La fede che interroga: il cammino dei Magi – Ritiro spirituale Insegnati Religione – 17 dicembre 2017

Premessa

Nell’accostare i racconti dell’infanzia facilmente noi finiamo per mescolare quanto ci proviene da Lc e quanto, invece, ci consegna Mt.

Un primo elemento con cui fare i conti è il fatto che i due evangelisti narrano episodi diversi, lontani fra loro nel tempo: Mt ad es. non parla di censimento né di pastori mentre Lc non fa alcun riferimento alla stella, ai magi o alla fuga in Egitto. Siamo noi che fondiamo gli elementi dell’uno e dell’altro così da produrre una narrazione a nostro modo coerente. Per noi il presepe è unico e perciò mettiamo insieme pastori e stella, mangiatoia e magi.

L’episodio dei magi ha niente a che vedere con la mangiatoia e con un bambino avvolto in fasce. Tutto lascia pensare che quando i magi trovarono il bambino, questi dovesse avere intorno ai due anni se è vero che Mt 2,16 attesta: “Erode… mandò ad uccidere tutti i bambini… che avevano da due anni in giù, calcolando il tempo sul quale era stato informato dai magi”.

Un secondo elemento è il numero e la qualifica di re. Mt non dice che fossero re ma soltanto magi. Diventarono re nel medioevo, sotto l’influsso della profezia di Is 60,3. Non dice neppure che fossero tre: la tradizione che fossero tre si è creata a partire dai tre doni, ognuno dei quali è stato attribuito ad uno dei personaggi. La tradizione vuole che uno di loro fosse nero: in essi, infatti, si è voluto vedere i rappresentanti di tutti i popoli che accorrono ad adorare il Figlio di Dio.

I magi non hanno nomi, non sono personalizzati. L’unica cosa che interessa a Mt è il mestiere che facevano (erano magi) e da dove provenivano (da Oriente). Essi appartenevano ad una delle tribù dei Medi che esercitava funzioni sacerdotali e divinatorie. Potremmo dire meglio erano dediti all’astrologia dal momento che essi stessi attestano di essere capaci di leggere segni nel cielo: Abbiamo visto sorgere la sua stella (2,2).

I magi sono stranieri. Come Lc fa accorrere attorno al bambino i pastori, gente ai margini, così Mt vi conduce persone che la mentalità religiosa dell’epoca considerava ultimi, pagani, lontani da Dio. Mt vuol dirci che sono proprio i lontani i primi ad arrivare, al contrario di Erode e di Gerusalemme che non riescono a fare altro se non turbarsi. Emerge in questo fatto un dato da non sottovalutare: c’è come una anticipazione del futuro di Gesù, rifiutato dai vicini (venne fra la sua gente ma i suoi non l’hanno accolto) e accolto dai lontani (ma a quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio).

Pagina di sconfinamenti, l’ho definita altrove, pagina del fuori programma. Potremmo anche dire pagina di dirottamento: Dio dirotta. Il vangelo che cos’è se non il dirottamento di Dio? Lc attesta il dirottamento di Dio nella visita dei pastori, gente irregolare, Mt lo intravede nella visita dei non appartenenti al popolo di Dio e che tra l’altro esercitavano un’arte proibita dalla legge ebraica.

Quella dei magi è anche pagina dei contrasti:

  • cercano un Dio tra le stelle, si ritrovarono un piccolo, povero bambino;
  • lo pensano ricco, importante e onnipotente, se lo vedono davanti fragile, indifeso e sconosciuto;
  • i lontani si avvicinano, i vicini si allontanano;
  • i pagani raggiungono le vette più alte della fede, i presunti credenti o sedicenti tali piombano nei bui meandri della diffidenza;
  • il salvatore del mondo è Dio ma rimane un essere vulnerabile e disarmato, esposto agli artigli di Erode, un minuscolo reuccio di provincia.

Sub contraria specie, così la teologia classica parla della rivelazione di Dio.

