Che dolore hai? – Prepararsi alla solennità di N.S.G. Cristo Re dell’universo

coroneTermina con questa celebrazione di Cristo Re dell’universo un anno liturgico che abbiamo trascorso presi per mano dall’evangelista Matteo. Forse ci saremmo aspettati ben altra conclusione e invece siamo sollecitati a un confronto di verità con un re che, spogliato delle sue vesti regali, non ha paura di indossare quelle del bisogno nelle sue varie sfaccettature. In qualche modo, Mt ci aveva già preparati a un simile epilogo quando ci aveva annunciato che il nostro Dio si chiama ed è l’Emmanuele, il Dio-con-noi. Davvero “Dio s’è fatto come noi”!

Alla fine dell’anno liturgico non il racconto della maestà di Dio ma quello della povertà dell’uomo che Dio ha fatto sua nell’istante in cui è diventato uno di noi. A tema non le grandi opere realizzate nel nome di Gesù ma l’attenzione avuta o meno verso l’uomo. Non l’adorazione ma il prendere a cuore.

Da sempre l’uomo ha pensato alla divinità come a qualcosa da raggiungere attraverso chissà quale percorso di conoscenza e di illuminazione, una realtà a cui sacrificare ogni cosa di sé nella consapevolezza che nulla gli potesse essere gradita.

Il Dio-con-noi, invece, ci rivela che Dio non è anzitutto da cercare ma da riconoscere e accogliere. Dio ha scelto di abitare in un corpo di carne, l’unico santuario verso cui affrettare i passi perché lì ha posto la sua presenza. Da quando Dio si è fatto uomo, la carne umana, la storia, non sono materiale di scarto ma realtà con cui confrontarsi continuamente se non vogliamo ricadere in uno spiritualismo tanto vuoto quanto evanescente finendo per smarrire il senso stesso del nostro essere al mondo.

Al termine del nostro percorso, è il Signore stesso a rivelarci che a dire la compiutezza di un’esistenza non è il rapporto con Dio ma quello con l’uomo e il suo dolore. Ben a ragione don Orione dirà ai suoi figli: “Alla porta del Piccolo Cottolengo non si chiederà ad un uomo che entra se ha un nome, una religione… ma solamente se ha un dolore”. Che dolore hai? Il bisogno dell’altro, chiunque egli sia, è appello a me perché non resti chiuso al suo grido e perché la mia sordità non diventi supplizio eterno.

La vita è riuscita – benedetta – quando è stata declinata alleviando fatiche e lenendo dolori, quando cioè, si è accettato di compiere l’esodo più difficile: dalla terra dell’egoismo a quella del farsi carico. E questo non per delega (come spesso accade, fermandoci alla disamina e al’accusa) ma per coinvolgimento personale. Nessun altro al mio posto.

È interessante notare come nel vangelo, nell’elenco di ciò che rende impuro l’uomo secondo Gesù non sia qualcosa che riguarda il culto ma ciò che danneggia l’altro: “omicidi, adultèri, prostituzioni, furti, false testimonianze, calunnie” (Mt 15,19).

Alla fine della vita non sarà chiesto all’uomo se avrà creduto ma se avrà amato; non gli verrà chiesto quante volte sarà entrato in una chiesa ma quante volte avrà aperto la sua casa a chi era nel bisogno; non gli sarà chiesto cosa avrà offerto al Signore ma cosa sarà stato capace di condividere. Nella vita definitiva, quella in pienezza, ha accesso chiunque non avrà distolto lo sguardo dal dolore altrui ed è seme di eternità tutto ciò che avrà ridato speranza.

A fare la differenza non è ciò che saremo stati in grado di vedere sotto il vestito anonimo di chi ci tende una mano ma ciò che disinteressatamente saremo stati in grado di compiere. Non è un caso, infatti, che sia i giusti quanto i maledetti resteranno sorpresi. È la vita che avrai donata l’unica che riceverai: la vita vera è donata a chi è stato capace di trasmetterla in questa nostra vicenda terrena. Se non doni distruggi: non solo non avrai più nulla, ma non sarai più nulla.

Proprio la scena del giudizio finale ci rivela come possa accadere di amare più di quanto si immagini o di amare molto meno di quanto si presuma.

Il nostro non è un Dio anonimo, senza volto. Egli ha il volto del dolore che tu incroci nel tuo cammino.

Se avremo vissuto con dignità e rispetto non ci sarà giudizio da temere. Non c’è posto, infatti, nel Regno di Dio per chi, costruendo teorie sulla carità, avrà distolto lo sguardo da chi bussava alla porta del suo cuore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.