza mai mettere fuori il naso dal chiuso della nostra stanza quando preferiamo il virtuale al confronto con la realtà. Il viaggio si compie attraverso il confronto con il reale: è la vita concreta, infatti che mette alla prova le forze, svela ciò che portiamo nel cuore e chiarisce ciò a cui siamo chiamati.

In questo itinerario verso la luce, c’è un momento in cui è necessario mettere da parte il proprio sapere e le proprie competenze e affidarsi a una luce che viene dall’esterno, la luce della Parola di Dio. Essi scoprono che se “il sapere umano offre tante conoscenze e opportunità di vivere”, esso non aiuta a sapere per che cosa convenga vivere. I Magi accettano la sfida e proprio grazie alla disponibilità a rompere gli indugi, si ritrovano davanti a ciò che ha motivato il loro lungo peregrinare.

Ancora, nel loro itinerario, i Magi non si vergognano di rivelare ciò che li anima nel profondo e ciò che li ha spinti a intraprendere quell’avventura. Cosa muove i miei passi? C’è ancora qualcosa in grado di mettermi in cammino? Saprei rendere ragione della mia ricerca?

La vicenda di questi uomini venuti da lontano mette a tema un paradosso: chi porta in cuore domande vere finisce per trovare una risposta, chi invece conosce la risposta finisce col perdere un’occasione unica.

Quando i Magi raggiungono la meta del loro lungo viaggio non compiono un gesto rituale ma qualcosa che coinvolge tutta la loro storia: offrono l’oro, ovvero la propria libertà e la decisione di mettere in gioco tutto di sé; offrono l’incenso, la preghiera, ovvero la capacità di ammettere di essere creature fragili, limitate; infine la mirra, ovvero la fedeltà gratuita, il dono di sé fino alla morte.

Quella dei Magi è una vicenda al plurale. Se è vero che ciascuno attraverso situazioni e guadi personalmente, è anche vero che tale percorso non è mai individuale. A Dio non si giunge mai da soli. Avere qualcuno accanto è compagnia nel viaggio ed è conferma che ciò anima il tuo cuore non è un sogno evanescente.

Da ultimo, i Magi fecero ritorno “per un’altra strada”. A ragione il card. Scola scrive che è “il ritorno la verifica della meta”. L’incontro con il Signore, l’aver avuto accesso alla scoperta del senso della nostra esistenza, non può mai essere coniugato in termini di un privilegio da custodire gelosamente. Altro è il percorso da compiere. Qual è il mio?

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Anna ha detto:

    Bellissimo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.