 

A proposito di lontani e vicini

Non è che i lontani solo perché lontani diventano destinatari privilegiati di una nuova offerta da parte di Dio, come se tutti dovessimo provare a diventare tali. La venuta di Gesù mette di fronte ad un giudizio, cioè svela che cosa c’è realmente nel cuore dell’uomo, al di là di appartenenze date da una cultura, da una religione o da una lingua. È l’accoglienza della sua rivelazione che segna la differenza, tra i vicini e tra i lontani. Non è questione di vicinanza o di lontananza, essere anagraficamente da una parte piuttosto che dall’altra. È questione di ricerca autentica e di disponibilità a mettersi in gioco.

 

Il viaggio

Per raggiungere il loro obiettivo i magi devono intraprendere un lungo viaggio che essi compiono senza una mappa precisa, guidati solo da una stella.

Il viaggio ha sempre un grande valore simbolico: l’essere viator è il proprium dell’uomo. La stessa Parola di Dio esalta la condizione dell’esodo, lasciando capire che Dio stesso è sempre in cammino e che certamente sta dalla parte di chi si mette in cammino.

I magi sono figure animate interiormente dalla passione di sollevare domande, di inseguire il senso profondo di tutto ciò che appartiene alla vicenda dell’uomo.

Una loro caratteristica è senz’altro la costanza della loro ricerca e la loro perseveranza nello scrutare il cielo, lasciandosi interpellare da ciò che accade. Scrutare il cielo è sinonimo di capacità di scrutare le profondità: quelle del nostro cuore, anzitutto, là dove si accendono intuizioni che per te diventano come un segnale. Quante intuizioni di novità si accendono nel nostro cuore che l’uomo del realismo che abita ugualmente dentro di noi spegne con quel fare un po’ canzonatorio che conclude: non dar retta ai sogni!

Il loro cuore è capace del rischio di una sperimentazione aperta alla novità dello Spirito, che soffia dove vuole… non sai dove viene e dove va… (Gv 3,8). Poiché capace di rischio è anche capace di rottura con tutto il proprio mondo di sicurezze.

Il viaggio dei magi è un viaggio pieno di incognite e di prove. Non è facile seguire i cammini che lo Spirito va tracciando, anche perché, come attesta Mt, la stella scompare. E a quel punto l’uomo del realismo che ci portiamo dentro conclude: Hai visto? Che cosa ti dicevo?

  1. Da Oriente a Gerusalemme

Proviamo a ripercorrere, seppur brevemente, le tappe raggiunte dai Magi nel loro cammino di ricerca.

La partenza muove da un non ben identificato luogo dell’Oriente ed è contraddistinta dall’apparire della stella. Proprio il non circoscrivere una regione attesta il carattere universale del viaggio intrapreso. Non potrebbe essere diversamente secondo quanto ci ricorda sant’Agostino nelle Confessioni: “Ci hai fatto per Te ed inquieto è il nostro cuore finché non riposi in Te” (I, 1).

Il loro viaggio ci ricorda come “non si va alla ricerca di Dio senza prendere una decisione, senza fare un taglio, sradicandosi dal contesto rassicurante del piccolo universo che ci è proprio” (B. Forte).

Chissà da quanto questi studiosi di astronomia stavano lì a calcolare ellissi e parabole nella rotazione degli astri, tuttavia, al sorgere della nuova stella hanno capito due verità fondamentali:

  • che nella ricerca di Dio la ragione è tutt’altro che inutile: “I cieli narrano la gloria di Dio / e l’opera delle sue mani annuncia il firmamento”. Il primo libro che Dio ha scritto è il creato: è un’opera fatta non di parole ma di cose, che solo la ragione umana può decifrare, e così arrivare alla legittima conclusione: dunque Dio c’è. Non era quello che anche il padre dell’Illuminismo, I. Kant, riconosceva quando affermava che due cose lo riempivano di stupore: il cielo stellato sopra di sé e la coscienza morale dentro di sé?
  • quando, però, è apparsa quella stella imprevedibile per i loro computi matematici, hanno capito che la ragione umana, se non vuole naufragare nell’assurdo, deve osare farsi sorprendere dal mistero. Se Dio si rivelasse solo agli scienziati, allora per arrivare a lui ci vorrebbero studi specifici. Dio, invece, ama rivelarsi a tutti i puri di cuore. Come non rallegrarsi alla luce di questa sfolgorante verità?

