La cura e la meraviglia – Maria Madre di Dio

Sono giorni, questi, in cui in ogni angolo della terra in cui è in uso il nostro calendario, si compie un gesto che, per quanto formale, è sempre significativo. Ci scambiamo gli auguri. Cosa rivelano gli auguri? Da una parte manifestano ciò che più desideriamo e dall’altra attestano che ciò che ci sta maggiormente a cuore non è nella nostra immediata disponibilità, per questo lo attendiamo e lo speriamo.

I credenti, però, non iniziano un nuovo anno nella totale incertezza. La Parola di Dio di questa solennità di Maria SS. Madre di Dio ci ricorda che il tempo, il nostro tempo, non è soltanto la successione inesorabile di secondi, minuti, ore. Il tempo è sempre custodito e accompagnato dal volto di un Dio che ti dice: io sono qui con te, io sono qui per te. La nostra fiducia radica in questa certezza: Dio c’è e tanto basta!

Se questa certezza ci accompagna, quale può essere il nostro compito?

Lo stesso di Maria: persino in una situazione di povertà estrema quale doveva essere quell’alloggio di fortuna rimediato nella notte, Maria non permette che gli eventi abbiano la meglio su di lei. È vero, ci sono frangenti che più di altri manifestano la maturità del nostro modo di stare a contatto con il reale. Maria resta lucida così da riuscire a compiere due azioni che talvolta ci sembrano impossibili: da una parte ricolma di attenzioni il piccolo e dall’altra conserva quella libertà interiore che le permette di custodire tutto che ciò accade attorno a quella nascita. Il massimo della privazione e il massimo della cura.

In una situazione di disagio, nessuna sterile disamina o lo sproloquio inutile che finisce per deresponsabilizzare e gettare il peso della situazione su un eventuale capro espiatorio. In quella circostanza tanto insolita, fece tutto ciò che era opportuno fare lasciandosi generare da quel figlio di cui era lei la genitrice.  Quanta intraprendenza in quella ragazza! E questo sin dall’annuncio dell’angelo quando, pur impreparata di fronte a quanto le veniva rivelato, non decise di chiudere a priori la partita, ma manifestò la sua disponibilità anzitutto attraverso l’ascolto e la riflessione e poi attraverso il suo grembo offerto. Dopo il suo “eccomi”, eccola già pronta a balzare per i monti di Giuda così da raggiungere in fretta chi era più bisognosa di lei. Maria ci ricorda che il bene intravisto va fatto senza perdersi tra il “ci penso domani” e il “perché dovrei farlo io?”. Cosa ne sapeva una ragazza come lei, nelle sue condizioni, dei rischi a cui andava incontro con una decisione come quella? Eppure  mai inconcludente la ragazza di Nazaret, anzi!

Penso alle tante situazioni in cui l’incalzare di imprevisti e di urgenze finisce per farci perdere il senso delle proporzioni così da non avere più alcuna premura verso la vita che germoglia in noi o attorno a noi. Può persino accadere, infatti, di non accorgerci affatto che sta nascendo qualcosa, presi come siamo o dalla lamentela per ciò che ci è toccato in sorte o dalla rassegnazione. Non c’è evento che non racchiuda per noi un tesoro nascosto che, tuttavia, rischia di restare sepolto solo perché ci manca quella capacità tutta interiore di raccogliere e conservare anche ciò che sfugge alla nostra comprensione.

C’è poi un altro compito, lo stesso dei pastori. Si lasciano mettere in cammino nel cuore della notte, abbandonando le loro occupazioni. A spingerli è una parola cui hanno dato credito. Quante parole gli angeli di Dio recano ancora a noi! Che cos’è che ci trattiene? Che cosa ci impedisce di andare a vedere? Essi videro “il bambino adagiato nella mangiatoia”, noi siamo chiamati a vedere e ascoltare le meraviglie che Dio ancora opera. A ragione A. Heschel affermava: “nel mondo non mancano le meraviglie, manca la meraviglia”.

L’attenzione nutrita da Maria per quel bimbo in quel contesto era il segno di quella che Dio nutre per ogni uomo segnato dall’esperienza della sua personale vulnerabilità. Questo videro e a questo credettero i pastori. C’era di che glorificare Dio, se gloria significa riconoscere il peso, la portata di Dio. Lì si era manifestata, in quel segno dato loro dall’angelo.

Ben vengano gli auguri, allora, come riconoscimento di ciò che ci manca, ma insieme agli auguri la disponibilità a fare nostra l’intraprendenza di Maria e lo sguardo dei pastori che vede l’invisibile nella povertà dei segni.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. euflam@libero.it ha detto:

    L’intraprendenza di Maria si riflette, oggi, in tante ragazze che diventate mamme, si ritrovano a fare cose che mai avrebbero pensato di saper e di poter fare! La frase che ricorre tanto fino a diventare retorica ma che, retorica non è :Un figlio ti cambia la vita! Sì, l’ha cambiata a Maria, a Giuseppe e la cambia tutti i giorni a coloro che vedano o no, nel proprio figlio, un dono di Dio.

    eufemia lamaina

    >

  2. Anna ha detto:

    Raccolgo l’ invito a fare mia l’ intraprendenza di Maria nella ricerca della presenza dii DIO nelle gioie e nelle difficoltà che la vita, tutti i giorni ,ci propone.
    Grazie don Antonio e buon cammino anche a Lei in questo 2018.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.