Esserci – 30 dicembre

Simeone - AnnaLa presentazione di Gesù al tempio ci ricorda come la vita non sia mai solo nostra: nessuno è il possessore indiscusso di se stesso. Noi “siamo” nella misura in cui ci offriamo, ci consegniamo. Bonhoeffer parlerà di “proesistenza”, una vita a favore di qualcuno, un esserci per qualcosa. Quanto abbiamo bisogno di ripetere a noi stessi un simile modo di vedere le cose mentre veniamo insistentemente invitati a essere i possessori gelosi delle nostre esperienze, i gestori indiscussi di noi stessi, ma in realtà ben altri meccanismi ci condizionano e ci posseggono strumentalizzandoci.

Simeone e Anna, sono due creature che hanno saputo invecchiare con un cuore mantenuto giovane dalla speranza di poter incontrare un giorno il Signore. Incontra Dio chi sa attenderlo senza rimpianti per ciò che già ha vissuto ed è ancora disponibile a confrontarsi con quanto la vita riserva.

Per ciascuno di noi la vita riserva un momento in cui, nelle forme più disparate, Dio stesso ci viene incontro e ci visita. Quel Bambino presentato al tempio non aveva nulla di diverso da ogni altro bambino sulla terra, eppure… Quei due genitori in nulla si distinguevano dai tanti che avranno affollato il tempio quel giorno, eppure…

Proprio Simeone e Anna ci ricordano che c’è un passo da compiere verso il Signore e nessuno può compierlo per noi. Quanto è bella questa espressione del vangelo: ‘C’era anche una profetessa…’. Già. Il problema è proprio l’esserci. Talvolta, soprattutto quando l’attesa è prolungata, il rischio è quello di concludere che non valga più la pena attendere ancora qualcosa, neppure da Dio. E, invece, fu proprio quell’esserci, alla veneranda età di 84 anni, quando tutto sembrava essersi dileguato nel nulla, a venire premiato.

Simeone e Anna ricordano il modo nuovo attraverso cui Dio si rende presente: non nella rigidità di una struttura religiosa ma nella povertà di un bambino, non nella potenza che schiaccia ma nella fragilità che chiede di essere accolta e protetta. C’è un Dio da scorgere e accogliere nelle pieghe piccole di ogni nostro incontro. C’è un Dio da riconoscere e abbracciare nella trama intricata delle nostre relazioni. Sempre così: Dio non si impone mai con evidenza. Chiede sempre di essere riconosciuto e accolto. Dio si rivela sempre attraverso il modo dei modestissimi inizi.

Simeone è figura di ciò che è chiamata a diventare la nostra esistenza: trasformare il tempo che ci è dato di vivere, in occasione per tessere la trama grazie alla quale poter finalmente vedere Dio. La sua come quella di Anna è un’esistenza che ha conosciuto la purificazione del desiderio e un progressivo cammino di essenzializzazione. Questi due anziani riusciti ci ricordano come tutto trovi il suo senso non in una fuga in avanti e nel proiettarsi in un mondo altro rispetto al nostro, come una sorta di pensiero magico vorrebbe farci credere, bensì nel desiderio più vero che abita il nostro cuore.

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