Proprio la prima tappa del cammino dei Magi ci ricorda come la fede cristiana sia invito a guardare oltre, in alto, in grande, riconoscere, cioè, che c’è molto di più di quello che vediamo, tocchiamo, sperimentiamo: la vita è molto di più dello schema all’interno del quale vorremmo costringere la nostra esistenza.

Qual è il nostro Oriente? Il mio cuore è ancora in grado di ospitare domande vere?

 

  1. Da Gerusalemme a Betlemme

Il secondo momento del cammino dei Magi è segnato dal loro arrivo a Gerusalemme. Guidati fin là dalla stella, scoprono la luce di un’altra stella, la parola di Dio.

Per farci arrivare a sé, Dio ha scritto un altro grande libro: la sacra Scrittura. Per scoprire il luogo preciso dove è nato il re Messia, i capi dei sacerdoti del Tempio e gli esperti della santa legge di Dio l’hanno appreso dal rotolo del profeta: a Betlemme di Giudea. Per metterci sulla rotta di Dio, abbiamo bisogno della stella della sua parola. Ecco il messaggio che ci viene rivolto nella seconda lettera di s. Pietro: “Abbiamo anche, solidissima, la parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino” (2Pt 1,19). Immaginiamo la gioia nello scoprire che quel Libro misterioso, posseduto gelosamente da Israele, riportava una parola destinata anche a loro. Sì, non possiamo fare a meno della parola di Dio, contenuta nella sacra Bibbia. Affermava s. Agostino: “Come neppure la notte può spegnere le stelle del cielo, così la malvagità degli uomini non può cancellare l’incrollabile firmamento delle sacre Scritture”.

  1. Betlemme

Il terzo momento è Betlemme: lì, prima di prostrarsi in adorazione e di aprire i loro forzieri, i Magi devono aver fatto un altro salto di gioia, quando si sono ritrovati davanti al bambino e a sua madre Maria. No, non sono rimasti delusi o scandalizzati da quella scoperta. Lì si è imposta a loro l’immagine di un Dio piccolo, povero, impotente, bisognoso di tutto. Non era un bambino prodigio, con uno scettro d’oro tra le mani, o con una bacchetta magica che sprizzava scintille fiammanti per trasformarle all’istante in monete d’oro o in stelle e astri del cielo. Un piccolo bambino, come il piccolo di Maria, non poteva mettere paura a nessuno, e i bambini dei Magi – figli o nipoti – avrebbero voluto certamente averlo come fratellino e compagno di giochi. Un Dio “figlio” affidato alle mie, alle nostre cure, la cui presenza e la cui possibilità di esprimersi e di agire dipende anche da me. Insomma un figlio da far crescere in noi, da proteggere e custodire, sulla cui vita in me e in ognuno, tutti noi siamo chiamati a vigilare con una cura dalle tonalità di un sentimento paterno e materno. Questo deve essere stata l’adorazione dei Magi. Ecco la spiegazione suggestiva che di questa parola – adorazione – ha dato papa Benedetto: “Viene da una parola latina che dice contatto bocca a bocca, bacio, abbraccio, e quindi in fondo amore, perché colui che adoriamo è amore”.

  1. Un’altra strada

L’incontro con Dio non ti fa evadere della storia e dagli impegni a cui sei chiamato. La fede non è il rifugio da ricercare per sottrarsi ai propri impegni. È vero che siamo chiamati all’eternità e destinati alla gloria, ma questo si invera nella fedeltà al qui e ora della mia personale vicenda.

Un’altra strada: se hai incontrato il Signore sei te stesso ma non sei più lo stesso.

