Oltre la nostra angusta misura – Prepararsi alla IV di Avvento

annunciazioneDue figure ci accompagnano nell’accostare il mistero del Dio con noi. Due figure non complementari ma antitetiche: Davide e Maria, ossia la pretesa e l’accoglienza umile.

Davide incarna l’umana presunzione alle prese con Dio. È un uomo, Davide, che grazie al successo delle proprie imprese, ha raggiunto una certa agiatezza. Forte di questa sua condizione si dice disposto a metter su casa anche a Dio. Immediatamente potrebbe risultare un gesto devoto quello del re, gesto da benedire. Il profeta Natan, infatti, si dirà favorevole a far sì che il re porti a compimento un tale obiettivo. Tuttavia, quel voler dare una casa anche a Dio è solo la copertura attraverso la quale Davide vuole trovare una giustificazione alla sua nuova condizione di re insediato e non più nomade.

Davide pensa il suo rapporto con Dio alla stregua dei suoi rapporti con gli umani: se il re ha una casa di cedro, anche Dio deve averne una. Davide pensa a un Dio secondo la sua stessa misura, alla sua stregua. Un Dio a portata di mano, un Dio da disporne a proprio piacimento, rinchiuso com’è nel recinto di una istituzione e di un rito.

Davide – la sua tentazione è sempre dietro l’angolo ed è trasversale a ogni generazione di credenti – vorrebbe poter definire e circoscrivere i confini entro i quali concedere a Dio di misurarsi con la vicenda degli uomini. Quante volte, infatti, proprio nel voler difendere i confini di Dio si è finito per perseguire interessi meramente umani! Dio non tarda a smascherare gli intenti di Davide chiedendo di riconoscere che dietro un certo sentimento religioso pure devoto, si nasconde soltanto un uomo che si prende tanto sul serio da dimenticare che quello che ha ottenuto e la condizione in cui si trova, è pura grazia. Davide a questo punto incarna il modello di chi crede di essersi fatto da sé.

A Davide, a me, Dio chiede di fare memoria della propria storia: Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo… Sono stato con te dovunque sei andato. Tu vuoi costruire una casa a me?

Accanto a Davide l’altra figura, Maria, figura immediatamente marginale per condizione sociale e culturale. In una storia fatta di soli maschi fa scandalo che Dio chieda la collaborazione non al potente di turno ma a una ragazza. Certo, per entrare nella storia dell’umanità, avrebbe potuto scegliere tutt’altra via che quella di Nazaret e tutt’altra persona che una donna. Inedita la figura di un Dio che sembra quasi togliere di mezzo i maschi di casa e stia “col fiato sospeso di fronte alle labbra di una ragazza”.

Eppure l’antica promessa si compie solo attraverso chi non attinge alla sua presunzione ma alla sua umile condizione di creatura, alla propria capacità di fidarsi e affidarsi a parole e progetti più grandi di lei.

Maria non riduce Dio e i suoi progetti all’interno dei “confini della propria capacità di comprendere”, non lo rinchiude nel recinto dei suoi desideri come Davide avrebbe preteso. Mentre chiede di capire già si consegna in atteggiamento di disponibilità, lasciandogli piena libertà di azione: Avvenga di me secondo la tua parola.

Davide era animato dal fervore di chi vuol concedere un posto a Dio nella vita, Maria è modello di chi consente al Signore di farsi strada tra gli uomini così come egli desidera.

Dio sceglie di farsi uomo con parole, lacrime, tono di voce, sudore e necessità vitali di un corpo, e con la necessità di ogni uomo di avere una madre. Dio sceglie Nazareth e, a Nazareth, sceglie Maria. A Nazareth, per trent’anni vediamo un uomo che vive nella quotidianità più semplice: bambino, ragazzino, adolescente, giovane falegname, come suo padre. Un Dio che faceva sgabelli, sedie e tavoli è qualcosa di inedito.

A noi che sempre cerchiamo il plauso e la visibilità, l’efficienza e la produttività, vedere un Dio che risiede a Nazareth, un paese occupato dall’Impero romano, ai confini della storia, ai margini della geografia del tempo, in un’epoca sprovvista di mezzi di comunicazioni, non può non essere una scelta rivoluzionaria.

Quando pensiamo di avere sbagliato la vita, di non avere avuto sufficienti opportunità, quando non siamo soddisfatti dei nostri risultati, pensiamo a Nazareth, a questo modo di operare che ci sbalordisce e ci incanta.

È così che Dio porta a compimento le sue promesse, assumendo la marginalità della storia umana.

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Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

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