 

Homo Viator Spe erectus

Credo che la prova per i Magi più grande sia stata il fatto di giungere a Gerusalemme dove hanno potuto constatare che nessuno sapeva nulla di ciò che era stato il motivo del loro viaggio. Neanche gli esperti delle Scritture si erano resi conto di ciò che era accaduto e guarda caso devono essere proprio loro che vengono da lontano a portare segni che convincano: abbiamo visto sorgere la sua stella…

Trovo interessante e mi pare di nuovo un segno del dirottamento di Dio: la stella riappare quando i magi la smettono di avere a che fare con gli uomini dell’apparato.

Li abita una fiducia che consente loro di mettersi in viaggio senza sapere se e cosa poter trovare. Sono inoltre abitati anche da umiltà che li rende aperti ad accettare qualsiasi manifestazione del divino, in qualsiasi forma, in qualsiasi luogo, in qualsiasi modo esso si riveli, anche quello di un bambino (la sproporzione del segno). Anche in questo caso l’uomo del realismo avrebbe da ridire: E c’era bisogno di fare un lungo viaggio per andarsi a inginocchiare davanti a un bambino?

Il loro viaggio comincia in Oriente, in un luogo che immediatamente ha nulla da spartire con la promessa fatta da Dio a Israele. Eppure, questa loro partenza dall’Oriente sta a dire che Cristo non è proprietà esclusiva di un popolo o di una condizione.

Un viaggio che approda a Gerusalemme. Gerusalemme è il centro politico, culturale e religioso d’Israele. È in questo luogo che i magi si fanno portatori di un annuncio sconvolgente: è nato il re dei Giudei. Qui il viaggio dei magi si misura con l’esperienza del dramma, quel dramma dovuto al fatto che tu hai fatto un cammino e Dio non è là dove secondo un canone prestabilito dovrebbe essere. E il dramma sfocia in tragedia quando ti accorgi che l’autorità civile vorrebbe uccidere il bambino e quella religiosa imbalsamarlo.

Un viaggio compiuto insieme. La mia fede non è mai un’esperienza privata: io sono membro di un popolo, figlio di una chiesa, appartenente ad una comunità. La fede è senz’altro un’esperienza personale, ma non è mai un fatto privato: nessuno può compiere al tuo posto quel cammino ma quando esso è vero ha risonanze attorno a me.

Pensiamo alle nostre relazioni: esse sono chiamate ad essere epifanie di bontà, stelle luminose che incarnano la bellezza del Vangelo e che incoraggiano a rimanere sulla via del bene.

La meta del viaggio non è un’istituzione, neppure quelle sacre, ma una persona: Gesù.

Da non dimenticare che proprio la presenza della stella è il segno che il cammino alla ricerca di Dio avviene di notte: la via verso la fede non è inizialmente un itinerario luminoso

 

Erode: Il Cuore Autosufficiente

Un re incatenato. La stessa luce che mette in movimento i magi, turba profondamente il re. Erode ha paura della verità. È schiavo della sua stessa sete di potere. Il suo unico interesse è quello di consolidare il suo trono anche a costo di eliminare parenti e possibili contendenti.

Erode è un re mai morto. La storia è sempre gravida di persone che credono di poter uccidere la verità, uccidendone i testimoni. Erode ha un suo erede anche in ciascuno di noi: quella paura che l’incontro con il Signore possa mettere a soqquadro la nostra esistenza. Si tratta di interessi personali, attaccamenti, mentalità, comportamenti a cui non vogliamo rinunciare, pur sapendo di esserne schiavi.

Erode è figura di un cuore autosufficiente: il cuore del re ha timore del nuovo che quel bambino rappresenta. Un cuore, il suo, che neppure per un momento è sfiorato dalla domanda che ha fatto muovere i magi. Un cuore attaccato ad un trono, quello di Erode, e al potere che ne deriva.

 

Scribi e sacerdoti: Il cuore Narcisista

Gli uomini delle risposte, non certo delle domande. Gelosi custodi e interpreti della parola contenuta nei libri sacri. Il loro sapere era semplice cultura, professionalità: nessun coinvolgimento interiore. Informati ma non coinvolti. Forse è anche il nostro rischio: preparati ma non partecipi perché non interessati.

Scribi e sacerdoti sono figura di un cuore narcisista, autoglorificato dalla propria capacità di interpretare le Scritture senza che questo abbia alcuna incidenza sulla loro esistenza. Un cuore attaccato ad un libro, quello di scribi e sacerdoti, ma non alla persona cui quel libro fa rimando.

Il confronto con gli esperti del libro dice che non sempre puoi fidarti di nomi o di etichette o di luoghi sacri. Ecco il dramma di cui dicevamo.

 

Gli errori

Il cammino dei Magi è costellato di non pochi fraintendimenti e ci invita ad andare oltre le apparenze:

  • cercano un re e scoprono un bambino;
  • giungono nella città sbagliata e parlano del bambino proprio con chi non avrebbero dovuto.

Proprio questo ci insegna l’arte del ricominciare e la capacità di guardare ai nostri errori senza cercare giustificazioni. Infatti, gli errori si superano con la disponibilità ad interrogare di nuovo la Parola di Dio e con lo scrutare nuovamente i segni che rischiarano il cammino.

 

La Parola e la stella

Nondimeno restano due strumenti ancora utili: la parola e la stella, una parola da obbedire anche quando va contro le tue aspettative (a Betlemme…) e una stella da continuare a scrutare proprio quando ti sembra di averla smarrita. Una stella che nessuno può spegnere. Ma la stella la può intravedere chi ha occhi smisurati, occhi capaci di penetrare la scorza del quotidiano.

È questione di occhi: puoi ascoltare una parola e non riconoscervi il rimando ad una realtà che è sotto i tuoi occhi ma a cui tu non dai alcun peso. Gli occhi di Erode erano fortemente concentrati sul trono, non erano certo capaci di altro e quelli degli scribi fissi sulla lettera del libro e non sullo spirito di quelle parole.

Il vangelo contrappone il viaggio e le mura, il favoloso viaggio dei magi scrutatori di stelle e la sicurezza murata di chi resta chiuso nelle sue sicurezze. Gli scribi sanno tutto ma non si muovono o si muovono solo per fare sfoggio del loro sapere. Per loro Dio non è certo una passione che mette in cammino, che fa muovere. I magi, invece, sanno poche cose, ma sono abitati da un desiderio grande e perciò cercano, portano doni, non citazioni di libri. Che cosa abita il nostro cuore? Dove fissiamo il nostro sguardo? Siamo ancora capaci di scommettere sull’invisibile? C’è dentro di noi quella forza che smuove e fa partire?

Quando Dio diventa un dovere e non più un desiderio! Per questo il nostro cielo è così spesso spento.

“Se vuoi incontrare il Dio vivente, fidati della Sua Parola: mettiti in ascolto umile, perseverante e fiducioso di essa. Impara dalle Sacre Scritture il linguaggio di Dio, che Ti aiuta a riconoscere gli appuntamenti con la Sua Grazia” (B. Forte).

 

I Nuovi Magi

Anche oggi ci sono dei magi e sono quegli uomini e quelle donne che hanno una stella in fondo al cuore, uomini e donne dai desideri grandi e dalle grandi speranze, obiettivi più alti dell’interesse privato, mete più alte del semplice sopravvivere.

Sono un po’ l’espressione di una fede questuante, una fede che non ha delle risposte preconfezionate per ogni evenienza, ma che sa porre delle domande, sa raccogliere informazioni, sa confrontarsi, a differenza dei sommi sacerdoti e degli scribi che posseggono invece una fede prefabbricata. Questuanti sono quelli che dicono, come i Magi: “Dov’è?”. Depositari sono quelli che, come i sommi sacerdoti e gli scribi, affermano perentoriamente: “Così sta scritto”. I primi si informano perché intendono andare, gli altri conoscono tutte le risposte per non muoversi, per non rischiare in proprio.

Seguire i magi vuol dire appartenere alla categoria dei cercatori, sempre. Noi invece ci nutriamo di definizioni, di ripetizioni, di sicurezze. Se il vangelo non è d’accordo con le mie idee, lo ritengo un’utopia e perciò non lo ascolto neppure. Ma in questo modo rientro nella categoria degli scribi, rassegnati custodi di un passato, senza desideri, con gli occhi del cuore spenti.

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